Le inutili lezioni del passato

Le inutili lezioni del passato
di Roberto Lombardi

shoahLa mia memoria dei terribili avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale è costruita sui libri di storia, o sui racconti di quella fetta di televisione che ancora sa fare il suo lavoro, e su tanto cinema importante, ma soprattutto sulla grande letteratura nata dalla memoria, autentica, di chi quei fatti – troppo terribili per tentare un aggettivo – li ha vissuti in prima persona (vi suggerisco la lettura di un libro di Tadeusz Borowski dal titolo “Da questa parte per il gas). “Ricordare affinché quei fatti non si ripetano.” Eppure, per fortuna, per quanto lontane dalle atrocità e dalle violenze inaudite delle camere a gas, nuove atrocità, nuovi orrori si propagano intorno a noi e tanti, troppi più minuti soprusi e proterve arroganze ci sommergono con il loro soffocante sovrapporsi e sostituirsi progressivamente alla normalità. E nulla, o troppo poco, sembriamo poter fare contro questa inesorabile marea, che stentiamo persino a riconoscere come un pericolo. È vero, il nostro è ancora un paese che non conosce una democrazia matura; fermato al palo dal vizio dell’anticomunismo e dalla vocazione retorica all’antifascismo. Italiani sempre “anti”; e non siamo cambiati. Facciamo il tifo per quella o quell’altra parte politica, così come tiferemmo Inter o Juve, e più accaniti tifosi ci mostriamo quanto più la nostra squadra è modesta o in difficoltà; e se tifiamo per qualcuno, più che altro è per andare contro l’avversario: per insultare, accusare, aggredire. Non siamo d’accordo neppure sui valori che dovremmo condividere: cos’è stata per noi la Resistenza? Avremmo preferito un’Italia asservita e complice, fino alla fine, del nazismo? Avremmo preferito un’Italia priva di quel moto che le fece avere un sussulto? Ci furono anche allora sangue, errori, orrori? Cosa ricorderemo, fra cinquant’anni, delle nostre missioni in Bosnia, Marocco, Cirpo, India e Pakistan, Sudan e Darfur, nei Balcani, Libano, in Kosovo, in Afghanista, in Irak, Somalia, Uganda? Non basterà un’altra giornata della memoria.

errelombardi

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