Le dimissioni di Benedetto XVI diverse da tutte le altre

Le dimissioni di Benedetto XVI diverse da tutte le altre
di Carmelo Currò

BenedettoXVI_È vero che prima di Benedetto XVI altri Pontefici hanno abdicato. Ma quasi sempre la decisione aveva carattere di necessità. Clemente I (88-97) sarebbe stato costretto a lasciare la sua Dignità perché esiliato dai persecutori nel Ponto dove continuò a operare conversioni e sarebbe stato martirizzato qualche anno dopo. Papa Ponziano (230-235), contestato dal primo antipapa Ippolito, fu anche lui obbligato a rinunciare alla successione di Pietro a causa del suo arresto e della sua condanna ai lavori forzati nelle miniere in Sardegna. Qui egli incontrò il suo antagonista Ippolito che pure era stato condannato come cristiano. I due si riconciliarono eroicamente e poco dopo subirono il martirio per cui furono ben presto venerati come santi.
Celestino V (Pietro Angelerio detto anche Pietro da Marrone) fu l’unico Papa (1294) a rassegnare effettivamente le sue dimissioni senza alcun immediato motivo costrittivo. Eremita dalla vita ascetica, famosissimo per la fama di santità, gli undici cardinali che componevano il Sacro Collegio decisero di scegliere quest’uomo che non ne faceva parte, dopo un lungo e tormentato conclave nel cui corso non erano riusciti a mettersi d’accordo sul nome di un candidato. Tre cardinali gli portarono poi l’annuncio dell’elezione unanime, accettata solo dopo molti suoi rifiuti e molte preghiere da parte degli elettori. Fu subito chiaro che Celestino intendeva occuparsi solo della vita spirituale della Chiesa. In questo, probabilmente deludendo le fazioni degli elettori che speravano di influenzare l’attività di un uomo austero e poco pratico di politica. E innanzitutto deludendo Carlo d’Angiò che, nel suo piano di espansione in Italia vedeva nel controllo della S.Sede un eccezionale sostegno ai suoi programmi.
Deluso e affaticato, il Papa rassegnava le dimissioni dopo pochi mesi, utilizzando un vecchio formulario per le dimissioni episcopali. Poi cercava di raggiungere il suo eremo sui monti abruzzesi ma fu raggiunto e condotto nel castello di Fumone in Ciociaria dove morì nel 1296. Si disse a lungo che sarebbe stato condizionato e indotto alle dimissioni dal suo successore Bonifacio VIII; che questi lo avrebbe fatto rinchiudere nella rocca di proprietà della sua famiglia; e che anzi il nuovo Pontefice avrebbe avuto diretta parte nella sua morte. In realtà Bonifacio VIII era un uomo di altissima levatura morale, vittima della leggenda nera dei suoi avversari. A quei tempi, inoltre, era necessario mettere al sicuro il Papa perché i nemici della Chiesa non si sarebbero fatto certo scrupolo di rapirlo per metterlo al servizio dei propri disegni. Celestino V, santificato nel 1313, era poi un uomo già vecchio (87 anni), indebolito dalla vita di ascetismo e dalle emozioni degli ultimi tempi.
Si tratta dell’uomo identificato per secoli con colui che è ricordato da Dante (III canto dell’Inferno) tra gli ignavi e “che fece per viltade il gran rifiuto”. Ossia aver rinunciato alla Corona di Pietro. Ma già Giovanni Pascoli, poi la critica moderna hanno contestato questa vecchia interpretazione e proposto altri nomi fra quelli che potrebbero aver ispirato il Poeta (Pascoli pensava che Dante si riferisse a Ponzio Pilato).
Altri Papi di cui della cui abdicazione si parla, come Benedetto IX (1045), non vanno inclusi in un elenco di rinunciatari. Benedetto, eletto giovanissimo per influenza materna, fu infatti costretto a rinunciare e riprendere più volte la Corona pontificia senza molto impegno personale.
Gregorio XII (1406-1415) rinunciò al Trono più che abdicare. Si era infatti all’epoca del grande scisma d’Occidente. Coesistevano un Papa considerato legittimo che era appunto Gregorio, rifugiato nell’Italia centrale; uno che viveva in Aragona che non rassegnò mai dimissioni ed ebbe successori; infine il napoletano Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa) che era stato eletto da altri cardinali i quali avevano provato ad eleggere a Pisa un nuovo Papa, estraneo alle fazioni che si contendevano la legittimità di governo nella Chiesa ma che in realtà avevano solo dato vita a un terzo partito. L’imperatore Sigismondo riusciva quindi a convincere almeno Gregorio a rinunciare (quindi non vi fu una vera abdicazione spontanea) e poco dopo anche Giovanni XXIII (il contemporaneo Giovanni XXIII è il secondo Papa con questo nome, scelto perché egli non ritenne legittimo il suo predecessore) si sottometteva al nuovo Papa Martino V.
Pio VII e Pio XII avevano preparato lettere di abdicazione, il primo nel caso fosse stato imprigionato e privato di ogni libertà da Napoleone; il secondo, in caso di rapimento da parte di Hitler. Anche in questo caso le loro non sarebbero stata vere abdicazioni ma atti dovuti alla stretta contingenza.

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