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Lettera alla portiera / La democrazia? Una fatica

Lettera alla portiera / La democrazia? Una fatica
di Alfonso Liguori
L'attore Alfonso Liguori

L’attore Alfonso Liguori

Mia cara “portiera”, sempre a te mi rivolgo, fiducioso che capirai sicuramente e meglio di tanti professoroni che senti parlare in tv.

La prima cosa che ti consiglio di fare è veramente quella di fermarti a riflettere. Perché il tuo primo grande nemico è la rabbia che ti sconvolge il fegato. Questa rabbia è come una benda nera che tieni sugli occhi e non ti fa vedere le cose, e “loro” ci campano sulla tua rabbia, facendoti credere quello che più gli fa comodo. Allora fermati e toglitela un attimo.

Io lo so, tu ora stai godendo al pensiero che con questa legge elettorale che vogliono fare, tanti piccoli partiti non andranno più in parlamento “a rubarsi lo stipendio per non fare niente” e impedire ai partitoni di “fare le cose”. Perché questo è quello che ti raccontano.

Ma, vedi, quello che non ti hanno mai spiegato è che la Democrazia è una cosa faticosa, e che per farla funzionare ci vuole proprio un fegato grosso come il tuo che da anni ingoi ingiustizie.

Perché è faticosa la democrazia? Perché tutti hanno diritto: diritto di parlare, diritto di pensare, diritto di fare valere le proprie ragioni…

La signora che abita sopra di te vota per un partito che a te non piace, anzi ti fa proprio schifo, un partito che prende solo il 3%, e tu giustamente pensi che la signora del piano di sopra sia “una cretina!”. Ma la signora sa che tu voti per quell’altro partito e pure lei pensa che tu “sei una cretina!”.

Chi avrà ragione tra voi due? Nessuna delle due. Entrambe avete il diritto di votare il partito in cui credete e di considerare l’altra “una emerita cretina!”. Perché questa è una delle prime “faticate” della Democrazia: anche il cretino ha diritto.

E devi pensare pure un altro fatto, cara amica: oggi il tuo partito prende il 20% ed è in Parlamento, e quello della signora di sopra prende il 3% e non ci sta; ma se domani fosse il contrario, se fossi tu e il tuo parito, all’improvviso, a prendere il 3%, come ti sentiresti senza nessuno che dice in Parlamento le cose in cui credi?

Secondo te, allora, quelli che sono pochi devono stare zitti? Gli schiavi si trattavano così, anche se molto spesso erano più dei padroni. E se non stai attenta, andrà a finire che il Parlamento sarà pieno di pochi padroni che diranno a tanti schiavi di stare zitti. Infatti, cara la mia “portiera”, ti hanno mai detto che un 3% degli elettori corrisponde a circa 1.500.000 di voti? Non credo.

A questo punto pensa anche un’altra cosa: se 4 partitini che prendono il 3% non entrano in Parlamento, vuol dire che circa 6.000.000 milioni di persone non avranno nessuno che parla per loro. E ti pare una cosa giusta?

La soglia la vogliono mettere all’8% – a meno che non fai accordi con i grandi e ti basta il 5%, ma allora devi stare “sotto lo schiaffo” – e se quindi metti insieme tutti i partiti che non arrivano a quell’8% hai idea di quante persone non avranno diritto di parlare?

Già in Italia ci sta un 40% di persone che non vota perché ormai “schifa” la politica, se poi togli tutti quelli che non arrivano alla soglia che “loro” hanno deciso, ecco che ti ritrovi esattamente come dicevamo: pochi padroni che decidono per tutti, e un mare di schiavi…

E questo perché, perché “i piccoli ci fanno perdere tempo”? Sicuro che gli fanno perdere tempo, o magari sono di intralcio ai loro “affari”?

La Democrazia è una cosa faticosa, e la fatica la devi fare non solo per rispettare il pensiro del “cretino” vicino a te (il quale a sua volta, ricordalo, pensa che il “cretino” sei tu), ma anche per trovare una soluzione tra tante idee diverse, e lo devi fare per il bene di tutti.

Adesso, dimmi la verità, non ti sembra troppo facile dire “i piccoli partiti si arrangino”? Ricorda che per ogni 3% c’è un milione e mezzo di persone circa che si dovrà arrangiare. E questa ti pare Democrazia?

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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