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L’inchiesta13 / Scuola di giornalismo? Il mestiere si impara in redazione

L’inchiesta13 / Scuola di giornalismo? Il mestiere si impara in redazione
di Barbara Ruggiero

«Il mio consiglio a un aspirante giornalista? Non smettere mai di inviare il curriculum. Io sono la prova del fatto che prima o poi, se vali, qualcuno ti chiama».
Isabella Faggiano, salernitana, ex allieva del primo biennio della scuola di giornalismo di Salerno ci racconta la sua esperienza da aspirante giornalista a conduttrice del tg di T9, televisione privata di Roma, che trasmette sui territori regionali di Lazio e Umbria.
Isabella, tu hai scelto la scuola di giornalismo di Salerno. Come mai?
E’ stata una scelta improvvisa. Di ritorno dalle vacanze dopo la laurea, mio padre mi fece trovare un trafiletto di un giornale in cui si parlava della scuola di giornalismo a Salerno e mi disse: “Prova”. Io allora volevo continuare la carriera universitaria, mi ero laureata da poco in Filosofia all’Orientale a Napoli, avevo avviato una collaborazione con Cronache del Mezzogiorno che mi avrebbe comunque portato al praticantato. Ero diffidente. “Perché dovrebbero prendere proprio me?”, pensai. Poi mi decisi a presentare la domanda. Alla fine delle selezioni arrivai ventiseiesima e dopo qualche rinuncia fui ufficialmente ammessa alla scuola.
Come ti sei trovata? Proviamo a tracciare un bilancio della tua esperienza.
Ho un bel ricordo di quegli anni. Ho frequentato il primo biennio della scuola: ogni novità era una conquista e una grande avventura per noi. Ricordo ancora la nottata che facemmo chiusi dentro il giorno prima che uscisse il primo numero del giornale! Credo sia stata per me un’ottima scuola perché ci ha consentito di fare più pratica. E i nostri tutor sono stati sempre squisitamente utili. Forse un po’ meno le lezioni frontali, ma io preferivo la pratica: è quindi solo una mia impressione.
Dopo quanto tempo dalla fine della scuola hai trovato lavoro?
Il 12 febbraio ho sostenuto l’esame orale e il 12 marzo, dopo appena un mese, ho firmato il mio primo contratto di collaborazione con Il Messaggero, dove mi occupavo di Interni e poi di cronaca giudiziaria.
Ti sei, quindi, subito trasferita a Roma?
In realtà, dopo gli esami sono tornata raramente a Salerno: avevo deciso già di spostarmi nella Capitale. Poi una serie di occasioni mi hanno permesso di mantenermi a Roma: prima la collaborazione a Il Messaggero, poi l’ufficio stampa di un ente che si occupa di energie rinnovabili, e poi ancora una collaborazione a Il Secolo XIX. In realtà ero stata nella Capitale già per gli stage della scuola, prima al Tg2 e poi all’Adnkronos.
Le collaborazioni ti hanno permesso di mantenerti a Roma facendo solo la giornalista?
In linea di massima sì. Riuscivo a guadagnare bene. Poi, però, Roma, si sa, è abbastanza cara e spesso ho cercato di fare anche altro.
E poi, qualche mese fa, è arrivata l’assunzione a T9. Giusto?
Sì, ma non è questo il primo vero contratto da professionista. In passato avevo già fatto una sostituzione estiva a Il Secolo XIX. Poi, in attesa di riavere una collaborazione con il quotidiano genovese, sono tornata per un po’ a Salerno, dove ho collaborato con Il Mattino e ho avuto un contratto con l’Ance. A giugno, sono stata assunta a tempo determinato con articolo 1 da T9.
Alla luce della tua esperienza personale, consiglieresti a un aspirante giornalista di frequentare la scuola?
Consiglio la scuola solo se non si riesce a fare il praticantato tradizionale. Questa professione si impara per strada. Nella scuola, per quanto reali possano essere le esercitazioni, sono sempre delle simulazioni. Io credo che la gavetta sia fondamentale. Il solo tesserino da professionista, preso grazie a una scuola, non porta da nessuna parte. Si deve essere bravi a crearsi il proprio stile e a buttarsi nella mischia. Il mio consiglio è: mai smettere di mandare i curricula ai giornali. Prima o poi li leggono: io a T9 sono stata assunta dopo un anno dall’invio del mio curriculum. E’ chiaro, però, che quello che conta, accanto al fatto che sei professionista, è l’esperienza: solo con il tesserino non sei nessuno.

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Commenti (2)

  • giovanni

    Un omaggio a Biagio Agnes- E nulla più.

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  • vittorio dinardi

    Praticamente questa è la seconda persona uscita dalla Scuola di Salerno che ha trovato lavoro senza che sia riconducibile alcun merito alla scuola stessa. Davvero assurdo che continui ad esistere questa scuola del nulla con docenti senza alcuna consistenza professionale, direttori fantasma e dove quest’anno per la prima volta si darà qualche borsa di studio nonostante il finanziamento della Regione l’avrebbe imposta già dal suo nascere. Peraltro è una scuola universitaria dove tra i docenti anche più in vista delle materie professionalizzanti c’è gente che non è nemmeno laureata. Insomma, uno scandalo.

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