Mer. Lug 17th, 2019

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Il rasoio di Romano a 360°: “Idaff? Bomba chimica”

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di Silvia Siniscalchi

Giovanni Romano

di Silvia Siniscalchi
Romano Giovanni
Giovanni Romano

“Se noi avessimo in Campania un altro impianto come Acerra potremmo risparmiare i soldi che paghiamo ad Austria e Olanda per inviare i rifiuti nei loro inceneritori. E allora non sarebbe meglio mettersi a un tavolo e ragionare per trovare un modo controllato di smaltire i rifiuti nei nostri inceneritori e non pagare tasse su tasse per inviarli altrove? Rifiuti zero è un’illusione, perché ormai il mondo è connesso a livello interplanetario e le nostre iniziative individuali sarebbero ridicole. Rifiuti zero può essere una meta, ma ora dobbiamo ragionare con realismo e concretezza, senza divisioni di colore”. L’assessore regionale all’Ambiente e sindaco di Mercato S. Severino, Giovanni Romano, riscrive le regole che dovranno consentire una nuova trama di relazioni tra i cittadini, le istituzioni e l’ambiente. Romano chiude gli interventi della serata per il trentennale della rivista ‘L’aeropago letterario”, diretta da Michele Sessa, e coglie l’occasione per un rapporto sulla tragica realtà campana. “L’ambiente della Campania richiede tempo e interventi profondi per essere salvato. I pregiudizi devono essere eliminati e occorre onestà intellettuale per fare i conti con il passato e un’eredità di omissioni e azioni mancate, che hanno prodotto i loro risultati”.
Nel quadro delineato dall’assessore regionale prevalgono le ombre o le luci?
“È tempo di essere tranquillamente allarmati e adeguatamente attenti” osserva Giovanni Romano, che puntualizza peculiarità territoriali non trascurabili, nel bene e nel male. “Nella Valle dell’Irno ci sono soltanto delle eco molto attenuate del disastro dell’agro aversano, delle zone flegree, della terra dei fuochi, di Baia Domizia. Questa diversità è certamente, prima di tutto, di origine politica – spiega l’assessore – e di questo va dato atto alle classi dirigenti del territorio”.
Arrivano a questo punto accuse gravissime al ceto politico-istituzionale della regione. “Amministratori distratti o corrotti sono stati la causa principale del disastro ecologico nelle zone della Campania, che oggi risultano ridotte come Chernobyl”. Certo, vi sono delle schiarite, si vanno ricreando aree nelle quali la coscienza civica e la cittadinanza attiva cominciano a delinearsi, ma forse è ancora molto poco. “La rete dei 47 comitati riuniti per salvare la terra dei fuochi, promossa da don Patriciello e da altri parroci, è qualcosa di nuovo. Ma negli anni scorsi molta gente ha voltato lo sguardo, compresi i contadini che cedevano i suoli alla camorra in cambio di soldi, sapendo bene cosa ne avrebbero fatto i camorristi, e continuando a coltivarli per non dare nell’occhio”.
roghi_terra_martireNelle parole dell’assessore, che ha parlato davanti ad una folta ed attentissima platea, nel palazzo municipale di Fisciano, c’è grande amarezza per lo sfaldamento del profilo etico delle comunità, oltre che della politica. “I principali avvelenatori delle terre campane sono campani, che sono andati a nord per proporre agli industriali soluzioni convenienti e formalmente pulite per smaltire i rifiuti; e lo facevano con la complicità di tanti altri campani, da quelli che guidavano i tir a quelli che, come i contadini, si voltavano dall’altra parte. E poi si è aggiunta la produzione di carte su carte, consulenze su consulenze, cartografie su cartografie, servite a poco e costate tanto. Oggi Schiavone parla ma non si sa se lo faccia per un improbabile processo di pentimento o piuttosto per inficiare altri processi in corso sui Casalesi, delegittimando le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che vi sono coinvolti. Fa notizia Schiavone e non invece il fatto che il problema – commenta l’assessore regionale all’Ambiente – è innanzitutto culturale. Il governo sbaglia nel pensare che l’esercito sul territorio possa risolvere le cose, perché il controllo del territorio non è risolutivo rispetto a chi continua a pensare che l’ambiente non sia la propaggine delle nostre case, ma un elemento a se stante e, soprattutto, una fonte di denaro”.
I danni prodotti sono rilevanti, vi sono aree in cui non è esagerato parlare di catastrofe ecologica. “Qui non si tratta di salvaguardare ma di salvare l’ambiente, che sta morendo. Grande merito va dato ai ragazzi che sono impegnati nelle cooperative attive sui terreni confiscati alla camorra, ai parroci di frontiera, al mondo del volontariato, che non dovrebbe sostituire ma affiancare le istituzioni, che sono ancora troppo assenti. Molte persone si fermano perché sono lasciate sole”.

