Le gravi inquietudini dell’Europa

Le gravi inquietudini dell’Europa
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

L’efferata uccisione di Jo Cox, parlamentare socialista ed europeista tenace e convinta è solo l’ennesima triste pagina di questa Europa che si sfalda giorno dopo giorno. Immaginate, vi prego, con quale mestizia un docente che insegna Storia dell’Europa possa raccontare o commentare quel che sta accadendo nel Vecchio Continente. È un fatto gravissimo che si inserisce nell’ambito del referendum con cui gli Inglesi potrebbero decidere di uscire dall’Europa, luogo geopolitico nel quale essi sono, peraltro, con eccezioni normative e monetarie che l’hanno sempre resi una sorta di corpo estraneo, a dispetto del crogiuolo di identità che quel paese è diventato.

Fatto, poi, che si aggiunge all’instabilità russo-ucraina, oramai relegata a crisi interna. Che se la vedessero tra di loro, sembra la linea diplomatica (sic!) che l’Europa ha scelto per risolvere la questione, segno ulteriore delle gravi manchevolezze del gotha politico che gestisce le istituzioni europee. E, trattandosi dell’Europa del profitto, dei soldi, del cinismo monetario, delle banche, dei cinici colletti bianchi, non c’è ragione per pensare ai popoli che la compongono, ai sentimenti che li pervadono, alle loro esigenze. Roba di altri tempi… Come se chiedere pane, lavoro e dignità sia uno slogan dei poveracci del passato.

Ma non si fermano qui le inquietudini dell’Europa. Mica ci dimentichiamo della Grecia, trattata con inusitata rigidità economica, obbligata a una vita di stenti e di sacrifici per decenni e decenni? E neanche possiamo stendere un velo di silenzio sulle complessive disparità sociali ed economiche che rendono il Continente un luogo di crescita e di benessere a macchia di leopardo, con aree depresse che faticano a stare al passo con i tempi e con locomotive ambiziose e supponenti.

E non possiamo neppure dimenticare, ce lo insegna la Storia, che l’Europa è il luogo-simbolo di tutti i revanscismi e di tutte le vendette possibili, anche a distanza di secoli, per via di quelle forti identità nazionali alle quali nessuno vuole rinunciare e che, rappresentano il vero motivo del fallimento dell’Europa politica e della mancanza di azioni comuni in materie nodali, quali immigrazioni, ambiente, lavoro, occupazione, sviluppo solidale e via discorrendo. Sicché, largo a quegli incroci pericolosi di tensioni che mettono gli inglesi contro francesi, russi e tedeschi, per via di vecchie mai sopite questioni di alleanze politiche e di strategie e guerre più o meno recenti. E nord contro Sud, Est contro Ovest, Sud contro Sud e Est contro Est, potenti contro deboli, ricchi Stati contro paesi sull’orlo della bancarotta. Potrei continuare a lungo questa litania e inserire ancora tantissime ragioni di conflitti geopolitici tra i paesi europei.

Sicché, un referendum democratico o, su altro versante, il gioco del calcio, diventano occasioni per far esplodere il marcio che c’è sul Vecchio e morente Continente, con teppisti della politica e teppisti del calcio che marciano per sfaldare le resistenze unitarie, maciullare l’Unione Europea e azzerare tutto, magari in nome del nazionalismo e delle becere idee razziste e di potenza delle nazioni che tanti danni hanno prodotto il secolo scorso.

Non è difficile capire che l’Europa che si è messa in piedi non reggerà a lungo tutte queste tensioni se non cambierà l’idea stessa di Europa, restituendola alla sua originaria e meravigliosa fonte di Europa solidale, che aiuta chi cade, che sostiene chi è debole.

Il punto di svolta è tutto qui.

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno.

In primo piano, l’Inghilterra ancora incredula per l’efferata uccisione del deputato laburista Jo Cox

 

redazioneIconfronti

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