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Le città emarginano gli ultimi. Più giustizia sociale

Le città emarginano gli ultimi. Più giustizia sociale
di Gennaro Avallone

La gestione del commercio ambulante e dello spazio pubblico a Salerno come in tante altre città italiane ed europee mostra quanto la legalità sia diventata un feticcio, che non risolve alcun problema, anzi li aggrava. Così come lo slogan del decoro urbano: un secondo feticcio, fratello del primo, che non riesce a risolvere alcuna questione sociale, semplicemente le nega, facendo finta che non ci siano bisogni da affrontare. È come dire: qui ci sono tanti problemi di disoccupazione, debiti e povertà crescenti, ma noi ci poggiamo su un bel velo colorato, così, forse, non si vedono. Almeno per un po’.

Legalità e decoro: due parole d’ordine che riescono solo a moltiplicare denunce e sequestri di merce, senza affrontare nulla perché non si pongono l’obiettivo di cambiare la situazione dei soggetti e le condizioni sociali che vanno a colpire. È la stessa logica repressiva e cieca degli sgomberi senza alternative, con cui si cacciano le persone dalle case occupate o da alloggi di fortuna per lasciarle per strada, ancora più povere di prima. Così, chi è in difficoltà peggiora ancora di più. E nulla cambia per il resto. L’unica cosa che si ottiene è l’aumento dell’accanimento contro i più deboli ed i più poveri. È la logica che il decreto Minniti sulla sicurezza urbana ha messo a sistema, con i Daspo e gli allontanamenti: una politica persecutoria, che asseconda e legittima una guerra ai poveri che ne peggiora costantemente la vita.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

La situazione che si ottiene nel caso del lavoro ambulante, specialmente quando viene svolto da lavoratori e lavoratrici di origine straniera, è la seguente: i sequestri da parte delle pattuglie di polizia e vigili rendono solo più difficile la vita a chi cerca di “portare a casa la giornata”, ma non affrontano nessuna delle condizioni che spingono le persone a lavorare in questo modo nel commercio ambulante, né quelle che riguardano la più generale crisi del commercio ed il calo dei consumi dovuti all’incremento delle disuguaglianze. Inoltre, sono azioni, insieme alle parole di quanti le sostengono, che vanno contro gli attori economici più deboli, dopo avere permesso, da parte legislativa ed istituzionale, di riempire di centri commerciali i territori, che dovrebbero essere il bersaglio dei commercianti e dei gruppi di cittadini attivi contro l’ambulantato.

Siamo in un contesto nel quale di fronte ai processi di marginalizzazione ed impoverimento sociale, la politica reagisce solo con gli strumenti delle denunce, della minaccia o della realtà del carcere, mentre è ormai evidente che abbiamo bisogno di politiche completamente diverse, che diano una possibilità a tutte le persone. L’incremento delle disuguaglianze non si combatte con il codice penale. Non sono le misure di repressione che mettono in discussione la crescita, la diffusione e la cronicizzazione della povertà, ma sono necessarie, invece, politiche di redistribuzione della ricchezza, di lotta profonda all’evasione fiscale, di formazione professionale e, insieme, politiche industriali e di gestione non privatistica dei servizi che da troppo tempo in Italia sono state abbandonate.

Le città hanno bisogno di tenere tutti insieme, senza gerarchie tra cittadini. Per questo motivo, vanno ascoltate le voci di tutti gli interessi, senza partire dall’idea che vi sia un modo migliore in assoluto di gestire commercio e spazio pubblico. Come dice la storia dei movimenti urbani, a partire da quelli per la casa, la città è di tutti, la città è di chi la abita. E chi la abita non è classificabile in base ad un presunto grado di decoro/indecenza.

Un nuovo senso comune dello spazio urbano e della convivenza va costruito nelle nostre città, sapendo che decoro e legalità non sono gli unici possibili riferimenti, ma ne esistono anche altri: ad esempio, giustizia sociale e partecipazione. È il momento di sperimentare questi altri possibili riferimenti per rendere effettivo il diritto alla città.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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