Le luci d’artista? Un ballo sul Titanic

Le luci d’artista? Un ballo sul Titanic
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Ebbene sì, lo ammetto, sono uno snob; amo poco la folla che nei fine settimana invade il centro storico di Salerno per ammirare le sue “straordinarie luci d’artista”. Sono state fortemente volute, ormai da tanti anni, dal nostro primo cittadino che vede in esse una grande opportunità per la nostra città. Un’opportunità per il commercio, per le tante attività di ristorazione, alberghi, bar e friggitorie che sono spuntate come funghi in questi ultimi periodi e che vedono andare i loro affari a gonfie vele. Fino a qua, tutto bene. In realtà, a fronte di questo innegabile risultato, poco si dice e, soprattutto, si fa per arginare l’invivibilità e il caos che l’iniziativa comporta. Sono troppo snob, forse; o, peggio ancora un pericoloso “nemico di Salerno”, se proprio non riesco a godere delle magiche atmosfere natalizie che si respirano in città e che regalano a centinaia di migliaia di visitatori tanti sorrisi e un po’ d’allegria. In un tempo così buio, mi si dirà, tutto ciò, è come “manna dal cielo”. Detto ciò, penso, che queste decine e decine di persone non siano né turisti né visitatori ma soltanto una folla, disorganizzata e, finanche, pericolosa. Pericolosa, perché razionalmente tanta gente in così poco spazio, può creare facilmente un pericolo non da poco per l’ordine pubblico. In alcune bellissime ma troppo strette strade del centro storico sono così numerose le persone che si fatica anche semplicemente a camminare. Un lunghissimo  serpentone di formicole che si muovono senza una meta precisa, più per istinto che per un reale bisogno o necessità d’arte e di conoscenza. Tutti abbagliati da questa effimera luce che, a dire il vero, solo in alcuni punti precisi raggiunge realmente la dignità d’evento creativo ed artistico. Eppure, tutti col naso all’in su, tutti a scattare foto ed immortalarsi sotto l’enorme albero di piazza Portanova. Per me, questo è solo indice di una caduta verticale di cultura e valori autentici. Rincorrere una visibilità ad ogni costo, cercare l’evento e rincorrere i grandi numeri nonostante l’approssimazione della qualità di beni e servizi, è solo gettare un po’ di fumo negli occhi dei propri “sudditi”; una nebbia che riesce a nascondere la povertà d’indirizzi e prospettive di una comunità che ha smarrito ogni senso d’appartenenza e che nel vuoto d’ogni certezza ama stordirsi come in un ultimo vorticoso ballo sul Titanic.

redazioneIconfronti

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