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L’economia di Cava de’ Tirreni tra la fine del XIX secolo e la prima e seconda metà del Novecento/7

L’economia di Cava de’ Tirreni tra la fine del XIX secolo e la prima e seconda metà del Novecento/7

Turismo

Cava è meta di villeggiatura per la salubrità e la freschezza dell’aria già nell’Ottocento. All’epoca del Grand Tour, «a differenza di Salerno, essa si distingue come località di villeggiatura, dove gli stranieri, inglesi per lo più, ma non solo, soggior­nano a lungo, sovente nell’albergo Londra, dal nome significativo, o anche in case prese in affitto. Le sue attrattive sono legate alla bellezza del paesaggio verdeggiante, alla mitezza e salubrità del clima, molto fresco in estate, alla presenza della Badia benedettina, per visitare la quale anche i viaggiatori più frettolosi compiono un’ap­posita escursione» (De Negri, Picciau, 2012, p. 12).

La graziosa cittadina, infatti – scrivono Colamonico, Martini e Chierici (1931) – grazie alla considerevole altitudine (195m slm) e alla relativa accidentalità del terreno, è «una delle più frequentate stazioni climatiche dell’Italia meridionale. Nei mesi d’agosto e di settembre molte migliaia di villeggianti vi convengono soprattutto da Napoli e da Salerno. Specie in primavera e in autunno Cava è poi meta anche di numerosissimi stranieri attratti dalla dolcezza del clima e dalla bellezza del paesaggio. Il borgo è una graziosa cittadina, la cui via principale, il corso Umberto I, è caratterizzata dalla successione di portici; esso è situato sulla ferrovia Napoli-Salerno-Battipaglia e sulla tramvia elettrica Salerno-Valle di Pompei. Una singolarità di Cava sono i cosiddetti giochi, torri dalle quali nell’ottobre, si pratica, con lancio di sassi, il tiro al piccione. La magnifica conca di Cava dei Tirreni è coperta da fittissima vegetazione, e produce specialmente vino, olio, granturco, ortaggi, gelsi, tabacco; vi ha notevole importanza l’industria tessile del cotone. A ovest del borgo, a circa 4 km. di distanza, sorge la celebre Badia della Trinità».

Cava de’ Tirreni è difatti una rinomata meta di turisti e viaggiatori, entrata, sin dal XVIII secolo e fino ai primi del XX, nel circuito di quell’ingente flusso di viaggiatori passato alla storia con il nome di Grand Tour. La città, in passato chiamata soltanto “La Cava” (il suo nome attuale, frutto di una scelta non priva di polemiche[1], risale al 1862)[2]

