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“Le troie in Parlamento”? Non mandiamo al rogo Battiato

“Le troie in Parlamento”? Non mandiamo al rogo Battiato
di Andrea Manzi

Battiato_Troie“Le troie in Parlamento” – ne ha parlato l’assessore regionale e musicista siciliano Franco Battiato, nel corso di un incontro istituzionale a Bruxelles – hanno tenuto banco, sollevando un’ondata di sdegno. Non è possibile adottare un linguaggio così diretto e, per giunta, infamante: questa l’accusa rivolta all’autore del misfatto, mandato al rogo senza alcuna indulgenza. Non una sola voce si è levata in sua difesa per la critica formulata al costume francamente scadentuccio e un tantino lascivo di un’istituzione centrale della nostra democrazia. Le sue parole, probabilmente, devono essere interpretate in maniera più ampia quale critica ad  un sistema di reclutamento della classe parlamentare, snaturato da scelte opportunistiche fondate su più tipologie di mercimonio. Lui, però, non ha ritrattato. Se rogo deve essere, avrà pensato, rogo sia, ed è salito così sui tizzoni ardenti già bell’e accatastati con la serafica tolleranza di un novello Giordano Bruno. È da mercenari e da servi sottomettersi, pensò il filosofo di Nola, e soprattutto “è cosa irrazionale aderire – sono le sue solenni parole – ad un’opinione in forza del numero di quelli che la professano”. L’opinione, oggi come allora, non è la convinzione che liberamente un individuo o un gruppo si formano su fatti specifici in assenza di certezze che ne certifichino la verità. No, l’opinione al giorno d’oggi preesiste al pensiero dei singoli, è un feticcio che sorge dalla piattaforma mediatica sulla quale abitiamo un po’ tutti, vegetando nell’ovvio. Perciò, opinare diventa trasgressivo. “Le troie in Parlamento”, pertanto, si rassegni Battiato, proprio non ci stanno, ma solo per il semplice motivo che non è giusto dire che ci siano (se pur vi fossero). Nessuna valutazione fondata su verità o verosimiglianze, ma soltanto la radicale negazione dell’assunto per poter allestire un’integra rappresentazione del decoro pubblico. “Prendo atto con dispiacere che il senso della mia frase, che ovviamente si riferiva a passate esperienze politiche caratterizzate da una logica da mercimonio offensiva della dignità delle donne, sia stato travisato e interpretato come offesa al Parlamento attuale… Era evidente che il riferimento era ad altre stagioni parlamentari..”. Il musicista non ha ritrattato, ha solo retrodatato la verifica della presenza in Parlamento di “troie che farebbero tutto”, e utili “per mettere su casini”. “Le troie” dunque ci sono (pardòn, c’erano) e sarebbe interessante accertare se, per caso, il Porcellum avrà garantito la riconferma di alcune nelle elezioni appena svoltesi. In questo caso, l’imperfetto potrebbe ridiventare presente restituendo attualità alla battuta del cantautore.

Il problema tuttavia non è questo delle troie presenti o “imperfette”, ma la raffica di censure e di contumelie piovute su Franco Battiato per un pensiero liberamente (fino a prova contraria) espresso. È tanto grave dire che vi sono “troie in Parlamento” se ve ne sono per davvero? L’onda lunga delle prese di posizione non ha sciolto il dubbio – ci sono o non ci sono? – ma lo ha avvolto nella cortina fumogena del linguaggio politicamente corretto, nel preteso decoro delle parole, ritenuto prevalente sul senso e sui significati che le istituzioni intendono concedere ad esse.

Le donne con il Parlamento hanno antichi rapporti. Prassagora nel 391 a. C. calcò la scena ad Atene, alle Lenee. Uscì fuori, quella donna-mito, dalla fantasia di un signore che si chiamava Aristofane, il mago che traghettò la commedia antica verso quella di mezzo. Prassagora con le sue amiche-sodali – le “Donne al parlamento” che anticiparono di quasi quattro secoli Gesù Cristo – riuscì a delineare una sorta di comunismo integrale, dove il sesso era uno strumento di dominio nelle mani di signore certe di essere più degne degli uomini nell’arte del governo.

Alla pari delle parodistiche “Donne al parlamento” di Aristofane, certi scandalosi uomini politici di oggi hanno stravolto l’attuale legge elettorale, utilizzandola per reclutare bambole e fantocci. Qualche parolina su questi maneggioni il caustico Battiato avrebbe potuto spenderla, equilibrando il senso delle proprie affermazioni. L’artista, invece, avrà pensato di essere un moderno Aristofane capovolto e di poter lanciare impunemente la sua provocazione: liberare il Parlamento da una classe politica talvolta moralmente depressa. E tutti, in astratto, sanno che il problema esiste per davvero. Le storie e i tipi parlamentari incrociati dagli italiani in questi anni richiederebbero ricostruzioni serene, riflessioni severe. A che serve concentrarsi pregiudizialmente soltanto sull’opportunità delle parole, omettendo di riconoscerne la veridicità? Se si riflettesse con pacatezza, le “troie” di Battiato spaventerebbero meno. Sono state troppo spesso reali, non fantasmi che rovinano i sogni.

Purtroppo, per il maestro siciliano, la civiltà della politica-spettacolo ha dimostrato di non avere tali mature attitudini. E mal gliene è incolto, perché su questa strada dell’ipocrisia istituzionale non ha incontrato i suoi docili e solitari amici e maestri di stile oltre che di pensiero, da Manlio Sgalambro a Guy Debord, a Hermann Hesse, ma una folla di uomini e donne dal linguaggio “corretto per forza” che ha soltanto censurato la sua frase, senza volerne cogliere il senso. Non se la prenda, però. Tra le critiche rivoltegli c’erano anche quelle di una stantia bambolona milanese diventata dirigente di partito che, sulla storia delle “troie” in Parlamento, lo ha attaccato con spruzzi di bile, lasciando sospettare che dietro quelle parole ci deve pur essere qualche ragione.

Ps Come ampiamente prevedibile, alla fine ha pagato Franco Battiato: prima il clamore, poi l’offensiva della contraerei perbenista e moraleggiante e, quindi, il colpo finale infertogli dell’amico Crocetta che, il giorno dopo la polemica, lo ha espulso dalla Giunta regionale siciliana, di fatto cacciandolo da quella comunità politica che il musicista evidentemente ha dimostrato di non meritare. È stato riaffermato il senso alto dello Stato o si è consumata, attraverso quel poco che ormai resta dello Stato, la vendetta delle allegre signore investite dalla furiosa e imprudente critica dell’artista? Chissà cosa pensa di tutto ciò quell’Italia stremata e umiliata che non frequenta i talk show e non è illuminata dalle luci della ribalta e che si ostina ad aspettare fatti e contenuti, mentre però continuano ad avere spazio parole, atteggiamenti e rumors… Che fine!

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Commenti (1)

  • Carmen Caggiano

    Le troie sono sempre esistite e continueranno ad esistere, tanto la prostituzione è il mestiere più antico del mondo. Il vero problema è che si parla SOLO di donne troie e prostitute, ma alla fine dei conti, in parlamento si prostituiscono tutti.E’ probabile che le donne usino le loro bellezze fisiche per arrivare dove vogliono, ma gli uomini non sono da meno a scendere a compromessi pur di arrivare ai loro scopi. Il problema di tutto questo è che Battiato non doveva permettersi di offendere gli italiani, donne o uomini che siano, perchè innanzi tutto offende se stesso, sempre se si sente italiano. Non mi sembra proprio il caso di andare a sbandierare i nostri difetti all’estero.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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