Letta senza maschera saluta Renzi

Letta senza maschera saluta Renzi
di Luigi Zampoli

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Se il risentimento, la delusione, il rancore hanno un volto è senza dubbio quello di Enrico Letta al momento del passaggio di consegne con Matteo Renzi a Palazzo Chigi.
Il giovane Renzi baldanzoso e sorridente accanto al funereo Letta, due volti, due maschere: da commedia popolare, il  primo, da tragedia greca, il secondo.
Letta è pallido, tirato, lunare, Renzi sorride, ammicca, si prende la scena davanti ai fotografi; è il suo momento, il suo governo, composto in modo tale da non oscurare la sua stella.
Eppure in quel momento, quando si celebra il ridicolo e quanto mai inopportuno rito del “campanello”, dato il periodo che attraversa il Paese, Letta riesce in qualche modo a “strappare” il proscenio al suo carnefice scalpitante.
Il compìto Enrico serra la mascella, rende il suo sguardo “neutro” ad ogni emozione, non fa nulla per nascondere il suo disappunto per come è maturata la sua sostituzione, vorrebbe essere ovunque, ma non lì, a fare gli onori di casa al nuovo inquilino. Riesce a stringere velocemente la mano senza guardare in faccia Renzi, tutto avviene in pochissimi secondi, poi congeda tutti e va via lontano dagli occhi costanti di fotografi e telecamere, magari per riprendere subito la sua solita espressione da bravo ragazzo timido che ha trascorso tanti anni sui libri.
Ha fatto bene l’ormai ex premier a non nascondere il suo stato d’animo, a non fingere finti sorrisi di circostanza o una giovialità d’occasione; in questo, bisogna riconoscerlo, è stato assai poco democristiano, un “vizio“ d’origine che gli è costato una sorta d’ostracismo da parte degli alfieri del rinnovamento generazionale, pur essendo relativamente giovane all’anagrafe. Il volto di Letta è stato un monito ai troppi farisei del Pd, ai trasformisti che da più parti accorrono in queste ore alla corte di Renzi, dai più remoti angoli del campo democratico.
Una nuova politica in fondo è fatta anche di queste cose, chiarezza e trasparenza nelle parole e nei comportamenti e, se deve essere scontro o rottura totale, lo sia pure! Nella circostanza in questione, colpisce che sia stato proprio il più moroteo e rassicurante dei protagonisti della vita politica italiana ad esprimere in maniera così plastica tutta la sua incontenibile insofferenza.
Letta è sembrato una sorte di Ettore ferito a morte dal suo avversario Renzi che ora appare come un Achille che può tutto; difficile capire se prevalga in lui la voglia di mollare o una paziente attesa di vendetta, perché, si sa, il tempo degli onori prima o poi finisce per tutti.
Finora non c’è stato, almeno non ancora, nessun proclama minaccioso contro Renzi, solo quei venti, lunghissimi secondi senza mai incrociarlo negli occhi, una stretta di mano scostante, distaccata, gelida, con quello sguardo che hanno solamente i buoni quando non si sentono più tanto buoni.

redazioneIconfronti

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