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L’impianto dismesso dell’ex IDAFF nel comune di Fisciano

Ma qual è la situazione nella Valle dell’Irno? Romano non è per nulla rassicurante, perché in questo territorio si sono verificati nel passato crimini ambientali che ricadono sulle generazioni attuali con gravissimi rischi per la salute. “La valle è una macro area in crescita, grazie alla sua storia e alla presenza di realtà complesse come l’Università di Salerno, che la rendono sempre più vitale. Ma ci sono gravi problemi. L’Idaff è uno di questi e l’Arpac non può essere un ente che agisce in relazione al colore politico degli assessori e non a prescindere. Una delle pratiche più criminali attribuite al patron dell’Idaff, l’ingegnere Elio Graziano, è stata quella di smaltire l’amianto non secondo legge, ma usandolo per costruire le fondamenta di altri impianti industriali. Se così fosse, l’Idaff potrebbe essere una bomba chimica pericolosissima”.
Altro problema: la quantità di acqua piovana negli ultimi anni non è più come un tempo distribuita nel corso dei mesi, ma si concentra in pochi, violenti acquazzoni torrenziali e, quando piove molto, i torrenti esondano. Le risorse idriche sono diminuite anche per il consumo di suolo e per l’aumento enorme delle superfici impermeabilizzate. “Le portate dei torrenti, quando piove, sono spesso distruttive. L’unico modo per fermare l’acqua in discesa – spiega l’assessore – sono le vasche di laminazione. Occorre quindi operare in sinergia e mettere da parte i pregiudizi e gli interessi individuali. Allo stesso modo bisogna intervenire sui dipendenti forestali e su quelli dei consorzi di bonifica che non sempre si sono comportati onestamente”. In Campania ci sono 21.800 persone impiegate per l’ambiente: una cifra paradossale per l’assessore-sindaco. Le cause? Anche qui culturali. “È stato commesso un errore madornale – spiega Giovanni Romano – nel far credere a questi lavoratori che potevano essere assunti senza commesse da una regione che ha 18 miliardi di debiti, attualmente fermi ma sempre attivi. Basta leggere l’ultima pagina del bilancio consuntivo della Regione Campania. È chiaro che la Regione non riesce più a pagare i dipendenti. La Corte dei Conti ha messo sotto inchiesta Romano e ha bloccato i pagamenti facendo presente che i soldi pubblici non possono essere usati per pagare stipendi senza commesse certe e senza equilibri finanziari. Stesso discorso per la sanità. “Fino a tre anni fa, quando non c’erano l’Europa, Maastricht e la corte dei conti, le pubbliche amministrazioni potevano fare debiti, ma oggi non possono più”. I lavoratori che non producono non possono essere mantenuti, ma dovranno essere inseriti in percorsi produttivi. La Campania ha 7 procedure di infrazione europea, per i rifiuti, gli agglomerati urbani con una densità superiore alla norma e per altro. Le infrazioni hanno comportato, ricorda Romano, il blocco di una parte dei finanziamenti europei.
Anche per le cave il problema è immenso. In Campania ce ne sono 3000, nella Valle dell’Irno 16. I sindaci a volte sono distratti o incapaci negli interventi, lasciando campo libero ai camorristi o addirittura facendo accordi con loro.
L’assessore non le manda a dire, è diretto ed affronta con dati alla mano anche le realtà più spinose. “In alcuni casi i sindaci non sono potuti intervenire per la burocrazia e i buro-cretini che, invece di aiutare, appesantiscono i processi amministrativi”.

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I fumi inquinanti delle Fonderie Pisano nei pressi di Fratte (Sa)

Per l’elettromagnetismo ci sono i problemi dei ripetitori wireless privati e incontrollati, ricorda Romano, che passa però ad affrontare uno dei temi più sentiti, quello relativo alle fonderie Pisano, che sono la cerniera tra Salerno e la Valle dell’Irno. “Purtroppo, al momento, resteranno dove sono perché l’area prescelta per trasferirle è stata bloccata dall’intervento delle collettività locali che non hanno permesso il trasferimento. Certo l’intervento dei cittadini denota attaccamento al territorio. Ma con la politica dei no non si va da nessuna parte”.
Esistono però cose che possono essere fatte anche subito per invertire la rotta. Eccone una: “Nella Valle dell’Irno è necessario anche diminuire l’emissione di CO2. Il rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Tommasetti, è sensibile al tema. Bisogna collegare l’Unisa con la metropolitana di Salerno, dando la possibilità agli studenti di raggiungere più facilmente l’ateneo e diminuendo l’inquinamento atmosferico, che la conformazione ortografica del solco Irno-Solofrana favorisce, trattenendo i gas”.

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