Le contraddizioni di Pannella

Le contraddizioni di Pannella
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Capisco l’empatia che viene dalla morte di un grande, capisco il diffuso sentimento nazional-popolare che avvolge tutti. Ora non si fa altro che inneggiare a Salvatore Conte, ucciso in Gomorra2, e a osannare Marco Pannella. Sul primo non posso profferire verbo ma certo non mi entusiasma il dolore di quanti sui social sono rimasti sconcertati dalla sua uccisione. La camorra per me resta lo schifo che è. Punto.

Preferisco parlare di Marco Pannella, a modo mio. Nessuno, dico, nessuno potrà mai disconoscere ciò che lui ha rappresentato per la grandi battaglie politiche di questo paese, ma questa ipocrisia collettiva su un uomo a lungo ignorato dalla stragrande maggioranza, salvo riscoprirlo nel giorno della morte, mi infastidisce, e non poco. Proprio come il volerlo osannare.

Marco Pannella ha avuto meriti indubitabili, ma, da storico, devo darne una lettura più articolata, per quanto mi è possibile, per non scivolare nelle retoriche empatiche del momento. Anche l’empatia può scadere nella retorica della compassione e della commiserazione distorcendo la realtà e i fatti storici.

Le sue battaglie sono state quelle di un’epoca storica per molti aspetti irrepetibile. A lui va tributato il merito di aver fatto da cassa di risonanza di una percezione collettiva che negli anni Settanta del Novecento su temi quali divorzio e aborto ha trovato le donne in prima fila a combattere, a scendere in piazza, con o senza Marco, a mettersi contro il prete che ogni domenica sull’altare le ammoniva a non osar sfidare la tradizione, la sacralità del vincolo matrimoniale, a soggiacere ai desideri e capricci dei mariti. Marco ha parlato in televisione, ha scioperato, ha dato robustezza a quelle battaglie, ma solo le donne e una diffusa consapevolezza nel paese (che Marco ha contribuito a sollecitare e formare) potevano contrapporsi alla volontà della Chiesa del tempo. E quelle donne che volevano il cambiamento erano in massima parte cattoliche. Credete che le abbia persuase Pannella? O si sono convinte pagando sulla loro pelle le violenze degli uomini, i matrimoni con persone sbagliate, gli abusi subiti in una società che chiedeva ancora il loro silenzio di donne violentate nelle pareti di casa o con in grembo un figlio che non era frutto di un atto d’amore? E gli uomini che hanno avuto coraggio di votare per quelle riforme l’hanno fatto per una consapevolezza diffusa, che si respirava nell’aria, che si viveva nelle università.

Marco ha agitato il vessillo del cambiamento, ma la croce l’hanno portata altri, nelle piazze, a sfidare i potenti.

Marco ha sempre creduto nella liberalizzazione delle droghe leggere. Magari l’avessimo portata a compimento! Ma il becero perbenismo dei politici non gli ha dato questa vittoria che avrebbe impedito alle camorre di proliferare anche in questo campo e dato risorse legali allo Stato. E ha anche osannato gli Stati Uniti, come tempio della democrazia e delle liberalità, a cui era legato a doppio mandato, senza avere il coraggio di denunciare le anomalie di quel paese in materia di pena di morte. E rinunciando a parlare delle gravissime patologie del capitalismo d’oltreoceano e di quello di casa nostra, che hanno istituzionalizzato le disuguaglianze economiche e sociali. E rinunciando a parlare delle lobby ebraiche che andavano difese, senza se e senza ma, dopo lo sterminio hitleriano, ma anche biasimate per la loro politica aggressiva contro i palestinesi. E avrebbe dovuto farlo proprio in nome di quella vocazione liberale che lo ha sempre ispirato. Il filoamericanesimo e il filoebraismo non sono colpe, certo, ma sono parzialità culturali, che un uomo di intelligenza e spessore come Marco Pannella avrebbe dovuto cogliere, comportandosi di conseguenza. Quella stessa parzialità culturale contro la quale egli si scagliava attaccando la Rai e i partiti che non davano spazio alle sue battaglie di avanguardia.

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

redazioneIconfronti

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