L’Erede

L’Erede
di Massimiliano Amato
Massimiliano Amato
Massimiliano Amato

Meritocrazia. Nell’ultima settimana questa parola ha imperversato in lungo e in largo nel discorso pubblico cittadino. È risuonata, rotonda e altisonante, nelle analisi giornalistiche; è rimbombata come un tuono nelle prese di posizione della politica; in ultimo, è stata utilizzata dai “trombati” nel tentativo di nobilitare i propri maldipancia. Tutto è avvenuto assolutamente a sproposito: a ulteriore testimonianza che anche le parole si ammalano, esattamente come le persone. Aggredite dai batteri dell’ignoranza e della superficialità, allevati nei moderni incubatori del web 2 e 3.0. O da virus inoculati nel linguaggio da cattive forme di comunicazione, e/o dalla disinformazione. Questo abuso reiterato ha determinato uno stravolgimento completo della prospettiva in cui andrebbe correttamente inquadrata la nomina del nuovo assessore al Bilancio e allo Sviluppo Economico del Comune. Detto in poche parole: l’Erede (chiamiamolo con la maiuscola così ci leviamo il pensiero) non ha tolto il posto a nessun giovane di talento. La sua nomina non ha bloccato l’ascensore sociale, come si sente pomposamente dire da giorni. E di certo essa non costituirà il motivo (non l’unico almeno) per il quale centinaia, forse migliaia, di laureati salernitani appartenenti alla stessa generazione del neoassessore saranno costretti nei prossimi anni ad emigrare per veder valorizzate le proprie capacità. L’Erede non ha vinto alcun concorso pubblico bruciando grazie ad una raccomandazione politica coetanei più bravi di lui: peraltro, ha una laurea e un master in Economia e avrà certamente pari o addirittura maggiore dimestichezza del suo predecessore con la materia che gli è stata assegnata. In ogni caso, la formazione di una Giunta municipale non è una selezione per titoli e meriti: se così fosse, si potrebbero abolire le elezioni e pubblicare, periodicamente, dei bandi pubblici. Insistere su questo tasto significa concedere ulteriore vantaggio a chi quella nomina l’ha concepita e imposta. Ma soprattutto contribuisce a costruire una falsa verità. Più o meno dello stesso tipo di quelle che il regime propala da 23 anni ad una città turlupinata, stordita dalla propaganda e completamente assoggettata ai voleri di un Sistema chiuso, pervasivo e opprimente. Costretto a ricercare in se stesso, ossia nel proprio codice spesso illegale, quasi sempre violento e amorale, gli strumenti di sopravvivenza. La nomina dell’Erede non è, in ultima analisi, nemmeno un problema di democrazia, giacché non sovverte, né tradisce in maniera clamorosa il verdetto elettorale. A meno che non si voglia ritenere il 71% raccolto dieci giorni fa esclusiva farina del sacco del rieletto Facente Funzioni. Il quale, senza l’aiuto della Real Casa, non sarebbe andato molto lontano. Anzi: non sarebbe andato da nessuna parte. E questo è pacifico. E allora, se l’assessorato all’Erede non pone – tecnicamente – né un problema di meritocrazia, né di democrazia, dov’è lo scandalo? In re ipsa? Nel senso dell’inopportunità politica dell’operazione? Fuochino. No: quella nomina è immorale perché è figlia della più opaca tra tutte le modalità di gestione del potere: la “privatizzazione” delle istituzioni rappresentative finalizzata al controllo esclusivo dei flussi di spesa pubblica. Stiamo parlando di centinaia di milioni di euro, non noccioline. Chi si balocca con il discorso del merito violato perde di vista il dato essenziale della vicenda: la peculiarità delle deleghe toccate all’Erede. Il controllo politico dei conti comunali è fondamentale per l’auto-rigenerazione continua del Sistema, mostro tentacolare che divora risorse pubbliche attraverso le municipalizzate, le casematte del consenso elettorale: lì dove, ad ogni consultazione, si formano i due terzi delle percentuali “bulgare” tributate al regime. Lo Sviluppo Economico è delega strategica per la conservazione e il consolidamento di questo gigantesco apparato clientelare che, scavando voragini nelle finanze municipali, ha probabilmente inquinato in profondità i pozzi della democrazia cittadina. Ma ad essa farà anche capo la programmazione dei Fondi Europei. Materia di pertinenza di Santa Lucia. Quindi di papà. In soldoni: l’Erede avrà a disposizione un’elevata capacità di spesa, la possibilità di costruire relazioni importanti nel mondo dell’economia e della finanza globale, la facoltà discrezionale di decidere i destini di interi comparti produttivi su un territorio che continua a beneficiare di queste risorse – non lo dimentichiamo – perché nettamente al di sotto degli standard di crescita continentale. Ora, al di là di tutti gli aspetti tecnici, politici e anche morali, sarebbe bello chiedere a un tedesco, un francese, un estone, un lituano, a un qualsiasi cittadino dell’Ue, insomma, cosa pensa del fatto che l’utilizzo di un parte delle risorse comunitarie destinate alla Campania verrà deciso, d’ora in poi, in riunioni familiari tra il tinello e il salotto di un appartamento di via Lanzalone, nel popolarissimo rione Carmine di Salerno. La sera, magari davanti a un fumante piatto di pastasciutta. Voi come pensate che reagirebbe?

In primo piano, il neo assessore al Bilancio del Comune di Salerno Roberto De Luca

redazioneIconfronti

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