Licenziamenti a Pomigliano, persino la Fornero attacca Marchionne

Licenziamenti a Pomigliano, persino la Fornero attacca Marchionne

Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero (nella foto con Marchionne) «invita la Fiat a soprassedere all’avvio della procedura di messa in mobilità del personale, in attesa della verifica di una possibilità di dialogo che non riguardi soltanto il fatto specifico, ma l’insieme delle relazioni sindacali in azienda». Lo sottolinea in una nota lo stesso ministro riferendosi alle vicende successive alla sentenza di condanna all’assunzione dei 19 lavoratori nello stabilimento Fiat di Pomigliano e alla messa in mobilità di altrettanti dipendenti da parte della Fiat stessa. Il Ministro «constata, con rammarico e preoccupazione la novità della fattispecie che fa evolvere le relazioni industriali nel senso dello scontro e dell’indurimento della contrapposizione, la mancanza di volontà di dialogo di entrambe le parti e l’assenza di una posizione comune da parte sindacale». In questa situazione, il Ministro del Lavoro – si legge nella nota – «si adopererà per quanto di sua competenza per fermare l’avvitamento in una spirale nella quale tutti, dai singoli all’intero Paese, sono perdenti». Dello stesso tenore anche le parole del ministro Corrado Passera: «Su Fiat non entro nel merito ma non mi è piaciuta la mossa che ha fatto» decidendo di mettere 19 operai in mobilità in risposta alle decisioni del giudice. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera che ha aggiunto, Fiat è una «libera azienda e se la vede al suo interno». Passera ha tuttavia precisato: «Mi è piaciuta la notizia sulla decisione di non chiudere impianti in Italia». Come governo, nel confronto con l’azienda, ha aggiunto «faremo il possibile perché gli impianti siano attivi e produttivi, non fermi come ora». Il tavolo di lavoro per potenziare l’export, ha concluso Passera, «va proprio nella direzione di rendere più competitivi gli impianti manifatturieri»
Sono 2146 i lavoratori in organico nella newco Fabbrica Italia Pomigliano. E’ uno dei dati che si ricavano dalla lettura del documento aziendale con cui la newco Fip annuncia i 19 licenziamenti che vengono individuati in 18 operai del quinto gruppo professionale e un operaio del quarto gruppo professionale-seconda fascia. «Per effetto dell’ordine giudiziale di cui al provvedimento della Corte di Appello di Roma comunicato il 19-10-2012 – si legge – vi sarà un incremento di 18 operai del quinto gruppo professionale e di un operaio del quarto gruppo professionale. Il personale eccedente – si legge nella raccomandata inviata ai sindacati – è individuabile in 19 operai di categoria operai di cui 18 del quinto gruppo professionale-seconda fascia e uno del quarto gruppo professionale. E da questi gruppi, quindi, si procederà con il programma di riduzione del personale entro 120 giorni “previo esperimento delle procedure di esame congiunto, ove richiesto, tra le parti previsto dalla normativa di legge”. Nella comunicazione ai sindacati si sottolinea quindi, che al “momento in cui si darà corso ai licenziamenti”, si avranno 18 operai in eccedenza nel quinto gruppo professionale, ed uno nel quarto gruppo professionale-seconda fascia. Per effetto di questi provvedimenti l’organico della fabbrica di Pomigliano consta di 4 dirigenti, 47 quadri e 150 impiegati. Gli operai sono ripartiti in gruppi professionali che sostituiscono i vecchi livelli, in base al contratto collettivo specifico di primo livello, firmato con Fiat dai sindacati di categoria, ad esclusione della Fiom a marzo del 2011. In Fabbrica Italia Pomigliano sono 64 gli operai del terzo gruppo professionale, 174 quelli del quarto gruppo professionale-prima fascia, 142 quelli che appartengono al quarto gruppo professionale-seconda fascia, e 1565 gli operai che appartengono al quinto gruppo professionale. In una nota Diego Della Valle si scaglia duramente contro Marchionne e gli Agnelli, chiedendo l’intervento delle massime cariche dello stato. «Il Presidente della Repubblica, Napolitano, e il Presidente del Consiglio, Monti, devono, a questo punto, intervenire e richiamare Marchionne e gli Agnelli al rispetto e al senso di responsabilità che, dato il ruolo che ricoprono, devono al Paese e a tutti gli italiani». «Il loro continuo comportamento arrogante, contraddittorio e non più credibile – ha aggiunto l’imprenditore marchigiano – sta creando enormi problemi all’immagine dell’Italia all’estero, e sta mettendo a rischio la buone relazioni che, oggi più di prima, sono indispensabili tra il mondo del lavoro e le aziende. Non costringerli ora, da parte di chi guida il Paese, a prendere impegni seri, articolati, veri e soprattutto verificabili nella loro esecuzione, significherebbe mancare di rispetto a tutti gli italiani chiamati in questo momento a fare grandi sacrifici per aiutare l’Italia a uscire dalla crisi».

m.amelia

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