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Le Palme per un uomo portatore di salvezza

Le Palme per un uomo portatore di salvezza
di Michele Santangelo

IMG_0243Con la domenica delle Palme si apre la settimana centrale dell’anno liturgico, quella più intensa, nella quale ogni coscienza cristiana è invitata a concentrarsi nell’ascolto, nella meditazione, nel rivivere nella fede la rievocazione dell’ultima Cena, la crocifissione e morte, la risurrezione di Gesù. La celebrazione della liturgia domenicale si muove attraverso due momenti soprattutto, il primo è la processione delle palme nella quale si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme con una folla festante che acclama: “Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”, nonostante le apparenze. Gesù, infatti, arrivava a dorso di un puledro reclutato per lui all’ultimo momento. Non potevano, tra l’altro mancare gli onnipresenti farisei a dirgli: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”. Non era l’inizio di un’apoteosi, ma i primi passi di una settimana tutta in salita per Gesù, in fondo alla quale ci sarebbe stata la croce. Stando così le cose, il trionfo della Risurrezione umanamente non era prevedibile. Tuttavia l’evangelista nel suo racconto della passione fa intravedere una specie di partecipata compassione nelle donne che piangono e facendosi largo tra la folla asciugano sudore e sangue che solcavano il suo corpo già martoriato, quasi a voler significare che nonostante tutto per alcuni tanta innocenza e bontà manifestata lungo le vie della Galilea non aveva lasciato insensibili tutti, né il riconoscimento del centurione sul Golgota era stato un episodio isolato. La passione di Gesù, già nel suo svolgersi aveva prodotto i primi frutti di conversione e salvezza, mostrandosi fin da subito strumento di universale riconciliazione. A proposito di riconciliazione, spicca nella giornata delle Palme la processione con i ramoscelli di ulivo, i quali richiamano alla nostra mente un altro momento della storia della salvezza quando la colomba liberata da Noè alla fine del diluvio ritornò indietro con un ramoscello di ulivo nel becco, annunciando così la ritrovata calma cosmica, quasi una riconciliazione universale degli elementi con l’uomo. Nella domenica delle palme la chiesa ripropone ai suoi fedeli lo stesso segno a significare, alla fine del cammino di purificazione della quaresima, la pace con Dio e con i fratelli e la rinnovata volontà di conversione. Si è consolidato con la tradizione il gesto di scambiarsi in famiglia e fuori un rametto di ulivo anche come impegno ad adoperarsi quotidianamente nella costruzione della pace, diventandone portatori verso tutti e in ogni modo, spezzando la crosta indurita dall’egoismo, dall’indifferenza, ricomponendo l’unità infranta. “Beati i piedi di quelli che annunciano il bene, di quelli che annunciano la pace”, dice S.Paolo. È giornata di misericordia la domenica delle Palme. A distanza di un anno, nelle chiese, durante la liturgia, viene riletto il racconto della passione e della morte di Cristo, quasi una cronaca dettagliata di un supplizio, la crocifissione, che, al di là del sacrificio della vita, rappresentava in quel tempo anche la peggiore delle umiliazioni possibili, con l’unico scopo di ridare pace al genere umano. Purtroppo, a distanza di oltre duemila anni gli uomini non hanno ancora imparato la lezione. Quel sacrificio si rinnova misticamente ogni giorno sugli altari quando si celebra la messa, ma soprattutto si rinnova quotidianamente in ogni sofferenza inflitta o solo tollerata ad ogni essere umano, a cominciare dai tanti bambini uccisi dalla violenza, dalla fame, dalla guerra. L’anno giubilare della misericordia va appunto nella direzione di un impegno operativo soprattutto della Chiesa e per tutti i cristiani, e vuol essere un richiamo a tutti gli uomini sulla necessità di essere, ciascuno per la propria parte, portatore di salvezza, a cominciare da questa vita, per spianarsi la strada verso quella eterna.

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