Le impossibili verità di Erri De Luca

Le impossibili verità di Erri De Luca
di Luigi Zampoli

Con il suo nuovo romanzo “Impossibile” (Feltrinelli, 2019), Erri De Luca sembra voler continuare il percorso tra passato e presente, con quegli intrecci che non sorprendono un uomo del sud, abituato al gioco delle coincidenze per una sorta di conformazione antropologica. La stessa di tutti quelli che sanno distinguere l’insolito dall’impossibile.

Qui non c’entra il divino, piuttosto il fatalismo e una certa idea laica di provvidenza. Così la storia e l’intreccio diventano solo un preteso per una riflessione di ampia portata.

Due uomini, con un passato in comune, prima dalla stessa parte, poi su posizioni contrapposte, compagni di battaglia che diventano accusatori l’uno dell’altro.
Sono i tempi della lotta armata, dei pentiti, della dissociazione. Il caso, chiamiamolo così, vuole che i due s’incontrino a distanza di quarant’anni, lungo un impervio sentiero di montagna. Al caso subentra il destino che riserva al pentito una fine tragica: la montagna “vendica” quel vecchio tradimento perpetrato all’ex compagno di lotta e lo ingoia in un precipizio.
Siamo sulla Cengia del Bandiarac, roccia difficile e pericolosa del Trentino.

Caduta accidentale o regolamento di conti a distanza di anni tra pentito e accusato, favorito da un incontro casuale: talmente casuale da sembrare impossibile? È un giovane magistrato a dovere districare l’intricata matassa cercando di capire cosa effettivamente sia successo. Nasce così un confronto serrato tra quest’ultimo e il vecchio militante rivoluzionario, sospettato di omicidio. Una morte che lega passato e presente della vittima e del presunto assassino, in una circostanza che la logica e la razionalità dell’inquirente faticano a inquadrare nella pura coincidenza.

Tra l’incalzante racconto dell’interrogatorio l’autore inserisce le lettere che l’accusato scrive in cella alla sua donna. Iniziano sempre con “Ammoremio”, a testimoniare l’intensità di un rapporto che si rafforza preservando la libertà interiore dal venir meno di quella fisica.

Le coincidenze sono il tema centrale attorno al quale si dipanano le esistenze, il nome che diamo all’impossibile, diventato d’un tratto possibile, perché si realizza sotto i nostri occhi, nelle nostre vite.
Tutto questo emerge più nitidamente in condizioni e situazioni estreme, apparentemente diverse eppure con insolite affinità.
C’è chi, come il magistrato, non accetta nulla che non sia compreso nel determinismo. C’è chi, come l’anziano indagato (alias Erri?), non si scompone affatto di fronte alla variabile imprevedibile degli eventi.

Il tempo fermo in uno spazio infinito, com’è quello della montagna così caro a Erri, è simile al tempo fermo in uno spazio finito come quello dei luoghi della reclusione. In prigione restano intatti lo spirito, il culto della parola e la libertà dei sentimenti.

La prospettiva dell’anziano recluso in attesa di giudizio non può che essere diametralmente opposta rispetto a quella del giovane magistrato, la cui razionalità giuridica non accetta la coincidenza come categoria del pensiero: la realtà fattuale è subordinata a quella processuale. Un’ipotesi del genere non reggerebbe: troppo immaginifica, inverosimile, al punto da sfociare nell’impossibile.

Impossibile è il nome che si dà all’irreale, quando la premessa è data dall’immutabilità del reale. Chi si rifugia nella coincidenza desta sospetto agli occhi di chi, invece, cerca la verosimiglianza a tutti i costi.

Nel botta e risposta tra magistrato e interrogato, ogni parola, ogni concetto espresso si presta a metafora, così come lo scenario iniziale: la montagna, il sentiero, il cammino, l’incontro, il racconto e la vita, la morte, la fine.

È un confronto tra due soggetti che si misurano con il tempo a loro disposizione, scandito e incessante, da una parte, intangibile nel suo scorrere, dall’altra. La reclusione “libera” il corpo da tutto ciò che “fuori” ha una durata e una scadenza.

In “Impossibile” emergono tracce della biografia dell’autore, le sue lotte con l’autorità affidate al pensiero e al racconto, l’incombenza di un passato tumultuoso da narrare non solo con le parole , ma anche con i silenzi.

Sullo sfondo, ma sempre ben presente, resta l’amore, nella tenacia e costanza con cui il protagonista lo preserva anche in una condizione di privazione: «libertà sta nel tenere noi due pure qua dentro, nessuna cella mi può togliere questa libertà».

Al pari dei suoi lavori più recenti resta la sensazione di un uomo giunto al tempo dei bilanci, che ha urgenza di tirare le fila del discorso.
Erri ha il dono e il pregio di poterlo condividere, la sua è induzione alla riflessione. Lunga vita.

redazioneIconfronti

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