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Le “minacce” russe e le nuove politiche dissuasive Usa

Le “minacce” russe e le nuove politiche dissuasive Usa

2012-silo-living-025Atomiche in Europa, marcia indietro Usa. Dopo aver promesso qualche anno fa di non voler dislocare nuove armi nucleari nel Continente, nell’ampia visione di un pianeta senza le armi micidiali, il presidente americano si è scontrato con una realtà meno idilliaca in cui operano protagonisti insidiosi e poco affidabili.

Già da qualche anno i nuovi Stati amici dell’Europa orientale avevano fatto intendere a Washington che abbandonare ogni difesa nucleare ben organizzata nell’area, non avrebbe rappresentato la definitiva conclusione della guerra fredda; ma al contrario incoraggiato la nuova fase espansionistica della Russia di Putin. Ossia di una grande Potenza che, sia pur privata di immensi territori e di milioni di abitanti costituiti in entità statali diverse, è riuscita a riemergere sulla grande scacchiera internazionale grazie alla ricchezza dei giacimenti petroliferi e alla compattezza del nuovo nazionalismo che spinge in favore dei piani imperiali ad ampio respiro disegnati dai signori del Kremlino.

Mosca riesce ad influenzare notevolmente le politiche e le espansioni industriali di gran parte dell’Europa centro-orientale, anche in virtù dei flussi energetici che regola e che potrebbe regolare lungo i suoi gasdotti, già prepotentemente in grado di tenere in  pugno le economie e la vita sociale di Ucraina, Bielorussia, Paesi baltici e, in ultima analisi, dell’Italia stessa. Insomma, la nuova Russia non solo possiede un bene indispensabile per tanti Stati occidentali anche avversari; ma anche le possibilità finanziarie che derivano dalla vendita di petrolio e gas. È questa capacità che fornisce nuovo vigore al suo Governo nel vasto programma di rilancio del gioco di potere globale. Ecco perché gli Stati dell’Europa orientale, che in passato avevano accolto con estremo favore la possibilità di scudi nucleari sui loro territori, hanno più volte manifestato il loro scontento per la decisione Usa che minacciava di lasciarli sguarniti in caso di tensioni con la Russa.

In realtà il Governo americano sta attuando un progetto di ampia dislocazione delle proprie risorse militari in altre aree calde del pianeta. In primo luogo, l’immenso campo di azione del Pacifico dove gli Usa e altri Stati amici (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Filippine, Vietnam, Australia) devono contenere l’espansione cinese che è costretta a far procedere di pari passo i suoi interessi economici e politici, nel tentativo di appropriarsi di quelle risorse che sono indispensabili alla propria espansione industriale. Quindi, il settore del Golfo persico la cui “sorveglianza” viene sempre più delegata agli alleati di vecchia data come l’Arabia Saudita e la Turchia.

Non è un caso se solo qualche giorno fa è stata approvata dalla Casa Bianca la più massiccia vendita di armi a favore dei Sauditi. Israele, Arabia Saudita ed Emirati arabi sono stati dotati di aerei forniti di missili in grado di colpire obiettivi a grande distanza, rimanendo in volo nello spazio internazionale, con grave pericolo del nemico capitale iraniano, tenuto saldamente a bada e privato di immediate capacità offensive.

Oggi, la decisione di riammodernare gli ordigni tattici in Europa (di cui una cinquantina ad Aviano nel Friuli e una ventina a Ghedi presso Brescia), consente all’Europa orientale di sentirsi sollevata dall’insidia russa. Le 200 testate europee in realtà non saranno aumentate ma dotate di nuovi dispositivi per essere trasformate in bombe teleguidate. In pratica, le bombe dislocate fino a questo momento erano a caduta libera; grazie al finanziamento di 11 miliardi di dollari appena deciso, diventeranno bombe intelligenti guidate sul potenziale obiettivo da un sistema satellitare che consentirà di sganciarle a grande distanza. Ancora non siamo alla realizzazione di bombe in grado di penetrare nei bunker di comando da dove vengono lanciati i missili nemici e distruggerli con un first strike, un attacco a sorpresa; ma il potenziamento degli ordigni attuali lascia intendere che in futuro anche queste applicazioni potrebbero essere portate a termine e inserite nel sistema difensivo europeo.

Sistema difensivo? Nel groviglio di alleanze sotterranee, di minacce sottintese e di guerra per procura, che avvolge la grande politica internazionale, oggi, sarebbe meglio parlare di sistema dissuasivo. Tanto per usare una parola meno carica di tensione.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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