veniva definita nel 1829 da Orazio Casaburi nella sua opera storica “luogo delizioso e salubre, circondato da monti e colline, per cui è continuamente frequentato da gente estera europea”. E ancora una Storia dei Monumenti del Reame delle Due Sicilie (1845) afferma: “il suo nome risuona come asilo di campestre beatitudine […]. Convengono in lei da lontane terre viaggiatori ed artisti per ispirarsi”. La Cava infatti si configurava come punto di sosta per quei viaggiatori-scrittori che intraprendevano il Viaggio in Italia. Un viaggio che li portava a contatto con l’arte, la storia e la natura di una terra meravigliosa, una “grande magnifica zona” (Goethe), meta di tanti turisti provenienti dal Nord Europa. L’Italienische Reise, un po’ viaggio di studio, un po’ viaggio romantico alla ricerca di angoli e scorci caratteristici, faceva tappa a La Cava prima di proseguire per Paestum e comportava d’obbligo la visita dell’antica Abbazia Benedettina, annidata tra i boschi alle pendici dell’orrido monte Finestra, insieme al godimento di una natura a tratti selvaggia, come le grotte del Bonea, accogliente tuttavia e ricca di verde, fra dolci pendii e gorgoglianti acque di freschi ruscelli. È quella natura che viene esaltata e descritta nei vari giornali di viaggio sull’esempio dell’Abate di Saint-Non, che nel suo Voyage Pittoresque parla di “un paesaggio così ricco e così variato” tale da offrire una continua galleria di quadri naturali. È quel paesaggio che compare nei dipinti della scuola di Posillipo e che ancora oggi qua e là si riesce a cogliere in qualche angolo silenzioso. “Dolci declivi di monti tutti rivestiti di alberi verdi […] poggi ombrosi limitati da rocce superbe”, scrive Karl Ulysses von Salis-Marschlins nel 1789. “Il punto più romantico che abbia visto in Italia”, così definiva Cava il disegnatore, nonché critico d’arte, John Ruskin. Attiravano la curiosità e l’interesse dei forestieri i portici lungo la Via Regia, quei portici che ospitarono le prime botteghe e che ancora oggi connotano il Borgo di Cava de’ Tirreni. E ancora il Corpo di Cava con le sue antiche mura, il ponte a sette arcate con le vicine chiese, le gole e le forre attraversate da rivoli e cascatelle, l’eremo dell’Avvocatella, il disporsi delle amene colline sullo sfondo del mare. Nel poema Italy di Samuel Rogers, in cui si descrivono località e monumenti del nostro paese in un succedersi di prosa e di versi, si legge: “La Cava […] i suoi portici, il suo convento su una cima, il suo antico romantico ponte di arcate alte e strette, i suoi giardini a terrazza, alture di primule odorose”. Spettacoli naturali e suggestione dei luoghi che incantarono i viaggiatori del passato! Tra questi ricordiamo Paolina Craven, che nel suo libro di memorie Souvenirs d’Angleterre et d’Italie intitola un capitolo Dans les montagnes de La Cava, in cui si legge di siti meravigliosi che si incontrano ad ogni passo su quelle alture e dello spettacolo che si gode dalla cima di monte San Liberatore. Il soggiorno a Cava si viene trasformando in quella che poi viene definita villeggiatura e che è ampiamente descritta nel voluminoso diario di un’anonima turista inglese La Cava ovvero i miei ricordi dei Napoletani. L’autrice nel preambolo avverte: “Vai a La Cava ed esplora i suoi tesori”. Ed è per rendere più gradito quel soggiorno che gli amministratori della Città (come si evidenzia attraverso vari documenti dell’Archivio Storico Comunale) ponevano grande attenzione a soddisfare le ‘esigenze dei forestieri’» (Avigliano, 2012, pp. 76-77).

Il flusso turistico tocca però le sue
massime punte alla fine del XIX secolo:

Fu quello il tempo delle carovane che ebbero tanta risonanza emotiva ed economica nella nostra Città. L’arrivo di queste, alle ore cinque pomeridiane, era quasi un avvenimento cittadino. Erano ad attenderle un numero infinito di carrozze e una gran folla, come per uno spettacolo. Perché gradito spettacolo offriva il gaio e allegro irrompere nella piazza della stazione dei turisti che somigliavano ad uno stormo di rondini annunzianti lo sbocciare della Primavera. E pittoresco era lo sciamare delle bionde figlie di Albione, alla ricerca della carrozza, che una organizzazione capillare, facente capo all’Agenzia Kook, aveva a ciascuno assegnata.

Le più affascinanti agli occhi dei cavesi
– continua il racconto – sono le donne inglesi:

