L’eloquio da social network della “figlia” di madre Lingua

“Ok, me gusta…” Rientra, parlando al telefonino. Sbatte la porta con un piede. In mano ha ogni tipo di aggeggio elettronico, vitali come un respiratore artificiale. La voce è alta sul tintinnio di bracciali e braccialetti che – pensa la madre – ne annunciano la presenza come la campana per una capretta. “Dopo ti mando un sms…figo? Ma se è fighissimo…ma scialla, ma dai”.
“Ma come parli?” si sente una voce stizzita dall’altra stanza.
“Ah ma’, ma non saranno mica tutti sfigati come me, che sono figlia della Lingua Italiana”.
“Dovresti esserne onorata”.
“Onorata?” sorride al suono di questa parola, mentre scrive un “messaggino” su Fb.
“È degli adolescenti il compito di salvaguardare la nostra cultura” – continua la madre con tono più calmo, di chi vuole persuadere con i modi oltre che con gli argomenti.
“Mica parlo sgrammaticato” controbatte l’adolescente.
“Ci mancherebbe!” esclama la madre. “Ma vedi – continua – il lessico…”
“Il lessico ah ma’! Ma se anche tu, alla mia età, non avessi fatto le stesse battaglie, staremmo ancora a parlare come Dante o peggio come Cicerone. Ah, t’immagini” – e sorride al pensiero.
“Nessuno nega che debba esserci un’evoluzione, anzi ben venga, ma storpiare alcune parole, usare solo sigle, avere un vocabolario così striminzito non va per niente bene”.
Squilla il cellulare. Nuovo sms. E appare una scritta “Ti lovvo”.
“Eccone un esempio – fa la madre – spiegami perché mutuare dalla lingua inglese una parola per cui potremmo usarne molte altre?”
“Per esempio?”
“Ti amo, ti voglio bene, sei importante, sei nei miei pensieri…Sai tuo fratello come chiama tutti i suoi amici? “Fra” e “bro”. Per dire fratello o brother! All’inizio credevo che “Fra” stesse ad indicare Francesco, ma “bro” proprio non me lo spiegavo”.
“Stai a rosicà perché vorresti sapere con chi sta parlando e così non lo capisci” – risponde pronta la figlia.
“Ma non scherzare!”
“E allora che fastidio ti dà?”
“Le emozioni di un adolescente sono tante che per esprimerle avreste bisogno di un vocabolario ricchissimo. E invece una bella serata tra amici è ridotta semplicemente ad una “pariata”. Una sola parola per mille usi. Siamo al risparmio verbale. Sempre gli stessi termini”.
“Ma se stiamo sempre a scrivere. Ah ma’, se non ci fosse tutta questa tecnologia, non scriveremmo mai sms, né sulle nostre pagine dei social-network. O ti rode che si dica “social-network”.
“Non mi rode niente. Ma per capire a cosa siamo ridotte, basta scorrere proprio i messaggi del cellulare o delle pagine internet. Molti adolescenti, e adulti, non conoscono l’ortografia. Ci sono parole che più che sembrare espressioni della Lingua Italiana somigliano ad espressioni algebriche: “perché”, ad esempio, diventa “xké”.
“Eh, sì, ora prendiamo il pennino e lo intingiamo nel calamaio!”.
Altro sms.
“Mi ha dato appuntamento … ammazza che fusto”. Risponde muovendo velocissimo il pollice sui tasti del telefono: “te sì che sei fortunata”.
“Parlo e non mi ascolti!” dice la Lingua Italiana, guardano come un nemico il telefono cellulare della figlia.
“Ti ascolto, ma’, so fare due cose insieme, che credi?”
“Ho l’impressione che questo che credi me l’abbia detto col “k”!”
“E che fai mi leggi le parole? Siamo messi male, da farsi curare, ah ma’! Chiamo la neuro?”
“No, grazie, vado a prepararmi un tè”.
“Con o senza “h”, ma’?”
“Senza, me gusta di più”.

(n.t.)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *