Le Province vogliono mandare tutti in vacanza per salvarsi

Le Province vogliono mandare tutti in vacanza per salvarsi

Le Province italiane, senza risposte dal Governo sui tagli a loro carico, chiuderanno i riscaldamenti nelle scuole e, conseguentemente, anticiperanno le vacanze di Natale per gli studenti. Gli enti locali sono sul piede di guerra contro i tagli di 500 milioni di euro contenuti nella legge di stabilità. Per questo sono pronte ad impugnare il provvedimento davanti al Tar e a ridurre alcune spese come quelle per il riscaldamento delle scuole. La linea è emersa oggi nel corso del direttivo dell’Upi. «Tutte le Province italiane faranno ricorso ai Tar contro i tagli varati dal Governo contro le Province perché si tratta di una decisione non più rinviabile, visto che i 500 milioni di tagli imposti non sono sopportabili». Lo ha spiegato il neo presidente dell’Upi, Antonio Saitta, spiegando anche che «se il governo non vuole ascoltarci faremo comprendere ai cittadini come i tagli li priveranno dei loro diritti e cominceremo chiudendo le scuole prima del tempo questo inverno perché non abbiamo i soldi per pagare il riscaldamento delle aule».
Oggi alle 16, l’Upi sarà ricevuta dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli: «Con l’inverno alle porte non potremo togliere la neve dalle strade, non abbiamo soldi per la manutenzione delle scuole né per metterle in sicurezza, non sappiamo come pagare le bollette di luce, gas, acqua, telefono». Le Province gestiscono 5.179 edifici scolastici di scuola secondaria, composti di 117.348 classi, che accolgono quasi 2 milioni e 600 mila alunni. «Abbiamo spiegato al Governo che con questi tagli non si interviene su sprechi, ma si cancella tutto», ha aggiunto Saitta: oggi pomeriggio «porteremo le nostre ragioni al ministro e al termine dell’incontro prenderemo le decisioni necessarie».
Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Italiana Presidi, commenta negativamente le parole di Saitta: «Fare dispetti e ritorsioni porta solo ulteriori problemi e nessuna soluzione: una catena senza fine». Così «Voglio sperare che l’idea rientri solo in una forma di pressione nell’ambito delle contrattazioni tra Stato e autonomie locali per quanto riguarda la distribuzione delle risorse – dichiara Rembado -. Altrimenti potrebbe apparire come una sorta di sabotaggio al servizio dell’istruzione». «Ma a tutto c’è un limite – aggiunge – anche alle ritorsioni». Secondo il rappresentante dei presidi, le competenze delle Province, come provvedere al riscaldamento delle scuole, sono previste dalla legge ordinaria «e non si può derogare se non con un’altra legge»; «le Province non possono sottrarsi ai loro doveri e corrispondere al fabbisogno delle scuole non è una cosa facoltativa». Inoltre, la decisione del calendario scolastico «non è nelle disponibilità delle Province». Le scuole – fa notare il rappresentante dei dirigenti scolastici – sono andate avanti per anni senza avere le risorse necessarie per le spese generali di funzionamento ma non hanno mai detto: «Chiudiamo i battenti». Se l’ipotesi diventasse reale – aggiunge – le scuole «non avrebbero una reazione solo verbale: non si può pensare che si starebbe lì a battere i denti e a bruciare i libri per riscaldarsi. Ma non voglio credere a questa possibilità conclude – Ciascuno si assuma le sue responsabilità».

m.amelia

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