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L’evangelista e il sindaco “santo”

L’evangelista e il sindaco “santo”
di Francesco Carriero

Devoti per un giorno, un solo giorno. Il 21 settembre i salernitani riscoprono i propri sentimenti cristiani e il proprio attaccamento ad una città, spesso da loro stessi maltrattata. E lo fanno riversandosi per le vie del centro storico per assistere alla tradizionale processione di San Matteo. Basta assistere una sola volta a questa sentitissima celebrazione religiosa,tra addobbi floreali e bande musicali, per essere coinvolti nel vortice dei sentimenti, spesso clamorosamente contrastanti, che muovono i “fedeli”. In prima fila, subito dopo le statue dei santi, sfilano le autorità, guidate dal primo cittadino De Luca, il quale tra le sue tante imprese “straordinarie”, riesce anche in quella di strappare più applausi del santo patrono. Che i fedeli siano accorsi più per lui che per San Matteo? Il “santo sindaco”, incassa l’ovazione e si defila.
A testimoniare tale decadenza, c’è anche il comportamento delle giovani generazioni. I ragazzini non vogliono mancare all’appuntamento con il santo, non mossi certamente da sentimenti cristiani, ma più che altro perché “così si è sempre fatto”. Li vedi, birra alla mano, interessarsi più ai panini con la milza e ai fuochi d’artificio, che alla sfilata di martiri (alla quale, di gran lunga preferiscono quella degli eroi della domenica dl Salerno Calcio, anche loro “anime” della processione), lasciando dietro di loro il solito tappeto di immondizie.
A contrastare questi sentimenti, che di sacro hanno ben poco, c’è la fatica dei lavoratori del porto e del centro storico, le cosiddette “paranze”, che in spalla portano le pesanti statue dei santi. Questo compito, storicamente tramandato di generazione in generazione, e la fatica nel portare la pesante icona, sono le emozioni più intense e forse le uniche rimaste invariate nel tempo, che questa processione trasmette. Affianco ai portatori ed ai veri fedeli, a partecipare alle celebrazioni di San Matteo con più trasporto sono i turisti stranieri, che molto spesso involontariamente, rimangono “incastrati” nella folla che si riversa nel centro storico. Rimangono ad osservare  incuriositi e rapiti da usanze e sentimenti così lontani dalla loro cultura, esternando un trasporto degno di chi si professa salernitano doc.
Cosa rimane,quindi, dello spirito originale delle celebrazioni di San Matteo? Il sentimento religioso sembra sempre più spegnersi, accompagnato anche dagli elementi di folklore. Emergono sempre più forti gli aspetti irrituali di questa festa, durante la quale trentamila persone, affollano le vie centrali della città per acclamare più il sindaco che il santo, pensando che l’importante non sia “il crederci”, ma “l’esserci”.
Come nella processione cantata da De Andrè dove “si porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano”.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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