L’auto non parte più e per la Panda di Pomigliano si pensa ai tagli

L’auto non parte più e per la Panda di Pomigliano si pensa ai tagli
di Mario Amelia

Un tempo le tute blu in Campania erano dedite al rosso (politico), oggi il settore automobilistico campano vede nero: si “salvano” dalla crisi più profonda solo i 2135 dipendenti- ex Fiat – oggi dipendenti della New.co Fabbrica Italiana Pomigliano, operazione fortemente contestata dalla Fiom perché ritenuta essere un fitto di ramo d’azienda mascherato da nuova società. Mentre sono in Cassa integrazione i lavoratori della Fma di Pratola Serra, della Magneti Marelli di Caivano, della Lear di Caivano (che ancora produce prezzi di ricambio), i 300 lavoratori circa, del Polo della logistica di Fiat sempre in Cassa integrazione, e nulla si sa del futuro della Irisbus di Avellino, unica azienda italiana a produrre autobus, chiusa da tempo. In quella che era un tempo la “Campania Felix” legata alla Fiat e all’Alfasud, si calcolava, tra fabbriche principali e indotto, che lavorassero circa 20mila lavoratori. Oggi il 15% di questi dipendenti – dati non diffusi dai sindacati – rimane nel ciclo produttivo, il resto è a casa, in cassa integrazione, in mobilità o addirittura licenziati. Francesco Percuoco (nella foto), delegato Fiom a Pomigliano D’arco lancia l’allarme: «La preoccupazione adesso non è solo della Fiom ma anche degli altri sindacati che si stanno accorgendo delle difficoltà maturate rispetto ai progetti iniziali. L’ottimismo comincia ad affievolirsi: a Pomigliano si producono 350 vetture (Panda) a turno, e quindi 700 a giorno, e nessun produttore al mondo, neanche in Polonia, può pensare di utilizzare ulteriori addetti, come aveva prospettato Marchionne, mantenendo i piani di produzione. Del resto, quello che Marchionne dice la sera non vale la mattina. Ancora non abbiamo capito i suoi piani quali sono. Ecco perché da tempo la Fiom sta chiedendo l’interessamento della politica». Il delegato Fiom ricorda che «a Pomigliano è stato assunto soltanto il 40% dei lavoratori che popolavano lo stabilimento; e la cifra esatta dipenderà dalle condizioni del mercato». Preoccupa, insomma, l’annuncio di Marchionne legato alla revisione del progetto della Punto di Melfi. E tra una vertenza legale per violazione dell’articolo 2112 del codice civile (riguardante il fitto del ramo d’azienda perché il sindacato sostiene che l’operazione – autolicenziamento come condizione di riassunzione nella new.co Fabbrica Italiana Pomigliano – sia sostanzialmente una truffa che aggira le norme, secondo le quali a ogni cessione di azienda i dipendenti mantengono inquadramento, salario, condizioni contrattuali della società di provenienza) e la produzione di nuove auto, adesso spunta uno studio di alcuni professori dell’Università di Napoli e Salerno dal quale emergerebbe che Fiat per raggiungere utili dalla produzione della Panda a Pomigliano D’Arco (ritenuto prodotto di tipo A, cioè piccola vettura) ha bisogno di eliminare ogni tipo di spreco, ridurre i tempi di produzione, aggregare le pause, insomma “stressare” la produzione. Insomma, la Panda sarebbe un modello “maturo” e di  “fascia bassa”, “con pochissimo valore aggiunto e bassi margini”. Con buona pace per tutti i lavoratori campani.

m.amelia

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