Le ‘verità’ di Schettino domani su Telecolore dopo il Tg delle 14

Le ‘verità’ di Schettino domani su Telecolore dopo il Tg delle 14
di Andrea Manzi
L'ex comandante Francesco Schettino
L’ex comandante Francesco Schettino

Ieri sera sono stato impegnato come relatore nella presentazione del libro di Francesco Schettino e Vittoriana Abate “Le verità sommerse”, un’iniziativa coordinata con intelligenza e misura dal collega Franco Esposito, direttore di Telecolore. Al netto delle polemiche scaturite dall’evento, mi ha colpito in particolare un dato: la singolare incapacità dell’informazione scritta di raccontare i fatti con senso di verità. Le cronache del giorno dopo, tranne qualche eccezione, hanno consegnato al lettore ‘documenti’ parziali o adulterati, dai quali non è emerso nulla che legasse per davvero con la discussa serata, né in termini contenutistici né formali. Qualche luogo comune spruzzato di pregiudizio nella narrazione, per catturare la residuale attenzione dei pochi lettori superstiti (l’abbronzatura del comandante-autore; il suo immaginifico ingresso scortato dalla Digos – circostanza non vera perché Schettino era da mezzogiorno in albergo, arrivato con la sua moto da Meta –, lo scambio vivace tra organizzatori e relatori per preservare lo spazio destinato a domande e risposte che, per prudenze processuali, sembrava potersi restringere rispetto all’originario programma, poche altre amene vacuità), ma poi, oltre il recinto giallo-rosa, nulla. Niente di quanto è stato detto, zero accenni alle insidiose contraddizioni con le quali Schettino è stato legato ai fatti e nemmeno un rigo sull’elemento più significativo emerso dal dibattito: la palese nullità formale dell’incidente probatorio, architrave sul quale fonda il processo di primo grado e sul quale poggia la stessa condanna a sedici anni dell’ex comandante. Detta nullità è stata ‘scoperta’ dal penalista Michele Tedesco, relatore della serata, e tale elemento processuale, se accolto dai giudici di secondo grado, potrebbe mutare il destino dell’imputato, ovviamente in meglio per lui. Per un giornalismo non vivace, ma anche solo appena vivo, sarebbe stato il colpo di scena da ‘sparare’.

Il direttore di Telecolore Franco Esposito
Il direttore di Telecolore Franco Esposito

Purtroppo, invece, nei giornali di oggi non v’è incredibilmente traccia di ciò, con uno spazio informativo che invece preferisce pantografare mestamente non i fatti ma l’ovvio e l’ozioso.
Se si considera che queste cronache inutili arrivano, per giunta, circa dodici ore dopo l’evento, la deduzione sull’esaurita funzione dei giornali così fatti (o ridotti) non può essere più in discussione. D’altra parte, lo spaventoso declino della stampa (la provincia di Salerno è tra le ultime per indici di lettura) segnala un divorzio sempre più palese tra l’opinione pubblica e il ruolo, ormai bocciato, di una stampa poco attendibile, inattuale e insensata.
In una società che vive di scambi globali e può proporre in simultanea documenti ‘originali’ della quotidianità (foto, filmati, voci), il racconto disteso sui tempi lunghi della carta stampata avrebbe bisogno, come avviene negli Usa da più di mezzo secolo, di rigore assoluto, di letture alternative e profonde, di qualche benedetta ideuzza, di piste inedite per l’aggancio dei fatti e per l’ampliamento della notiziabilità. Invece siamo rimasti agli stilemi e ai metodi degli anni ’50, ignorando finanche la grande riforma indotta nel mercato editoriale di tradizione dall’arrivo della tv. Una coabitazione che avrebbe dovuto imporre la disarticolazione dei messaggi e dei linguaggi per un’alternativa contenutistica e stilistica della stampa.
Se fosse maturata questa coscienza, non si sarebbe sprecato spazio sulla dannata quaestio relativa al diritto di parola da concedere o meno ad un imputato in libertà, argomento chiuso a favore della libertà già dall’Assemblea costituente settant’anni fa.
Anche per questo motivo è stata opportuna la decisione del direttore di Telecolore (canale 16 del digitale terrestre) di mandare in onda domani, sabato, dopo il Tg delle 14, l’intera manifestazione di ieri che, al netto di ogni considerazione pregiudiziale, ha dimostrato come sia ancora possibile trasformare una controversa occasione culturale in un’inchiesta giornalistica, dalla quale tirar fuori fatti rilevanti e osservazioni intelligenti nella stagione della sterilità comunicativa degli amati, vecchi giornali.

redazioneIconfronti

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