Ven. Ago 23rd, 2019

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Legge elettorale ovvero vent’anni di fiducia irresponsabile

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di Angelo Giubileo
di Angelo Giubileo

Legge-elettorale-LIndroL’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, detta “Italicum”, è vicenda molto più che complessa. Infatti, è piuttosto una questione che riguarda innanzitutto il sistema di governo e organizzazione del nostro paese. Il nostro sistema, come altrove in Europa, entra in crisi dopo la caduta del muro di Berlino, fuoriuscendo giocoforza dalla logica dei due blocchi di potere, che fino ad allora avevano governato gran parte del mondo, diretti dai governi degli U.S.A. e dell’ex U.R.S.S. E viene sostituito dalla scelta d’ingresso nell’Unione Europea, ispirata alla logica di Andreatta e di Carli dei cosiddetti “vincoli di bilancio”.

Sempre in Italia, già nel gennaio 1988, Mario Segni aveva lanciato l’iniziativa del “Manifesto dei 31”, rivendicando l’introduzione nell’ordinamento statale di un sistema elettorale politico uninominale a doppio turno, cosiddetto “maggioritario alla francese”. Da allora, attraverso oltre un quarto di secolo, il risultato è che oggi, salvo che per i piccoli comuni e le circoscrizioni, la base dei diversi sistemi elettorali vigenti, distinti per organismi e luoghi di rappresentanza, è di tipo “proporzionale”, anche se i diversi sistemi sono corretti con “premi di maggioranza”, ancora diversamente assegnati.

È evidente dunque che la scelta della legge elettorale non attiene alle caratteristiche specifiche dell’uno o l’altro tipo di sistema, l’uno o l’altro con o senza correttivi. E infatti, come si è sentito ripetere più spesso nel corso degli anni recenti, la scelta della legge elettorale è questione piuttosto legata al sistema di governo, centrale (livello politico) e periferico (livelli amministrativi), di un paese specificatamente come il nostro.

L’esperienza di governo vissuta nel nostro paese durante l’ultimo quarto di secolo offre infatti all’analisi un evidente quadro complessivo negativo. Il generale declino del paese è comunque espressione di un disagio crescente ad ogni livello, che emerge ed è diretto soprattutto dalle periferie verso il centro. Detto brevemente: il modello ventennale di un falso “federalismo”, purtroppo in parte ancora acclamato, non regge più all’urto delle dinamiche crescenti del complessivo debito pubblico del paese. L’azzardo etico – di scaricare le responsabilità dei governi centrali sulle responsabilità dei governi locali – ha fallito l’obiettivo della sostenibilità delle politiche europee subentrate alla politica di gestione dei due blocchi di potere contrapposti della Nato e del Patto di Varsavia.

Senza più divagare, dobbiamo allora riconoscere che la questione da sciogliere – che sarebbe non più procrastinabile ma entrerebbe in vigore nel 2016 – non è la scelta e l’approvazione della nuova legge elettorale. La questione, improcrastinabile, è questione di responsabilità. Della responsabilità di governo che occorre esercitare al centro come nelle periferie del paese.

Alla vigilia dell’approvazione definitiva dell’Italicum, Matteo Renzi dice: “Se il governo, nato per fare le cose, viene messo sotto allora vuol dire che i parlamentari dicono: andate a casa”. Direi che il ragionamento è corretto sì, ma solo parzialmente. E cioè, per quella parte di responsabilità che competerebbe ad entrambi, sia governo che opposizione, di affrontare e ormai risolvere, insieme, i nodi irrisolti del paese. Altrimenti, accade quel che accade da oltre un ventennio, e cioè che il governo accusi l’opposizione di impedirgli di fare le riforme necessarie e l’opposizione accusi viceversa il governo di volere una dittatura della maggioranza. Nient’altro che il gioco, divenuto un’abitudine, dello scarico di responsabilità e, con il tempo, di ogni responsabilità addebitata ai governi precedenti.

Se l’Italicum non dovesse passare, il paese dovrebbe o potrebbe andare al voto con il sistema elettorale cosiddetto del “Consultellum”, per effetto della sentenza di parziale incostituzionalità del “Porcellum”, e cioè semplificando: senza premio di maggioranza e con le preferenze. Forse, il remake di un sistema tipico della Prima Repubblica. E invece, direi, qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto all’esperienza dell’ultimo ventennio. Vale a dire, l’opportunità o finanche la necessità che ciascuno si assuma le proprie responsabilità; di elettore ed eletto, di rappresentante del governo e dell’opposizione. Nell’interesse comune del paese e dell’invariabile opzione strategica dell’Unione Europea.

                                                            

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