Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Selce & silicio » Legislazione intimidatoria per i giornalisti, libertà coartata

Legislazione intimidatoria per i giornalisti, libertà coartata

Legislazione intimidatoria per i giornalisti, libertà coartata

Anche la prossima legislatura finirà senza abolire il carcere per i giornalisti? Lo chiede provocatoriamente Alberto Spampinato, fondatore e direttore del sito Ossigeno per l’informazione – osservatorio sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate istituito nel 2008 con il patrocinio dalla Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) e Ordine dei giornalisti – in una sorta di lettera aperta pubblicata on line e indirizzata ai candidati, alle soglie di questa campagna elettorale.
«Ossigeno – scrive Spampinato – segnalerà i candidati che si impegneranno ad abrogare la norma che consente ai giudici di infliggere fino a sei anni di detenzione ai giornalisti colpevoli di diffamazione».
Il progetto di legge per abolire il carcere per i giornalisti colpevoli di diffamazione, più volte ripreso anche nel corso dell’ultima legislatura, non è mai stato approvato nonostante si sembrasse vicini al traguardo.
«La legge italiana prevede un forte effetto raggelante sulla libertà di informazione – scrive Spampinato – e produrrà almeno per un altro anno il suo chilling effect sulla libertà di informazione». Proprio sull’effetto intimidatorio dice: «Ogni sanzione penale ha avuto un forte effetto condizionante sulla raccolta e sulla diffusione delle informazioni. Questo effetto intimidatorio è ampiamente potenziato dall’enorme e non contrastato abuso di accuse di diffamazione».
Le statistiche ufficiali del Ministero della Giustizia, riprese da Ossigeno, forniscono i numeri dei processi per diffamazione: dal 2013 al 2017, i tribunali hanno definito 29.520 processi per diffamazione; il 90% si è concluso con l’assoluzione degli imputati che hanno sostenuto spese legali per circa 270 milioni di euro. La maggior parte di coloro che hanno querelato i giornalisti per diffamazione non ha dovuto risarcire le spese legali al giornalista prosciolto dall’accusa. In cinque anni, sono state 515 le sentenze emesse; i giudici hanno applicato pene detentive solo due volte, preferendo le misure alternative come gli arresti domiciliari e l’affidamento ai servizi sociali.
«Il Parlamento italiano tenta dal 2001 di riformare l’articolo 595 del codice penale del 1930 e la legge sulla stampa del 1948, ma non ha mai cambiato nulla. Ultimamente, nella legislatura appena conclusa, i parlamentari sembravano vicini al traguardo. Tuttavia, era soltanto un’illusione» – scrive Spampinato che poi precisa: «Le Camere non hanno nemmeno preso in considerazione la possibilità di depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa, come molte volte le istituzioni internazionali hanno esortato a fare. Nessuno dei 945 eletti al Parlamento ha proposto di depenalizzare la diffamazione».

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 733

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto