Le premure di Dio per i nostri bisogni

Le premure di Dio per i nostri bisogni
di Michele Santangelo

pesciI brani di Sacra Scrittura che la liturgia sottopone alla nostra attenzione in questa XVII domenica del tempo ordinario, sono fortemente caratterizzanti e soprattutto per via del racconto della moltiplicazione  dei pani e dei pesci da parte di Gesù, così come viene raccontata dal vangelo di Giovanni. E dovette essere veramente un miracolo eccezionale agli occhi dei discepoli; esso, infatti, è l’unico ad essere raccontato da tutti e quattro gli evangelisti. Un po’ come l’impressione esercitata dal miracolo del profeta Eliseo che viene raccontato nella prima lettura biblica della liturgia, tratta dal II libro dei Re del Vecchio Testamento.  Anche qui, il profeta, “uomo di Dio”, ordina all’individuo che gli aveva offerto venti pani d’orzo e farro, di distribuirli alle oltre cento persone che lo seguivano. Di fronte alle legittime riserve per l’esigua quantità di cibo rispetto al numero delle persone, il profeta rinnova l’ordine di distribuire i pani perché il Signore si era pronunciato: “ne mangeranno e ne avanzerà anche”. Una chiara anticipazione di quello che viene raccontato nei vangeli, ma anche una sottolineatura che solamente il vero Dio si prende cura dell’uomo e dei suoi bisogni, della sua vita e del suo corpo, oltre che del suo spirito. Gli altri dèi “hanno bocca ma non parlano… hanno orecchi ma non odono”, dice il salmista e mai potranno esprimere amore nei confronti dell’uomo; anzi nei racconti e nei miti che li riguardano, ci vengono presentati irascibili, vendicativi, gelosi, adornati, si fa per dire, dei peggiori vizi e difetti degli uomini, magari spinti a gradazioni diaboliche. Al di là di questo, salta subito agli occhi il parallelismo tra il racconto del miracolo del profeta Eliseo e quello narrato dall’evangelista Giovanni nel brano di vangelo della liturgia di questa domenica, come d‘altra parte spesso capita nel raffronto tra i libri della Bibbia del Vecchio Testamento e quelli del Nuovo. Nella prima lettura, ciò che solitamente veniva portato al tempio, le primizie, perché queste di per sé nella tradizione biblica appartenevano a Dio, diventano cibo per tutti, come nota la Scrittura, “tutti ne mangiano e ne avanza anche”. Anche nella moltiplicazione dei pani e dei pesci raccontata dal vangelo di Giovanni ne avanzano ben dodici canestri dopo che tutti avevano mangiato a sazietà. Ritorna anche qui il tema dell’abbondanza, tipico dei banchetti messianici. Il Signore distribuisce i suoi doni a tutti e con generosità, cosa che non è un invito allo spreco. Gesù disse ai discepoli: “raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto”. È un Dio premuroso quello che si preoccupa di sfamare la gente. Ed anche nel Vecchio Testamento ci sono molte pagine sulla tenerezza di Dio, che si china sul suo popolo, che ha compassione, che nutre con amore; ritorna alla mente una bellissima pagina di Osea, in cui è presentato come una madre che dà da mangiare al suo bambino. Come si può vedere, in tutti e due i racconti della moltiplicazione dei pani troviamo un Dio sensibile anche ai bisogni materiali delle folle, non fa niente che queste, purtroppo, si fermino alle esigenze corporali. Nessuna meraviglia, per la verità. Anche oggi siamo abituati a fare lo stesso. Mentre Gesù chiede a noi soprattutto la conversione del cuore, noi cerchiamo innanzitutto il pane. E non succede solo nell’ambito religioso, ma anche nel campo della vita civile. Siamo portati ad assicurare il nostro consenso specialmente a coloro che si mostrano capaci di soddisfare i nostri bisogni materiali. Cosicché la grande sfida delle società democratiche è quella di riuscire a trasformare nel profondo il sistema di attese, facendo spostare il centro della politica dalla sfera degli interessi a quella dei valori. Il bisogno di dar da mangiare a chi non ne ha è un’esigenza ancora attualissima, ma non certamente per carpire il consenso dei bisognosi. Gesù, al sentore che una volta sfamata, quella folla accorresse per proclamarlo re, fugge sulla montagna a pregare in solitudine. Il messaggio che giunge alla sua Chiesa è che promuovere la libertà dal bisogno debba servire alla promozione di una maggiore  libertà per la verità e la scarsità di mezzi non è un impedimento per far crescere opere gigantesche di carità.  Nello spezzare il pane, il Risorto fu riconosciuto dai discepoli di Emmaus. La grandezza della sua Chiesa sarà misurata nella capacità di condivisione che saprà dimostrare: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito…”

 

 

 

redazioneIconfronti

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