Le silenziose opere del bene

Le silenziose opere del bene
di Luigi Zampoli

benecomuneOgni tanto nella lettura dei quotidiani ci s’imbatte in cronache che riportano notizie di gesti rari, preziosi; autentiche lezioni di civiltà e umanità, fiori che nascono dall’asfalto delle giungle urbane.
Ci sono storie che sbalordiscono, accadono sotto i nostri occhi, qui nella nostra Italia che fa i conti con un degrado morale che sembra inarrestabile.
Esiste un diverso modo di stare al mondo che fa clamore e diventa notizia. Molti commentatori benpensanti sostengono che il bene non dovrebbe fare notizia, ma essere la norma, la regola. Non è così, se il bene facesse lo stesso deflagrante rumore del male, le nostre convinzioni morali almeno avrebbero uno straccio di polarità entro cui muoversi. Oggi invece l’abiezione sembra essere diventata la regola, per cui il bene fa notizia. È giusto, del bene si deve parlare, anche con enfasi, se necessario.
Sono storie piccole e grandi di persone che riescono a realizzare il bene, perché a predicarlo, sono buoni tutti. Colpiscono perché l’Italia non è poi quel paese di “brava gente” che da sempre certi usurati stereotipi ci raccontano, e inducono a una riflessione sui propri comportamenti quotidiani, fatti di frettolosi cinismi e mancanze continue.
L’etica individuale non è un concetto astratto, denso di complessità, adagiato sui libri di filosofia, è l’abito interiore che veste le persone virtuose nelle opere, non nei pensieri.
Ha una caratteristica peculiare, un segno di riconoscimento, non è asservita a nessuno scopo utilitaristico né al conseguimento di un tornaconto economico; di questi tempi il gesto etico sorprende una collettività ormai non abituata a comportamenti tanto rari da sembrare inattuali.
“Possibile mai?” “Incredibile!” “Ma davvero!”, queste sono le reazioni che comunemente abbiamo quando leggiamo di persone che, nel loro agire, hanno messo da parte ogni altro aspetto che non fosse il bene altrui.
Ne deriva uno stupore significativo per un modus agendi ormai sconosciuto a tanti, soprattutto a molti giovani; è l’inspiegabile, improvviso apparire di un’umanità perduta.
Storie d’immigrati clandestini che trovano per terra un portafoglio colmo di denaro e lo restituiscono al legittimo proprietario senza volere nessuna ricompensa, la storia della madre del bambino morto precipitando in un ascensore della metro che ha deciso di non denunciare l’addetto per evitare che una tragedia senza risposta si trasformasse nell’ennesimo gioco infernale di cause e risarcimenti, e ancora tante altre vicende fatte di rinunce a favore del bene altrui.
Sembra incredibile, ma accadono ancora, perle preziose da scovare nella realtà di tutti i giorni. Non ha senso chiedersi il perché, cosa spinge queste persone ad andare in direzione ostinata e contraria rispetto al viaggio in fondo al pozzo oscuro dell’amoralità che i comportamenti diffusi esprimono; bisogna credere nel senso innato per la virtù, le buone opere non hanno premesse, si compiono per uno scopo, si realizzano tra la meraviglia generale e lasciano l’esempio dietro di sé.

redazioneIconfronti

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