Lun. Ago 19th, 2019

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L’auto non parte più e per la Panda di Pomigliano si pensa ai tagli

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Un tempo le tute blu in Campania erano dedite al rosso (politico), oggi il settore automobilistico campano vede nero: si “salvano” dalla crisi più profonda solo i 2135 dipendenti- ex Fiat – oggi dipendenti della New.co Fabbrica Italiana Pomigliano, operazione fortemente contestata dalla Fiom perché ritenuta essere un fitto di ramo d’azienda mascherato da nuova società. Mentre sono in Cassa integrazione i lavoratori della Fma di Pratola Serra, della Magneti Marelli di Caivano, della Lear di Caivano (che ancora produce prezzi di ricambio), i 300 lavoratori circa, del Polo della logistica di Fiat sempre in Cassa integrazione, e nulla si sa del futuro della Irisbus di Avellino, unica azienda italiana a produrre autobus, chiusa da tempo. In quella che era un tempo la “Campania Felix” legata alla Fiat e all’Alfasud, si calcolava, tra fabbriche principali e indotto, che lavorassero circa 20mila lavoratori.
di Mario Amelia

Un tempo le tute blu in Campania erano dedite al rosso (politico), oggi il settore automobilistico campano vede nero: si “salvano” dalla crisi più profonda solo i 2135 dipendenti- ex Fiat – oggi dipendenti della New.co Fabbrica Italiana Pomigliano, operazione fortemente contestata dalla Fiom perché ritenuta essere un fitto di ramo d’azienda mascherato da nuova società. Mentre sono in Cassa integrazione i lavoratori della Fma di Pratola Serra, della Magneti Marelli di Caivano, della Lear di Caivano (che ancora produce prezzi di ricambio), i 300 lavoratori circa, del Polo della logistica di Fiat sempre in Cassa integrazione, e nulla si sa del futuro della Irisbus di Avellino, unica azienda italiana a produrre autobus, chiusa da tempo. In quella che era un tempo la “Campania Felix” legata alla Fiat e all’Alfasud, si calcolava, tra fabbriche principali e indotto, che lavorassero circa 20mila lavoratori. Oggi il 15% di questi dipendenti – dati non diffusi dai sindacati – rimane nel ciclo produttivo, il resto è a casa, in cassa integrazione, in mobilità o addirittura licenziati. Francesco Percuoco (nella foto), delegato Fiom a Pomigliano D’arco lancia l’allarme: «La preoccupazione adesso non è solo della Fiom ma anche degli altri sindacati che si stanno accorgendo delle difficoltà maturate rispetto ai progetti iniziali. L’ottimismo comincia ad affievolirsi: a Pomigliano si producono 350 vetture (Panda) a turno, e quindi 700 a giorno, e nessun produttore al mondo, neanche in Polonia, può pensare di utilizzare ulteriori addetti, come aveva prospettato Marchionne, mantenendo i piani di produzione. Del resto, quello che Marchionne dice la sera non vale la mattina. Ancora non abbiamo capito i suoi piani quali sono. Ecco perché da tempo la Fiom sta chiedendo l’interessamento della politica». Il delegato Fiom ricorda che «a Pomigliano è stato assunto soltanto il 40% dei lavoratori che popolavano lo stabilimento; e la cifra esatta dipenderà dalle condizioni del mercato». Preoccupa, insomma, l’annuncio di Marchionne legato alla revisione del progetto della Punto di Melfi. E tra una vertenza legale per violazione dell’articolo 2112 del codice civile (riguardante il fitto del ramo d’azienda perché il sindacato sostiene che l’operazione – autolicenziamento come condizione di riassunzione nella new.co Fabbrica Italiana Pomigliano – sia sostanzialmente una truffa che aggira le norme, secondo le quali a ogni cessione di azienda i dipendenti mantengono inquadramento, salario, condizioni contrattuali della società di provenienza) e la produzione di nuove auto, adesso spunta uno studio di alcuni professori dell’Università di Napoli e Salerno dal quale emergerebbe che Fiat per raggiungere utili dalla produzione della Panda a Pomigliano D’Arco (ritenuto prodotto di tipo A, cioè piccola vettura) ha bisogno di eliminare ogni tipo di spreco, ridurre i tempi di produzione, aggregare le pause, insomma “stressare” la produzione. Insomma, la Panda sarebbe un modello “maturo” e di  “fascia bassa”, “con pochissimo valore aggiunto e bassi margini”. Con buona pace per tutti i lavoratori campani.

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