erano le più vistose e costituivano due terzi della comitiva. Non erano tutte Veneri, né sempre brillava in esse fresca giovinezza, tuttavia piacevano ai Cavesi per l’eleganza e per lo charme che circonda ciò che è esotico, e li colpirono a tal punto, da divenire per qualche tempo termine di paragone per denotare una persona fine ed elegante. Sulle stesse vetture il giorno dopo, alcuni visitavano la nostra Abbazia o si indugiavano per i nostri villaggi alla scoperta di bei paesaggi; il grosso aveva per meta Amalfi e Ravello. Il tragitto non era comodo per via del polverone e della tortuosità della strada: in compenso era accompagnato dalla visione di un mare e di un panorama tra i più belli del mondo […] La gita durava uno o due giorni; quelli dell’Hotel de Londres erano ospitati dall’Hotel dei Cappuccini, felice adattamento di un Convento fatto da Gregorio Vozzi, gli altri all’Hotel Luna. Ma c’era chi, preso da incantamento, vi restava più a lungo o per un sereno riposo o per trarne ispirazione per opere che sono state coronate dall’immortalità. Alla mente dei lettori salgono certamente i nomi di Riccardo Vagner (sic!) e di Enrico Ibsen. Peccato che non è rimasta traccia dei documenti dei nostri Alberghi, altrimenti avremmo potuto testimoniare il soggiorno di questi ed altre illustri personalità nella nostra Città. Le escursioni si concludevano negli Alberghi Londres, Victoria e Pensione Suisse, ultima arrivata, ed ampie erano le lodi tributate al garbo e alla gentilezza dei nostri cocchieri, né mancava mai l’ammirazione per la resistenza dei cavalli. Da più dura fatica erano questi provati quando il lunedì dopo la Pentecoste, di ritorno dalla sagra di Montevergine, era di rito che le carrozze, con grappoli di fiori e di Cavesi gaudenti, al lume di bengali e sparo di bombe carte, gareggiassero in una corsa audace e spericolata (Canonico, 1998, pp. 65-66)

I turisti erano molto bene accolti e alloggiati – come racconta Apicella (1964, p. 310) – in ottimi ed eleganti alberghi, quali l’Hotel de Londres, l’Hotel Savoia, già Pensione Svizzera, e l’Hotel Vittoria; ed al Corpo di Cava, l’Hotel Scapolatiello e la pensione Adinolfi. Altri erano ospitati in villini situati in siti incantevoli (specialmente a Rotolo, piccola frazione posta nel versante orientale di Cava, prospiciente al mare), dove uno dei giochi più diffusi era la caccia dei colombi, di origine molto antica. I turisti erano affascinati anche dalle feste religiose della zona, tra cui quella del Corpus Domini, sontuosamente celebrata, e quella che ha luogo nell’ottava dello stesso Corpus Domini, sul castello del monte S. Adjutore, in onore del SS. Sacramento. «In tale occasione si vede il monte, fin alle sue falde, artisticamente illuminato, e su di esso si accendono fuochi pirotecnici di bellissimo effetto, i quali hanno fine con un simulacro d’incendio, di un colpo d’occhio meraviglioso».

Dopo la grande guerra (1915-1918) il territorio di Cava de’ Tirreni viene riconosciuto “Stazione di Soggiorno e Turismo”, grazie all’aria salubre delle verdeggianti colline e montagne che circondano la sua ampia vallata e al clima mite e piacevole del periodo primaverile-estivo. Il termometro, infatti, nelle ore più calde, e all’ombra, non segna oltre i 30° centigradi, mentre al mattino e alla sera la temperatura si abbassa sensibilmente.

Bibliografia

Apicella
D., Sommario storico-illustrativo della città della Cava: Cava dei Tirreni, Cetara, Vietri sul Mare, Cava de’ Tirreni, Il Castello, 1964

Avigliano L., “Cava de’ Tirreni: dal Grand Tour agli anni della villeggiatura”, in Schiavino M.T., Sole A. (a cura di), “…A curiosare le antichità…” Strade e viaggiatori in provincia di Salerno in età moderna e contemporanea,Catalogo della mostra, Archivio di Stato di Salerno, maggio 2010-gennaio 2011, Salerno, Plectica, 2012, pp. 76-77

Canonico V., Noterelle cavesi, Cava de’ Tirreni, Arti Grafiche Di Mauro, 1972, 3 voll. [ristampa a cura del Lyons Club Cava Vietri, 1998, online: http://www.cavastorie.eu/libri/noterelle-cavesi]

Canonico V., “Turisti inglesi a Cava nell’800”, in Id., Notarelle Cavesi, cit., vol. I, pp. 63-66.

