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Le origini seicentesche dei terremoti in Calabria

Le origini seicentesche dei terremoti in Calabria
di Carmelo Currò

Foto: lapromenadecult.wordpress.com

Che accade coi ripetuti terremoti in Calabria? Che cosa pensare sulla sicurezza degli abitanti? Si può affermare come anche quello che da molti mesi sta scuotendo l’area del Pollino sembra ripercorrere alcune caratteristiche simili ad un sisma del passato. Mi riferisco al grande evento che dai primi mesi del 1638 scosse l’attuale provincia di Cosenza e che fu avvertito con particolare intensità anche nella vicina parte meridionale della Basilicata. L’evento dei XVII secolo, tuttavia, colpì un’area molto più vasta rispetto a quella di oggi, comprendendo la stessa Cosenza ed altre città e villaggi situati più a Sud della zona che in questo periodo è interessata al sisma. Non abbiamo notizie sicure su eventuali fenomeni precedenti le prime scosse di violentissima intensità di quel tempo. Sappiamo tuttavia che fin dall’inizio, esse furono “spalmate” su un ampio arco temporale, proprio come sta avvenendo a Mormanno.
Dalla sera del 18 gennaio del 1638, e fino al successivo 27 marzo furono dunque avvertite scosse estremamente rovinose a Cosenza, in tutta la provincia e nelle zone vicine: da Castrovillari ad Amantea, Cetraro, Luzzi, Maratea, Nicastro, Paola, Rende, Nicastro, Rocca Bernarda. Stando alle cronache del tempo, mentre in gennaio la popolazione non risentì di danni considerevoli, il secondo terremoto provocò effetti gravissimi. Le onde sismiche percorsero un’area compresa fino a Siena a Nord e fino a Messina verso Sud. Alcuni fenomeni allarmanti accompagnarono le scosse, come l’apertura di voragini nel terreno o l’arretramento del mare di almeno 3 chilometri a Pizzo. I morti furono calcolati intorno alle 12.000 unità, di cui 3.000 nella sola Nicastro. L’8 giugno un nuovo terremoto sconvolse un’area compresa fra Policastro e Santa Severina, provocando ancora numerose vittime e danni ingentissimi. E secondo le cronache le scosse non cessarono del tutto fino al nuovo evento del 19 giugno 1640 che provocò la distruzione di Badolato (probabilmente la più vicina città in direzione Sud, prossima a un nuovo epicentro che si era spostato verso Catanzaro). Le vittime delle scosse principali sarebbero state oltre 70.000; e anche nel caso di questo evento seicentesco, il “lungo” terremoto si avvertì sensibilmente fino al marzo del 1641, allorché le scosse finalmente andarono diminuendo in numero e intensità.
Non si potrà mai dire, dunque, che il fenomeno sismico della Calabria settentrionale è un fatto nuovo. Anche se oggi la macchina dei soccorsi e dei controlli sembra essere molto più attiva di quanto non si sia mostrata prima, e l’area interessata appare essere più circoscritta rispetto al passato, l’esperienza dimostra come sia assolutamente necessaria una prevenzione che deve basarsi sullo studio dei terremoti storici e sulla definizione del loro raggio sismico.
Anche nel Seicento, come avviene spesso oggi, non mancò il solito profeta di sventura. In questo caso si trattò del medico calabrese Pietro Paolo Sassonio; il quale pronosticò in rapida successione un terremoto ancora più veemente in tutta la Calabria, la pioggia di grandine e sassi (molta gente credette di rinvenire queste predizioni in una straordinaria eruzione del Vesuvio), il maremoto e, in ultimo, la fine del mondo. Fu tale la costernazione dell’opinione pubblica già turbata dagli avvenimenti – e ce lo ricorda un uomo di grande serietà come Pietro Giannone – che lo stesso viceré fu costretto ad ordinare l’arresto del menagramo e la sua condanna alle galere. In questo caso non si trattò di uno studioso che cercava di mettere i compaesani sull’avviso. Sassonio, infatti, intervenne nel pieno della crisi sismica. Le sue previsioni consistettero in allarmistiche profezie che in parte erano semplici da inventare, se si pensa alla prevedibilità delle scosse di assestamento; in parte erano destinate ad arenarsi quando il presuntuoso santone fissò persino una data che ovviamente risulterà sbagliata.
Il Governo dell’epoca non si limitò a questo provvedimento. Constatando il miserevole stato delle popolazioni calabre, si decise la sospensione dei pagamenti fiscali e la stesura di un rapporto che, villaggio per villaggio, segnalasse nella capitale i danni subìti e le provvigioni da adottare. Ma le crisi climatiche e le necessità finanziarie della Spagna, impegnata nelle sue campagne militari, avrebbero più tardi riaggravato le condizioni economiche della regione. Un evento che fu ben peggiore dello spread e degli sperperi politici.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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