Laziogate, Berlusconi convoca tutti i capigruppo regionali a Roma

Laziogate, Berlusconi convoca tutti i capigruppo regionali a Roma

L’appuntamento è alle 13 in via dell’Umiltà. Angelino Alfano vedrà i capigruppo del partito di tutte le regioni per fare il punto della situazione dopo il caso Fiorito e alla luce delle dimissioni della giunta Polverini. Silvio Berlusconi ha scelto di rientrare e Roma, da Milano, in treno. Il Cavaliere è partito stamane dal capoluogo lombardo ed è atteso nella capitale. Berlusconi dovrebbe incontrare poi in giornata i vertici del Pdl per fare il punto sulla disastrosa vicenda del Lazio. E raccontare, forse, l’inedito viaggio in treno. Intanto, il segretario del Pdl indicherà la linea da tenere, messa a punto con Silvio Berlusconi, per “fare pulizia” in un partito travolto da troppi scandali in questi ultimi mesi. Sul tavolo c’è innanzitutto la vicenda del Lazio, ma all’ordine del giorno ci dovrebbero essere anche i casi Campania e Lombardia. Alfano è determinato a portare a compimento l’operazione di ‘repulisti’ all’interno del partito per un rilancio in vista della campagna elettorale per le politiche del 2013. Alla riunione sono stati invitati anche i vicecapogruppi regionali, i presidenti di tutti i consigli regionali e i coordinatori regionali piediellini. Non è escluso che al termine della riunione ci sarà un vertice a Palazzo Grazioli con il Cavaliere, presente lo stato maggiore di via dell’Umiltà (Berlusconi è atteso a Roma all’ora di pranzo). Renata Polverini si è dimessa ieri sera. “Dimissioni irrevocabili”, ha precisato in un incontro con la stampa al Residence Ripetta. A farle cambiare idea non è stata sufficiente una telefonata di Silvio Berlusconi che la invitava a resistere. A convincere definitivamente Polverini a gettare la spugna è stata una dichiarazione di Pier Ferdinando Casini che staccava la spina alla maggioranza della Regione Lazio di cui l’Udc faceva parte: «L’ipocrisia dell’opposizione è enorme. Se c’è stata una cupola, di questa cupola hanno beneficiato anche loro. Visto il marcio che è emerso, ritengo che bisogna restituire la parola ai cittadini». Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, che già nei giorni scorsi aveva optato per l’uscita dalla maggioranza, lanciava intanto su twitter un appello: «Dimissioni, dimissioni, dimissioni». Berlusconi ha convocato per oggi un vertice con i coordinatori e i consiglieri regionali a cui sarà presente anche Angelino Alfano, segretario del Pdl. L’ex premier starebbe esaminando il nuovo nome e il nuovo simbolo del partito che vorrebbe lanciare in vista delle elezioni politiche di primavera. Penserebbe anche a un codice etico per la scelta dei candidati e a norme statutarie per operare controlli sull’uso dei rimborsi elettorali. Secondo alcune indiscrezioni, proprio le dimissioni della governatrice del Lazio indurrebbero l’ex premier a sciogliere le riserve rispetto a una sua ridiscesa in campo e a mettere in archivio la sigla del Pdl. Berlusconi starebbe infatti studiando le modalità di un nuovo contenitore politico che avrebbe in una lista nazionale aperta alla società delle professioni il suo elemento innovativo. Andrebbero di conseguenza a casa molti degli attuali parlamentari del Pdl. Polverini, nel dare l’annuncio delle sue dimissioni, non era stata tenera verso il principale partito della sua maggioranza: «Mi sono dimessa per una faida interna al Pdl. Ben venga questo dibattito tra chi aveva bisogno di un Suv e chi pensava di giocare la propria carriera in Consiglio regionale. Spero che la Procura lavori con serenità e che queste persone possano essere assicurate alla giustizia». La situazione è fotografata efficacemente dall’onorevole Flavia Perina, coordinatrice di Fli nel Lazio: «Le dimissioni di Renata Polverini segnano l’atto finale del Pdl. Quando un partito, dopo aver suscitato così larghe speranze di cambiamento, degenera in una galassia di satrapie tenute insieme solo dal mito del capo, non può più produrre politica e governo della cosa pubblica». Alfano ci tiene a precisare: «Renata Polverini ha compiuto una scelta di grande dignità e di grande responsabilità, nonostante lei non abbia compiuto alcun atto nè immorale, nè illegale. Ha sfiduciato un Consiglio regionale che mai avrebbe potuto assicurarle la prosecuzione nel cammino intrapreso e che, in alcune sue mortificanti individualità, aveva tinteggiato la politica del peggiore colore possibile». «Le dimissioni di Polverini sono dovute, ma comunque esprimo rispetto per il gesto compiuto. Ora è necessario che le elezioni vengano convocate con la massima rapidità prevista dall’ordinamento», scrive in una nota il deputato Enrico Gasbarra, segretario del Pd Lazio. «Mi pare che la situazione fosse arrivata a un punto insostenibile. La vicenda del Lazio aveva raggiunto un punto drammatico. Credo che la Polverini stessa abbia fatto un gesto che va comunque sottolineato positivamente», dichiara Pier Luigi Bersani, segretario del Pd. «Le dimissioni di Renata Polverini sono un atto dovuto, un successo dell’ opposizione che le ha chieste e il segno del fallimento del centrodestra. I fatti da cui prendono origine richiedono da parte di tutti i partiti una riflessione seria», è la posizione di Massimo D’ Alema. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, è solidale con Polverini e la sua decisione di dimettersi: «Si è trattato di un gesto caratterizzato da dignità e da serietà, ritenendo che fossero venuti meno i presupposti indispensabili per poter far passare in Consiglio le decisioni prese di tagliare drasticamente le spese regionali». «Le dimissioni di Renata Polverini sono l’epilogo inaccettabile di una bruttissima vicenda. Un presidente di Regione, eletto dal popolo, senza neppure un avviso di garanzia, viene costretto a dimettersi dalle faide interne di partiti e da un’opposizione che ha dimostrato tutta la sua ipocrisia nello strumentalizzare una vicenda su cui il Presidente della Regione non ha responsabilità», dichiara Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Tra le conseguenze dello scandalo alla Regione Lazio potrebbero esserci nuove inchieste giudiziarie sull’uso del denaro pubblico di altre Regioni (sono gia’ nel mirino Calabria e Campania), oltre a una riflessione critica sul decentramento amministrativo. Su quest’ultimo problema punta l’indice il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana: «Anche dalle Regioni sta emergendo un reticolo di corruttele e scandali, il decentramento a volte coincide con una zavorra. E’ motivo di rafforzata indignazione che la classe politica continui a sottovalutare il fatto che immoralità e malaffare siano al centro e alla periferia».

m.amelia

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