Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’educazione al rispetto

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La scuola torni a costruire coscienze / di Giuseppe Foscari
di Giuseppe Foscari *
Giuseppe Foscari
Giuseppe Foscari

Avevo sedici o diciassette anni e frequentavo il liceo classico Marco Galdi di Cava de’ Tirreni. Anno 1973 o ‘74. Ricordo perfettamente che un pomeriggio fummo invitati a ritornare a scuola per uno spettacolo teatrale. Non erano eventi frequenti. Molti di noi aderirono all’iniziativa. Non ci spiegarono di cosa si trattasse, ma in un momento di straordinaria effervescenza culturale, di dibattito politico e in una classe fortemente politicizzata come la mia, si capiva che sarebbe stato qualcosa di dirompente. Qualcuno pensò alla rappresentazione di una commedia di Plauto, brillante e piena di sane risate. Si sbagliava.

Sulla scena due giovani attori, un uomo e una donna. Una scenografia scarna ma di grande effetto. Si capiva che ci saremmo dovuti concentrare sui due protagonisti e sulle loro parole. Lei era seduta e legata ad una sedia, lui le girava attorno come previsto dal dialogo della pièce e dalla regia.

Lui spiegava con atteggiamento concupiscente e paonazzo perché l’avesse legata e cosa avesse intenzione di farle: violentarla. Lei cercava con tono pacato, dapprima, con disperazione e commozione, poi, di difendersi dalla violenza che l’uomo le aveva preannunciato, cercando di indurlo alla ragione, di riflettere sulla gravità della cosa, su quanto l’avrebbe moralmente e fisicamente ferita e sui suoi rimorsi di coscienza. Fino a provare a intimidirlo, dicendo che se non l’avesse uccisa, lei lo avrebbe cercato anche tutta la vita pur di farsi giustizia.

Un dialogo serrato e di grandissimo effetto, tanto che non lo avrei mai dimenticato.

Perché ne parlo?

Perché quella rappresentazione teatrale ci ha molto segnato, irrobustendo nelle nostre menti di giovani l’idea che la violenza sulle donne non aveva alcuna ragion d’essere, non trovava alcuna giustificazione. Né nella bellezza dell’attrice-vittima, né nel suo abbigliamento. E che il predone-violentatore, del quale avremmo parlato a lungo il giorno dopo in classe, come sempre si faceva quando accadeva qualcosa di eclatante in Italia e nel mondo (tra i temi più gettonati, il pacifismo, il ruolo della Nato, gli scontri razziali) non avrebbe potuto essere assolto nel tribunale improvvisato che avevamo messo in piedi.

È stata una lungimirante lezione di civiltà. Fatta con il teatro, da sempre luogo di racconti efficaci e reali, di meditazioni e di colpi allo stomaco per destare le coscienze.

Certo, era un’altra scuola in un altro contesto, ma, a ripensarci, mi vengono i brividi. Erano insegnamenti di straordinario valore morale, anche per le riflessioni che si generavano tra noi giovani, con le ragazze giustamente determinate a sostenere il loro diritto a essere donne libere e non accusate semmai di provocare il maschio.

Ecco, a questo nostro paese manca proprio l’educazione civica, quella che t’insegnava, grazie anche ai tuoi docenti, a rispettare le idee e la libertà delle donne e a non considerarle prede.

Erano lezioni che ti educavano ad un approccio leale e rispettoso con l’altro sesso. Se fu approvata quella rappresentazione dal preside e dal consiglio d’istituto su un tema così forte è perché la violenza sulle donne e il femminicidio erano patologie già presenti, purtroppo. Se ne parlava pochissimo, ma c’erano.

Dopo oltre quarant’anni registro che se ne parli molto di più, e questo è un bene, ma devo constatare che si tratti – ahimè – di un dato strutturale della società. E non è messo in pratica solo da persone disturbate, con gravi patologie neurologiche o con rilevanti disturbi psichici, ma anche e soprattutto da persone normali, o considerate tali, che non accettano l’idea che la donna non sia una cosa propria, un oggetto che gli appartiene, come accadeva per gli arroganti baroni del XVII o XVIII secolo.

Tocca alla scuola, come sempre, costruire le coscienze e l’educazione al rispetto.

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

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