Le strade infinite della parola che salva

Le strade infinite della parola che salva
di Michele Santangelo

bookofwisdomL’atmosfera dei nostri paesi e città, in questi ultimi giorni, è cambiata. Le strade non sono più abbellite dalle tante luminarie, né attraverso le finestre delle abitazioni fanno capolino le luci intermittenti degli alberi di Natale. Le stesse vetrine dei negozi rese festose dagli addobbi caratteristici delle feste, mettono ora in  bella vista i numerosi cartelli annuncianti i saldi stagionali che, data la crisi che ormai attanaglia tante famiglie, fanno sperare in qualche acquisto economicamente più conveniente. Insomma, il clima di festa ha lasciato il posto al tran tran  quotidiano della “solita vita”.

Anche l’anno liturgico sembra adeguarsi a questa logica; infatti, lunedì scorso è iniziato il cosiddetto tempo ordinario, comprendente, a sua volta, due periodi: il primo che va fino al prossimo mercoledì delle ceneri ed un altro che inizia dal lunedì dopo la pentecoste, per terminare il sabato che precede la prima domenica di Avvento. È un tempo definito ordinario solo perché, al suo interno non vi sono fasi particolari, come possono essere quelle della Quaresima, di Pasqua ecc. Tuttavia, anche in questo tempo che, tra l’altro, abbraccia la maggior parte dell’anno liturgico, la Chiesa continua ad annunciare al mondo, con la stessa forza, con lo stesso slancio, la Parola di Dio, per far conoscere a tutti gli uomini il suo progetto di salvezza.

Il riferimento alla Pasqua che da un lato è il centro dell’anno liturgico, ma dall’altro è anche il fondamento della nostra fede – ricordiamo le parole dell’apostolo Paolo: “se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la  nostra fede” – è continuamente riproposto in ogni celebrazione domenicale in cui la Chiesa indica ad ogni generazione “ciò che costituisce l’asse portante della storia –  scriveva Giovanni Paolo II  – al quale si riconducono il mistero delle origini e quello del destino finale del mondo”. E l’asse portante della storia dell’uomo è proprio l’annuncio che “Cristo è morto ed è risorto per tutti ed è diventato il Signore di tutta l’umanità”. A chi il compito di trasmettere questo messaggio? Non certamente solo agli addetti ai lavori, come potrebbero essere considerati il papa, i vescovi, i preti, le suore ecc.

Già Isaia, all’antico popolo d’Israele scelto da Dio per essere il servo fedele incaricato di manifestare la gloria del Signore, dice che è poca cosa sistemare le proprie questioni interne per poter pensare di aver assolto all’alta missione assegnatagli. Dovrà essere invece luce delle nazioni per portare “la salvezza fino all’estremità della terra”. E di questo compito si deve sentire investito ogni membro del popolo eletto.

È facile fare il parallelo con il nuovo popolo eletto, quello fondato, anzi generato, dal sacrificio di Cristo sulla croce, la Chiesa, intesa come assemblea dei battezzati, che sono chiamati ad attualizzare il messaggio non solo proclamandolo, ma soprattutto vivendolo nella testimonianza realizzata attraverso la vita quotidiana che deve rimanere trasparente in modo da lasciar intravedere la presenza di Dio nella storia, anziché fargli da schermo.

Intrighi, sotterfugi, corruzioni, arrivismo, avidità, mancanza di trasparenza, arricchimenti procurati con il malaffare: è quello che ci viene in mente per prima quando oggi pensiamo a certi ambiti della vita pubblica, cono d’ombra dal quale non raramente, purtroppo, anche certe strutture o settori della chiesa sono stati oscurati. Eppure quanti battezzati in circolazione! Per questi almeno, la cartina di tornasole con la quale saggiare la genuinità della propria esistenza dovrebbe essere la Parola di Dio che arriva alla coscienza attraverso strade infinite ed è una parola che salva perché l’oggetto del suo annuncio è quello di Giovanni che “vedendo Gesù venire verso di lui disse: ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

redazioneIconfronti

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