Le polemiche e il vero teatro

Le polemiche e il vero teatro
di Pasquale De Cristofaro
Pasquale De Cristofaro, attore e regista
Pasquale De Cristofaro, attore e regista

Da oggi in poi, parlerò d’altro. La politica salernitana mi è venuta decisamente a noia; come m’è venuta a noia, la partecipazione ai dibattiti sulla cultura in città. Ci si confronta, sempre gli stessi, magari partendo da punti di vista condivisi e si finisce, poi, per non intendersi su dettagli ininfluenti ma che finiscono per creare zone d’ombra, equivoci o piccoli fraintendimenti che non fanno bene a nessuno. La verità è che i “soliti noti”, lunga mano di chi conta davvero gestendo risorse, spazi e contributi, restano in silenzio e nell’ombra, e continuano a fare i loro comodi, sgovernando e distruggendo quel poco che ancora esiste. Vedi, per fare solo un esempio e non restare nel vago, le incresciose vicende che hanno coinvolto il “Teatro Ghirelli” che avrebbe dovuto proiettare Salerno in Europa (parola dei politici coinvolti) e che, invece, in appena due anni, l’ha trascinata nel fango. Una situazione sulla quale bisognerebbe fare chiarezza anche nell’interesse dei colleghi che ne hanno gestito la parte artistica. Eppure, ciò non accade. Dell’intera vicenda resta un silenzio assordante ed imbarazzante. Intano, aggiungo subito che non c’è nulla da gioire, perché quando i teatri sono in affanno, la cosa spiace parecchio. Detto questo, vorrei avallare questa mia scelta di non intervenire più in queste questioni, lasciandomi alle spalle “l’amara scienza della realtà”, parlando di quanto sia salutare, a volte, rivolgersi al sogno e ai piaceri del mondo onirico e notturno. Lo faccio approfittando dell’occasione che mi è stata data da ignari studenti di teatro che non conoscevano Alfred Jarry e il suo immenso e sferico “Ubu Roi”. Strano, mi sono chiesto, come è possibile intendere il teatro contemporaneo se si salta un anello così importante qual è stata l’esperienza di questo “patafisico” avanguardista che con il suo stravagante fantoccio ha contribuito a destrutturare grottescamente le comode e consolidate retoriche della scena novecentesca? “Ubu Re” con la sua paradossale e ridicola sfericità rimanda all’immensa libertà che solo l’energia visionaria del sogno può darci di contro alle sterili logiche poste in essere dalla coscienza in stato di veglia. Sulla sua scia Strindberg così definirà il suo attore ideale: “Il segreto del grande attore consiste nella capacità innata di far irradiare la propria anima, di estenderla, entrando così in comunicazione con il pubblico. Il vero teatro è quel teatro in cui si realizza la maggior estensione dell’attore.” In parole povere, cercando così di trasfigurare il teatro della finzione didascalico-illusiva, in un luogo epifanico di pura visione atto a dissolvere i veli delle false rappresentazioni diurne. Un attore nuovo per un nuovo teatro.

Andrea Manzi

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