Mer. Giu 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Le nuove parole del vocabolario della politica

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di Roberto Lombardi
di Roberto Lombardi

dizionario-324

Orologeria
“Giustizia a orologeria”, la frase designa, da anni, ogni intervento della magistratura nei confronti di uomini politici: arresti, avvisi di garanzia, sentenze e condanne, che nasconderebbero in realtà la criminale volontà di ribaltare, in genere, un’altra volontà: quella del popolo sovrano. Se ci riflettete… Il nostro è un paese in cui le elezioni sono rare. In genere governi e amministrazioni locali in Italia durano interi mandati, e le campagne elettorali, ridotte in genere alla presentazione di solidi programmi che poi i governi lucidamente eletti e rapidamente insediati, ancor più velocemente si sobbarcano l’onere e l’onore di attuare, sono rarissime e pressoché invisibili. Altrettanto rara è la possibilità che un uomo politico, in Italia, da Roma ad Aosta o a Canicattì, si macchi di comportamenti appena scorretti, o che si trovi coinvolto in circostanze censurabili, e ancor più è inimmaginabile che un potente, nel nostro paese, adotti condotte se non specchiate e cristalline. Pertanto se una sentenza, una condanna, un rinvio a giudizio colpisce un uomo politico alla vigilia di una elezione o in un momento di delicato confronto politico in Italia, beh allora una tale inverosimile coincidenza, refrattaria a ogni spiegazione scientifica, non può che essere dolosa, premeditata e colpevole.
Prevenuto
“Giudice prevenuto”, basterebbe una “d” al posto giusto per raccontare pure della sua corruzione a priori. «I giudici sono prevenuti», manco a dirlo soprattutto nei confronti dei politici e, manco a ripeterlo, nei confronti di quelli più potenti. Non vi pare di sentire parlare mamme a babbi di studenti discoli che, a sentire i loro amabilissimi genitori, hanno la sola colpa di essere bravi, belli e buoni, suscitando così l’invidia di frustrati professori che per questo li prendono di mira e li vessano con interrogatori… pardon interrogazioni velenose e subdole?
Interferenze
«Le sentenze non interferiranno con la vita del Governo». Infatti, al massimo si intrecceranno con la sua morte. Perché qualcuno dovrebbe sentire il bisogno di spiegarci che i cavoli a merenda non c’entrano proprio nulla, se non perché ha intenzione di rifilarceli in un bel panino?
Coesione
Pare che la “coesione sociale” sia a rischio. Se per società dovessimo intendere la comunità dei tifosi, e se la frase fosse pronunciata da un capo ultras, e alla vigilia di un derby, avrei meno timori di quelli che ho sentendola riferita dai tanti “moderati” che in queste ore se la ripassano di bocca in bocca. Nanni Moretti docet.
Spaccato
«Il paese è spaccato.» Ma non in nome del solito noto, e ancor meno, e per impossibilità oggettiva, in nome di ideali da quello incarnati (più che altro dolorosamente incarniti). L’arcorese è solo il catalizzatore di un desiderio atavico: quello di vedere per sempre resuscitare il sangue dei vinti, che in Italia, paradossalmente, è quello di tutti. Ma l’imperativo tutto italianonon è forse “divide et impera”? E in Italia siamo riusciti a dividere anche l’indivisibile.
Riformista
Nel Bel Paese il tipo politico più diffuso, dopo il moderato, è il Riformista. Tutti vogliono scuola, sanità, giustizia e lavoro diversi, nuovi fiammanti. Ma scuola, sanità, giustizia e lavoro non cambiano; a ogni giro di boa peggiorano, si perdono nei rivoli del peculato, della malversazione, della corruttela e dell’infingardo lassez-faire o malaffaire. La più grossa via della riforma l’Italia l’ha perduta quando qualcuno decise per tutti noi che dovevamo fare a meno di uno dei colori dello spettro dell’orizzonte, quell’orizzonte che, così largo, poteva rappresentare un’ampia via di vero cambiamento: il rosso tecnologico; un colore creato mischiando utopia a imprenditoria, collettività a capitalismo. Un nome per tutti: Adriano Olivetti. Ma la parola d’ordine che circolava in quelle fatidiche ore chiedeva, sussurrando, “fermate quell’onda”. Parola d’ordine di cui l’arcinoto si è incarnato anacronistico portavoce.
Prescrizione
Conviene ancora ribadire, dopo che il buon Minzolini ne ha tentato la sua (non sua dell’Augusto, ma Sua del Cesare) interpretazione “autentica”, che la prescrizione non decreta l’innocenza di chi riesce, tirandola in lungo e in largo e persino per l’aia, a ricadervi (toh, ma guarda!), ma decreta solo che non sapremo mai la verità; non sapremo mai se abbiamo a che fare con una persona per bene o un mascalzone. Come sempre “in Mediaset stat virtus”.

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