Home
Tu sei qui: Home » Blog/Inchiesta » Le preferenze? Sono in vendita e le comprano sia a destra che a sinistra

Le preferenze? Sono in vendita e le comprano sia a destra che a sinistra

Le preferenze? Sono in vendita e le comprano sia a destra che a sinistra

Si parla in questi giorni di riforma del sistema elettorale e tornano le preferenze come una panacèa. I magistrati impegnati in prima linea sui fronti caldi della società infestata dalla criminalità organizzata e, quindi, non libera di determinarsi democraticamente hanno lanciato preoccupati allarmi. Per il magistrato di Cassazione Raffaele Cantone nessun dubbio: “Le preferenze favoriscono i clan, il meccanismo è pericolosissimo perché nel Mezzogiorno i voti si acquistano anche a 10 euro”. Anche per il procuratore della Repubblica Paolo Mancuso il sistema uninominale va preferito. I partiti sono inquieti, infatti al di là dei fronti formalmente compatti  cominciano a profilarsi sfumate posizioni critiche. Giuseppe Calderisi è uno dei deputati del Pdl tra i firmatari di una preoccupata lettera inviata a Berlusconi sugli esiti negativi della scelta delle preferenze. Il Pd dal canto suo ritiene che l’introduzione del sistema delle preferenze sia un modo per consegnare pezzi di istituzioni alla criminalità. Vogliamo qui di seguito riproporre alcune considerazioni, sull’argomento, di Amato Lamberti (foto), il sociologo scomparso qualche mese fa che ha dedicato la sua vita allo studio delle dinamiche criminali e, in particolare, ai forti legami campani tra camorra e politica. Lamberti, nel corso di un’intervista rilasciata ad Andrea Manzi il 5 ottobre 2008, così si pronunciava sulla corruzione politico-istituzionale e sul mercato dei voti. Ascoltiamolo e verificheremo quanta amara attualità vi sia in quelle riflessioni di quattro anni fa.

AmatoLamberti

Fonte: http://www.ilbrigante.it

Lei è stato assessore comunale e, poi, per nove anni presidente della Provincia di Napoli.
Non ho mai chiesto soldi per le campagne elettorali né un posto di lavoro. I miei amici mi dicevano: “Tu sì ‘a schifezza de’ politici”.
Il vero problema, lei sostiene, è la corruzione. Perché?
L’imprenditoria direttamente criminale non supera il dieci per cento. Il dramma è la corruzione: se il politico o l’amministratore prendono soldi, anche funzionari e impiegati parteciperanno al banchetto, e la stessa cosa accadrà per chi deve verificare… Per la regolarità formale, i soldi dovranno essere presi in banca, e così partono le fatturazioni di comodo per il nero, il direttore della banca dovrà chiudere un occhio e, presentato dal politico all’imprenditore, parteciperà pure lui alla spartizione…
Praticamente la corruzione politica è un cancro inguaribile?
Il problema sono i partiti, vedo in giro le stesse facce da 50 anni.
………….
Sta demonizzando la politica, ma non è la droga la prima forma di finanziamento dei clan?
No, i soldi veri passano per la pubblica amministrazione. Nessuna attività criminale consente gli stessi guadagni. Pensi ad un ospedale: le forniture per un solo genere alimentare, mettiamo la carne, ammontano a qualche milione di euro l’anno. Le assicuro che tra le forniture alimentari degli ospedali campani non ne troverà una pulita. Ma pensa che qui ci si aggiudichi l’appalto perché si vince la gara? L’appalto lo ottieni se trovi la sponda giusta. (…) I camorristi sono lo strumento, i soggetti con i quali i politici fanno i patti scellerati. Se arrivano le commissioni di accesso, ripeto, sciolgono tutti i nostri comuni, dico tutti.
Corruttela egemone, dunque.
Sì, ma non sono i clan a reggere le fila. La camorra non potrà mai prendere il posto della politica. Quando ha tentato di farlo, è scattata la reazione dello Stato. Ricordo quel camorrista che arrivò al vertice dell’amministrazione di San Cipriano: la politica e lo Stato scesero in campo, non per la difesa della legalità quanto per dire ai clan: “State al posto vostro, queste poltrone sono nostre”.
…………….
Lei da presidente della Provincia riusciva a vigilare sull’integrità dei suoi collaboratori?
No. Nella prima consiliatura, però, riuscii ad imporre un mio modello. Feci assessore uno di Pisa che lavorava in Africa, uno di Gorizia che lavorava in Bosnia, evitai di coinvolgere gente del territorio. Nella seconda consiliatura i partiti ripresero il sopravvento.
Imputa ai partiti ogni responsabilità: ma, da Bassolino a De Luca, i politici potenti hanno allestito reti o lobbies personali.
Ma, senza i Ds, Bassolino e De Luca non vanno da nessuna parte. Non vede che alla vigilia delle campagne elettorali tornano all’ovile? Hanno bisogno della rete sul territorio.
……………….
A proposito di Napoli, lei parla di una città ormai coperta da una ragnatela.
Ci sono reti di interessi che tengono insieme la città, sotto la rete c’è la politica, la gente, tutto il resto. Anni fa, per una ricerca, finsi di voler acquistare voti, vennero in tanti. Vendevano i voti per mestiere: chi me ne offriva 400, chi 50. Avrei messo insieme 25-30mila voti, potevo essere eletto aocchi chiusi. Spesso non chiedono nemmeno soldi anticipati, si paga a risultato conseguito.
E qui c’è differenza tra destra e sinistra?
Nessuna, i voti li comprano da una parte e dall’altra: e per scoprirlo basta confrontare le preferenze ottenute con la qualità delle persone.
…………………..

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3627

Commenti (1)

  • Anonimo

    L’intervista, spietata e lucidissima, a Lamberti è del 2008; mi chiedo in tutto questo tempo cosa si è fatto per scongiurare quello che il sociologo aveva con cinico disincanto denunciato? Tutti hanno dormito un pò troppo mi pare e ora…

    Rispondi

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto