L’edilizia in piazza per costruire la nuova speranza del Sud

di Barbara Ruggiero

ciancio_lombardiUn Patto di Settore per arginare la crisi e riavviare la crescita. È questa l’idea messa in piedi dalle organizzazioni sindacali e dell’Ance Salerno che per sabato prossimo hanno organizzato un incontro per denunciare ancora una volta la grave crisi che ha messo in ginocchio il settore delle costruzioni. Nell’occasione saranno formulate anche le proposte per riavviare la crescita.
L’appuntamento, dunque, è per sabato 9 febbraio alle ore 10 presso l’Hotel Mediterranea di Salerno per l’iniziativa intitolata “L’edilizia scende in piazza”. Parteciperanno all’incontro tutte le organizzazioni che costituiscono la cabina di regia del mondo dell’edilizia che si è presentata ufficialmente l’11 gennaio nel corso di un incontro pubblico. Se riparte l’edilizia, riparte lo sviluppo: è da questa convinzione che l’Ance Salerno, la Feneal Uil, la Filca Cisl e la Fillea Cgil intendono ricominciare.
Il Patto di Settore nelle intenzioni di chi ne fa parte, è aperto a tutta la filiera delle costruzioni ma anche ai rappresentanti politici e istituzionali del territorio. L’obiettivo principale è coinvolgere quante più persone, intese anche come politici e amministratori, attorno alla discussione che si propone di mettere un freno alla crisi e rimettere in moto il settore dell’edilizia.
«Le costruzioni sono da sempre considerate il settore essenziale anticiclico e trainante per lo sviluppo del Paese – ha spiegato in proposito il presidente Ance Salerno, Antonio Lombardi – La politica dell’Unione Europea ha ben chiara l’importanza del settore e il ruolo strategico sociale ed economico che può svolgere. Stiamo vivendo un momento decisivo e determinante per uscire dalla crisi: con i sindacati abbiamo avviato una serie di iniziative per condividere obiettivi comuni tra le imprese del settore e dell’indotto ad esso collegato, ma anche con i professionisti, gli artigiani, l’Università, la Politica, le Istituzioni e le Pubbliche Amministrazioni».
Il Patto di Settore dovrebbe puntare alle reali necessità strategiche del territorio, nella convinzione che lo stesso diventa forte e competitivo nel momento in cui i governi locali, con unità di intenti, assumono il ruolo che compete alla politica, dando risposte concrete alle richieste che giungono da un intero comparto economico.
«Lo sviluppo e il benessere di un territorio – ha spiegato Lombardi – non possono prescindere dal recupero e dalla riqualificazione del patrimonio architettonico e ambientale e da un organico e realistico programma infrastrutturale. Occorre lavorare organicamente per allentare i vincoli del Patto di Stabilità, per ovviare alle sempre più gravi difficoltà di accesso al credito, per realizzare una programmazione dei finanziamenti Europei per le annualità 2007-2013 e 2014-2020 ridefinendo, nel più breve tempo possibile, una nuova strategia di sviluppo e rilancio del settore. È necessario ritrovare lo spirito che nel dopoguerra ha favorito la ricostruzione e il boom economico. Bisogna assolutamente evitare che altri posti di lavoro persi si trasformino in drammi familiari e sociali. Ci sono, per una miriade di motivi, tante infrastrutture ferme che possono essere subito cantierate e possono assicurare in tal modo linfa vitale al settore. Ma – conclude Lombardi – bisogna lavorare, da subito, tutti insieme, affinché si torni a crescere e sperare, partendo proprio dall’edilizia. Perché se muore l’edilizia, muore il Paese».
«La situazione che stiamo vivendo sta provocando uno sconvolgimento in tutti i settori del sociale. Tutti i problemi non sono ancora emersi, ma di questo passo gli stessi amministratori mettono in serie difficoltà le imprese» – spiega Luigi Ciancio della Feneal Uil. «La situazione – continua Ciancio – è drammatica: le imprese sono creditrici per lavori compiuti di 140 milioni di euro. E le ripercussioni e le difficoltà ci sono per tutti, dalle imprese ai lavoratori. L’atteggiamento degli amministratori che usano risorse stanziate per fare altro spinge solo all’aumento dell’usura e del fatturato della camorra».

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