Canonico V., “Arti e commercio a Cava. 1400-1600”, in Id., Notarelle Cavesi, cit., vol. I, pp. 90-100

Canonico V., “Quando e come la nostra città variò nome”, in Id., Notarelle Cavesi, cit., vol. II, pp. 161-163

Canonico V., “La coltivazione del tabacco a Cava”, in Id., Notarelle Cavesi, cit., vol. IV, pp. 379-388

Cassese L., Scritti di storia meridionale, Salerno, Laveglia, 1970)

Coppola G., Colamonico C., Martini E., Chierici G., Enciclopedia Italiana, sub voce “Cava dei Tirreni” (1931, online: http://www.treccani.it/enciclopedia/cava-dei tirreni_%28Enciclopedia-Italiana%29/).

Cuoco S., Aspetti economici dell’agricoltura del Comune di Cava de’ Tirreni, Cava de’ Tirreni, s.e., 1964

De Majo S., L’industria dei mercanti. Il sistema commerciale e manifatturiero di Cava dei Tirreni nel XIX secolo, Cava de’ Tirreni, Laveglia&Carlone, 2005

De Negri F., Picciau M., “Presentazioni”, in Schiavino M.T., Sole A. (a cura di), “…A curiosare le antichità…” Strade e viaggiatori in provincia di Salerno in età moderna e contemporanea,Catalogo della mostra, Archivio di Stato di Salerno, maggio 2010-gennaio 2011, Salerno, Plectica, 2012, pp. 11-14.

Foscari G., Economia e società locale nel Mezzogiorno: redditi e gabelle a Cava (1806-1860), Nocera Inferiore, Alétheia Edizioni, 1990

Guariglia E., Antiche misure agrarie, Salerno, 1936

Musi A., “Prefazione”, in Foscari G., Economia e società locale nel Mezzogiorno… cit., 1990.

Repubblica Italiana, Istituto Centrale di Statistica, Misure locali per le superfici agrarie, seconda edizione, A.B.E.T.E., Azienda Beneventana Tipografica Editoriale, Roma, A.B.E.T.E., Azienda Beneventana Tipografica Editoriale, Roma, 1950.

Linkografia

Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche: http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=24725

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[1] Cfr. a riguardo Canonico (1969), pp. 161-163.

[2] Col Regio Decreto del 23 Ottobre
1862, n. 935 (Art. 1) il toponimo della città di Cava (1806-1862) muta definitivamente, diventando “Cava de’ Tirreni”. L’appellativo “de’ Tirreni” «si deve all’identificazione, ancora oggi molto discussa, del territorio di Cava con l’etrusca Marcina citata da Strabone. La valle fu certo abitata in epoca romana come testimoniano i ritrovamenti di reperti di epoca imperiale (I-II sec. d. C.). La costituzione dell’attuale nucleo abitativo ricevette impulso dalla fondazione, agli inizi dell’XI secolo, dell’Abbazia benedettina della SS. Trinità, uno dei centri religiosi e culturali più vivi dell’Italia Meridionale, attorno al quale si raccolse ed incrementò la popolazione. Papi, vescovi, feudatari protessero lo sviluppo dell’abbazia: donazioni, privilegi, feudi e lasciti offerti dai principi, agevolarono lo sviluppo del monastero che acquisì un enorme potere economico. L’abbazia armò proprie navi e acquisì vari porti, come quelli di Vietri, Fuenti e Cetara: i benedettini ebbero rapporti con molte comunità dell’Italia meridionale, della Provenza, della Catalogna e perfino dell’Oriente» (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, online).

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Ricercatore Università degli Studi di Salerno

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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