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Le alchimie dei numeri primi

Le alchimie dei numeri primi
di Roberto Lombardi

il-ritorno-di-berlusconi

Lo ammetto. Ogni analisi politica che abbia speso in queste settimane su queste pagine, si è rivelata assolutamente infondata. O meglio, e per giustificare in parte le mie modeste capacità di preveggenza – perché di queste qualità si deve essere provvisti per azzeccarne una in questo particolare momento politico in Italia –, a mia giustifica posso addurre che le mie, più che analisi, erano speranze. Comunque sia, tutte le mie speranze erano mal riposte (e peggio risposte). In cosa speravo, alla fine? Com’è ovvio nella fine di mister B, se non del berlusconismo. Impossibile: sperare nella scomparsa dell’uno senza immaginare quale gioco di prestigio potrebbe realizzare la magia di vedere, così di colpo, sparire dal deficitario DNA italiota il cromosoma dell’infingardaggine, sarebbe come coltivare una fede a rovescio. Credere cioè che morto un Papa non se ne fa un altro. Proprio adesso che siamo ancora affaccendati a risolvere l’euforico imbarazzo che ci vede sotto la reggenza di due Pontefici? A mister B non sarà sembrato vero di poter tirare a sé la somma dell’adagio che fa non c’è due senza tre: due Papi di là un Papy di qua. Ci tocca. Se non è fatalismo questo! Ma come altrimenti spiegare ciò che non si può e neppure si vorrebbe spiegare? La compenetrazione dei solidi, l’inversione del principio di causalità, fiumi salmonati che risalgono controcoerenti alla fonte o che la via più breve fra due punti siano un passo avanti e due indietro. Eppure il fatto inspiegabile è lì, vi dico, da sembrar vero. Anche se tutto – trucco parrucco calzari e doppio petto (imbottito) – farebbe pensare a un miraggio.
Coraggio.
La disperazione più fonda sarebbe, alla fine, doverlo rimpiangere come il meno del peggio.

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