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Le Palme occasione di vita nuova

Le Palme occasione di vita nuova
di Michele Santangelo

palme-2013-3È la domenica delle Palme, la tanto attesa festa delle Palme, una volta quasi quanto la stessa Pasqua. Ed effettivamente la prima parte della celebrazione liturgica dedicata alla ricorrenza è caratterizzata proprio dalla benedizione dei rami di ulivo e, a seguire, l’acclamazione a Gesù con il grido di Osanna, in ricordo di quello che realmente avvenne a Gerusalemme più di duemila anni fa quando le folle, all’ingresso di Gesù nella città, lo festeggiarono gridando “Osanna al Figlio di Davide” mentre agitavano rami di ulivo e stendendo per terra mantelli perché Egli vi passasse sopra a dorso del suo asinello sul quale i suoi discepoli, per renderlo più confacente al  trasportato, avevano adagiato i propri mantelli. Un ingresso da re, ma non su un superbo destriero, ma in sella ad un calmo asinello, secondo l’usanza israelitica che in periodo di pace ai propri re faceva cavalcare un asino, animale simbolo di tranquillità e di mitezza, per cui la maestà di chi arrivava era più nel riconoscimento della gente che nei segni esteriori che tale regalità avrebbero dovuto significare. L’atmosfera creata da questa prima fase della celebrazione è lontana mille miglia da quella che suggerisce la seconda parte attraverso i brani della Bibbia ivi proposti. Nella prima viene proclamato il brano del vangelo di Marco che riporta le esclamazioni solenni del popolo: “Beato colui che viene nel nome del Signore, Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». Ma nella seconda parte tutto il contesto cambia. Il posto più importante è occupato dalla proclamazione di un altro passo dell’evangelista Marco, ma questa volta è il racconto della passione e della morte di Gesù. Cambia lo scenario, vi fanno l’ingresso altri personaggi, il celebrato è lo stesso, gli vengono ugualmente riconosciute qualità di re, ma questa volta non per osannarlo,  per trovarvi, invece  motivo di condanna; sarà ugualmente innalzato, ma sulla croce. Ci sarà più o meno la stessa gente,  ora però non grida “osanna”, ma “crocifiggilo”.  E così sarà. Gesù sarà crocifisso. Il massimo dell’ignominia per un uomo di quei tempi, con un particolare unico, questa volta non è semplicemente un uomo, ma è il Figlio di Dio e, per quell’infinito mistero della fede cristiana, la Trinità, è Egli stesso Dio. Lo riconosce perfino il centurione che era di fronte a Lui, ormai morto: “avendolo visto spirare in quel modo, disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”, ci racconta Marco. Molto probabilmente, mentre il soldato collaborava con gli altri ad infliggere il tremendo supplizio, avrà anche ritenuto giusto che ciò avvenisse, quanto meno per dovere di obbedienza. Ma non poteva essere da uomini morire in quel modo. L’evangelista sembra preoccupato di fornire tutte le coordinate storiche dell’avvenimento, offrendo al lettore anche un testimone attendibile, visto che non era un discepolo, o uno del suo gruppo. Insieme a tutti gli altri elementi: l’ultima cena con i suoi nella sala al piano superiore dello stabile, dove si rivela anche il suo traditore, il processo al cospetto di un personaggio dell’establischement romano storicamente individuabile, il giardino del Monte degli ulivi, la via che conduce al Golgota dove avviene la morte, la tomba ecc., tutto ci dice che non ci possono essere dubbi, la storia è servita. La Parola di Dio ascoltata e meditata durante la Quaresima, aiutati dalla preghiera, dalla penitenza, dalla pratica della carità, avrebbe dovuto però anche renderci più capaci di scoprire il vero volto di Dio. Nella nostra mente prevale forse l’immagine di un Dio – Essere perfettissimo, creatore e dominatore del mondo, giudice degli uomini e della storia, irraggiungibile. Ed invece ci siamo sentiti ripetere, perfino con insistenza insolita anche dal papa Francesco, che il volto di Dio è diverso, è un Dio che non giudica e non condanna, che non si preoccupa di dominare l’universo, ma di salvare l’uomo perché lo ama e lo ama al punto da farsi come lui e addirittura caricando su di sé anche la parte più drammatica della sua vita, la sofferenza e la morte. In tutta la prossima settimana i fedeli sono chiamati con forza a riflettere sul mistero della croce per farne motivo di salvezza, per farne opportunità di vita. La passione e la morte di Cristo non sono fine a  sé, ma preludio della risurrezione.

 

 

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