Legge elettorale, Napolitano in campo contro i partiti “doppi”

il corsivista
Foto: wakeupnews.eu

Avevamo invocato dal nostro blog, in un breve intervento in video postato questa mattina, una parola netta e decisa del capo dello Stato sulla legge elettorale, dopo il raggiungimento di un primo accordo verificatosi ieri in Senato (sbarramento al 5%, premio di coalizione dei 12,5% dei seggi complessivi, ritorno delle preferenze nelle 27 circoscrizioni, un terzo degli eletti con listino bloccato, un terzo per le quote rosa, incandidabilità di presidenti di Province, sindaci di Comuni con più di 20mila abitanti e assessori regionali). Un appello che, secondo noi, si imponeva per la banale considerazione che forze politiche ormai allo stremo e totalmente delegittimate nell’opinione pubblica non potessero, senza alcuna “supervisione democratica” di garanzia, delineare gli scenari futuri. Napolitano era già intervenuto per la verità in passato su questo spinoso tema, ma lo aveva fatto per scuotere dall’inerzia partiti accidiosi e in gran parte corrotti, ormai incapaci di rappresentare interessi generali e istanze collettive.
Il capo dello Stato, qualche ora fa, invece, rivolgendosi al presidente del Senato per sottolineare il risultato raggiunto ieri, è entrato nel cuore delle contraddizioni ed ha lasciato intendere che l’intesa registrata non è realmente significativa. A Napolitano non sarà sfuggito che l’accordo è stato siglato dallo stesso Centrodestra del 1994 che è, però, attualmente segnato da insanabili divisioni: abitano al suo interno la “dubbiosa” e ambivalente Lega, il lontanissimo Udc, fino addirittura al Fli di Fini che non appare per nulla in marcia di riavvicinamento verso il Cavaliere. L’intesa ha sancito evidentemente una comunanza di interessi pratici, legati alla rappresentanza e alla legge elettorale per probabili, comuni obiettivi di auto-tutela e, quindi, di sopravvivenza della Casta.
Il capo dello Stato nelle sue parole auspica una maggioranza ampia e reale per il prosieguo di questa riforma. Ieri hanno votato contro il primo accordo soltanto Idv e Pd, quindi i numeri ci sarebbero tutti. Ma nel messaggio di Napolitano c’è un’annotazione politica tutt’altro che marginale, che riguarda proprio la “verità” dell’intesa iniziale raggiunta. “Le nuove regole consentano agli elettori di compiere scelte determinanti per la composizione del Parlamento, e di evitare il ricorso a incentivi e vincoli tali da indurre a vasti raggruppamenti elettorali di dubbia idoneità a garantire stabilmente il governo del Paese”. In queste parole compare la “spinta” energica di Napolitano alla governabilità del paese, al di là dei tatticismi che stanno segnando il corso della vita parlamentare italiana e che, anche per la legge elettorale, lasciano prefigurare il solito teatrino della politica, nel quale addirittura Fini, Casini e Berlusconi “tornano” ad essere per un giorno alleati. Ovviamente, sulla pelle e sulla fame della gente.

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