Mer. Lug 17th, 2019

I Confronti

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L’Europa a gamba tesa nella campagna elettorale

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Monti alle prese con l'Imu e Berlusconi fa saltare il confronto a sei

elezioni_comunaliMario Monti da qualche giorno ha dismesso i panni del custode dell’ortodossia rigorista e ha cominciato a promettere la riduzione dell’Imu e dell’Irpef, con un linguaggio per lui inedito («basta autoflaggellarsi con le tasse»). Il cambio di passo del premier, che si è rapidamente tolto il loden da professore della Bocconi per indossare la mimetica da battaglia elettorale, ha costretto i contendenti a riposizionarsi. Berlusconi, che pure viene dato in leggera ripresa negli ultimi sondaggi prima del black out che accompagnerà le ultime settimane di campagna elettorale, non può più accontentarsi della semplice promessa di togliere l’Imu sulla prima casa: l’arma con la quale riuscì a rimontare su Prodi nel 2006, sfiorando il colpaccio, questa volta rischia di essere spuntata. Se vuole ripetere quell’exploit, il Cavaliere dovrà tirare fuori dal cilindro una proposta “pesante” che convinca gli indecisi, questa volta resi più scettici, dalla durezza della crisi, a dargli fiducia. Compito reso ancor più difficile dagli altri fronti che Berlusconi deve quotidianamente affrontare. Come quello apertosi con lo scivolone su Mussolini nel giorno della memoria ha provocato un certo imbarazzo nel pdl. Giorgio Napolitano ha sentito la necessità di far sentire la sua voce, e l’intervento del capo dello Stato non è stato un sollievo per il Cavaliere: il monito di Napolitano a non alimentare le «insidie del revisionismo» e la sua sottolineatura che in Italia «c’è consapevolezza dell’aberrazione introdotta dal fascismo con l’antisemitismo e dell’infamia delle leggi razziali» sono subito apparsi come una reprimenda di Berlusconi. Come se non bastasse, il leader del pdl ha dovuto subire l’attacco del commissario europeo agli affari economici e monetari Olli Rehn: la sua ricostruzione del periodo finale del governo Berlusconi, con l’accusa al Cavaliere di essersi rimangiato la parola sugli impegni che aveva sottoscritto a Bruxelles, ha mandato su tutte le furie lo stato maggiore del Pdl, che si sente preso di mira dai fedelissimi della Merkel. Non a caso Berlusconi reagisce accusando Monti di essere un «piccolo politicante» sostanzialmente succube della cancelliera tedesca. Non che nello schieramento di centrosinistra le acque siano meno agitate. La vicenda del Monte Paschi di Siena, che oltre a essere il terzo istituto di credito italiano è anche una banca che ha un rapporto storicamente vicino all’amministrazione di sinistra della città toscana, sta diventando un assillo per Bersani. Il segretario del Pd si ritrova a doversi difendere dalle accuse di Beppe Grillo, che è arrivato a chiederne le dimissioni. La sua replica stizzita («non prendo lezioni da un autocrate da strapazzo») mostra un Bersani che vuole rispondere colpo su colpo alle accuse di aver in qualche modo avallato le irregolarità. Ma Bersani sta attento a non chiudersi a riccio, e, dopo la risposta a muso duro, dice sì alla richiesta di una commissione di inchiesta sulla vicenda. Purtroppo gli italiani non potranno vedere i leader discutere di questo e di altro nella sfida televisiva che si stava preparando alla Rai per sabato prossimo. Berlusconi non ha accettato l’idea di un confronto a sei (lui, Monti, Bersani, Vendola, Grillo e Ingroia) e ha fatto saltare l’appuntamento appellandosi a un regolamento della vigilanza ai che sembrerebbe escludere dalle sfide tv coloro che non sono a capo di una coalizione. Forse Berlusconi non giudica ancora maturi i tempi per affrontare i suoi competitor davanti alle telecamere.

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