L’Europa attacca Berlusconi e lui pensa alla Lega e ad Alfano

L’Europa attacca Berlusconi e lui pensa alla Lega e ad Alfano

Silvio Berlusconi, ad un giorno dall’annuncio di Mario Monti di voler rassegnare le dimissioni dopo l’approvazione della legge di stabilità, torna ad attaccare il governo: ‘«Noi abbiamo tenuto fede ai nostri impegni ma non c’è un solo indicatore economico che sia positivo» ecco perché ha spiegato al termine di una cena a Milano dopo un vertice con lo stato maggiore lombardo del Pdl «l’esperienza del governo tecnico è finita». Il Cavaliere è un fiume in piena: ribadisce come «il passo indietro del Professore sia stato doveroso» e si dice convinto che «non ci sia da perdere tempo» visto che la data più probabile è quella de 24 febbraio ed annuncia che «dal prossimo mese andrà in tv a spiegare agli italiani che il voto frammentato rende il paese ingovernabile». Appuntamento, quello del voto, a cui il Cavaliere conta di arrivare forte di un’alleanza ritrovata con la Lega Nord. Un riavvicinamento che parte dalla candidatura di Maroni alla regione Lombardia in ticket con ogni probabilità con Maria Stella Gelmini.
Berlusconi «è il contrario della stabilità» mentre «l’Italia e l’Europa hanno bisogno di stabilità e di un’Italia forte, non di un Berlusconi». E visto che «tanti dei problemi dell’Italia sono il risultato dei dieci anni in cui è stato al governo», il suo ritorno può essere «una minaccia» per l’Italia e per la Ue. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, attacca il ritorno in campo di Berlusconi ed esprime tutta la sua preoccupazione per la fine accelerata della legislatura. A Oslo, dove domani la Ue riceverà il Nobel per la pace, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ed il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, si trincerano dietro un “no comment”, anche se dai loro entourage trapela l’inquietudine per il futuro dell’Italia. Schulz invece è chiarissimo: la scelta di staccare la spina «è un gioco politico di breve termine», motivato da «interessi molto particolari». Ma si dice anche sicuro che «gli italiani non dimenticheranno» chi «ha creato i problemi» e chi, come Monti, «ha cercato di contribuire a risolverli». «E’ visibile – afferma il socialdemocratico tedesco che nel 2003 si sentì dare del kapò dal Cavaliere all’epoca della presidenza di turno italiana della Ue – che Berlusconi ha un solo obiettivo: quello del suo partito. Normalmente uno si potrebbe aspettare che, con tutti gli sforzi fatti da Monti e col sostegno avuto fino ad oggi, l’intero Parlamento si prendesse l’impegno per la stabilità dell’Italia e, tramite questa, quella dell’intera Europa. Invece quello che succede è un gioco politico, molto legato agli interessi molto particolari del signor Berlusconi e del suo partito». Parlando in francese, Schulz aggiunge che «c’è un proverbio in politica, per chi è responsabile: “avant le pays, aprés le parti” (prima il paese, poi il partito, ndr), ma per Berlusconi è il contrario». Ed avverte: «Non può credere che, dopo un anno di governo Monti e dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti, la gente dimentichi che è stato lui a governare per dieci anni. Gli italiani sanno bene chi è stato la fonte dei problemi e chi ha contribuito a risolverli. Se Berlusconi non vuole più contribuire alla soluzione è visibilmente una strategia, una tattica, per un profitto a breve termine». Netto anche il sostegno a Mario Monti: «Al di là di qualche riserva che la sinistra in Europa ha sempre avuto, abbiamo visto che la responsabilità della coppia Napolitano-Monti ha stabilizzato molto l’Italia. Dunque avrei preferito che Monti fosse arrivato a fine legislatura. Un anno fa l’Italia era in una situazione penosa e Mario Monti ha stabilizzato l’Italia».«E’ assurdo e inaccettabile che il presidente del Parlamento europeo possa esprimere giudizi così sulla politica italiana». Lo ha detto Silvio Berlusconi sulle parole di Martin Schulz, aggiungendo che quest’ultimo è anche «male informato, perché se in Italia c’è una persona più europeista di Silvio Berlusconi me la facciano trovare».E sui suoi rapporti con gli esponenti Pdl in Italia il Cavalieri insiste: «Angelino Alfano è il nostro segretario ed è in ticket con me». «Per quanto mi riguarda – ha aggiunto Berlusconi – ho alle mie spalle naturalmente, quasi vent’anni di leadership, dieci anni di governo e poi una carriera imprenditoriale che mi porta ad essere considerato dagli italiani un conducator di cui fidarsi». Tutte ragioni, ha concluso, per le quali «credo che sarebbe stata una mia mancanza di responsabilità se non mi fossi riproposto, con grande sacrificio personale». E sulle regionali in Lombardia l’ex premier disegna un ticket Maroni-Gelmini per la Regione Lombardia che «potrebbe essere un punto di arrivo» confermando che un accordo in Lombardia è subordinato a un accordo nazionale con la Lega. Berlusconi si è detto comunque fiducioso. «Poco fa ho sentito al telefono Bossi – ha riferito – e ieri ho parlato con il segretario Maroni». Per la Lombardia, ha concluso, «abbiamo deciso di sederci attorno a un tavolo con la Lega».

m.amelia

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