Le virtù della crisi

Le virtù della crisi
di Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Se c’è una dimensione della crisi di cui si discute spesso, in ossequio alla saggezza cinese e all’idea di Einstein che essa sia la più grossa benedizione per i popoli, perché portatrice di progressi e opportunità, non possiamo di certo omettere l’incredibile ricaduta che essa sta avendo sui comportamenti delle persone. Non voglio occuparmi però di tutti quegli espedienti virtuosi che stiamo mettendo in pratica per limitare gli effetti delle difficoltà economiche: dal maggior uso dei mezzi pubblici (quando ci sono!), al viaggiare con colleghi e amici per ripartirsi le spese, alla netta limitazione dei beni superflui e di lusso, al risparmio energetico, alla riduzione degli sprechi in una sorta di continua spending review familiare, al riciclo dei vestiti e via discorrendo.

Voglio invece far riferimento ad un fenomeno che sta assumendo da un po’ di tempo una dimensione inimmaginabile. Mi riferisco al pullulare di ciclisti e di persone appassionate dellacorsa su strada, e quindi aldilà di coloro che usano la bici come vero e proprio mezzo di locomozione (altra virtuosità dettata dalla crisi) o di quanti si muovono a piedi.

Cosa può spingere tanta gente a dedicarsi con una certa assiduità a tali, faticose, discipline?

Non v’è dubbio che la relazione fra crisi e pratica sportiva da parte di un numero sempre crescente di giovani e meno giovani rappresenti un dato quasi inconfutabile, per cui viene subito da pensare che essa costituisca il miglior antidoto agli effetti devastanti della recessione economica sul piano psicofisico, in quanto assicura equilibrio e la capacità di liberarsi di tutte le scorie che le tensioni del quotidiano ci propinano. Inoltre, la crisi diventa un inconsapevole alleato della salute e della prevenzione sanitaria, facendo risparmiare un bel po’ di danaro alla bistrattata sanità nazionale.

Ciclismo e podismo, poi, richiedono tempi medi e medio-lunghi (da una a cinque-sei ore), durante i quali c’è l’occasione per pensare e ripensarsi, per accendere le spie dell’animo e della sensibilità e spengere i tormenti e le anomalie del nostro vissuto.

Inoltre, cosa che ne decreta ancor più il successo, sono sia sport individuali, per cui ciascuno può decidere quando, dove e a che ora andare, sia di gruppo, con la magnifica possibilità di socializzare e di condividere l’esperienza con gli amici.

C’è anche un altro fattore che non va assolutamente sottovalutato, anzi: la cura del proprio corpo è diventata un canone di questa nostra società. In questo concetto si può scorgere il desiderio di piacersi e di piacere, l’esigenza di aumentare l’autostima sottoponendosi a continue sfide con amici, avversari o semplicemente con sé stessi per migliorare le proprie prestazioni, l’uso della pratica dello sport per allontanare il più possibile l’usura del tempo.

Mi vien facile fare una profezia: per i tanti giovani e le tante donne che circolano sulle strade, con o senza bici, che scorazzano lungo le affascinanti curve della nostra costiera o le poche piste ciclo-pedonali disponibili (ahi! Ahi!) è agevole pensare che tra 5-10 anni (o forse prima) avremo molti nuovi campioni in questi due nobili sport che ci hanno sempre regalato emozioni e allori.

redazioneIconfronti

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