Dom. Lug 21st, 2019

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L’inchiesta14 / “Cronista alla Iulm si diventa, ma è dura”

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«Purtroppo quella del Master è stata una scelta obbligata, vista l'impossibilità di procacciarsi un praticantato di questi tempi». A parlare è Giuseppe Antonio Leo, venticinquenne calabrese, studente alla scuola Iulm, oramai da quasi due anni a Milano, dove si appresta a svolgere l'ultimo stage prima degli esami da professionista. Giuseppe, come mai hai scelto di trasferirti a Milano per la scuola di giornalismo? E perché hai scelto proprio lo Iulm? «Iscrivermi al Master Iulm è stata una fortunata coincidenza. Dopo un anno non proprio felice, dopo la laurea triennale in Scienze della comunicazione presso l'Università della Calabria, avevo deciso di continuare il mio percorso universitario cambiando radicalmente indirizzo: avevo pensato di iscrivermi a Giurisprudenza. Però poi in testa mi tornava spesso la pubblicità del Master in televisione e il suo motto: “coltiviamo talenti”. Deciso e un po' sprovveduto, ho tentato la selezione e, nel giorno in cui sarebbero dovuti iniziare i corsi alla facoltà di Giurisprudenza, sono risultato ammesso al Master. Ho mandato all'aria l'intenzione di cambiare obiettivo e sono partito in tutta fretta per Milano».
di Barbara Ruggiero

«Purtroppo quella del Master è stata una scelta obbligata, vista l’impossibilità di procacciarsi un praticantato di questi tempi».
A parlare è Giuseppe Antonio Leo, venticinquenne calabrese, studente alla scuola Iulm, oramai da quasi due anni a Milano, dove si appresta a svolgere l’ultimo stage prima degli esami da professionista.
Giuseppe, come mai hai scelto di trasferirti a Milano per la scuola di giornalismo? E perché hai scelto proprio lo Iulm?
«Iscrivermi al Master Iulm è stata una fortunata coincidenza. Dopo un anno non proprio felice, dopo la laurea triennale in Scienze della comunicazione presso l’Università della Calabria, avevo deciso di continuare il mio percorso universitario cambiando radicalmente indirizzo: avevo pensato di iscrivermi a Giurisprudenza. Però poi in testa mi tornava spesso la pubblicità del Master in televisione e il suo motto: “coltiviamo talenti”. Deciso e un po’ sprovveduto, ho tentato la selezione e, nel giorno in cui sarebbero dovuti iniziare i corsi alla facoltà di Giurisprudenza, sono risultato ammesso al Master. Ho mandato all’aria l’intenzione di cambiare obiettivo e sono partito in tutta fretta per Milano».
Tu non hai ancora terminato il percorso di studi: a ottobre ti attende la prova finale e prima ancora un altro periodo di stage. Proviamo a dare una prima impressione di questi due anni?
«Senz’altro è un’esperienza positiva, non tanto e non solo per i contenuti del corso, ma anche per la tempra caratteriale che esperienze del genere ti lasciano. Stare a stretto contatto con persone non sempre simili a te, con cui sei costretto a condividere carichi di lavoro, può essere problematico; ma credo sia l’esperienza più importante per una persona che attende di essere veicolata nel mondo del lavoro. E poi c’è la multimedialità che a mio avviso è un punto forte della didattica del corso e che impreziosisce l’offerta formativa del Master».
Parliamo degli stage previsti dalle scuole. Per alcuni sono una grande opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Tu che ne pensi?
«Mi preparo ad affrontare il secondo e ultimo stage a Mediaset. Il ventaglio di scelte è abbastanza ampio. Lo scorso anno avevo chiesto di poter lavorare comunque al Biscione, ero partito con l’idea del Tgcom ma dopo due giorni sono stato spostato a Studio Aperto che aveva assoluta necessità di uno stagista. Nonostante le difficoltà che scaturivano dall’improvviso cambio di programma, quella decisione inaspettata mi ha permesso di vivere un’esperienza forte, sempre gomito a gomito con professionisti abituati all’adrenalina da redazione, dei quali poi ho imparato ad apprezzare quel lato umano che nei primi giorni quasi tutti mascheravano dietro un po’ di fisiologica rigidità nei confronti dell’ultimo arrivato. Inoltre ho avuto la fortuna di capitare in stage nei due mesi più ricchi di avvenimenti: la morte di Steve Jobs, di Marco Simoncelli e di Muammar Gheddafi, l’alluvione delle Cinque Terre, la caduta del governo Berlusconi e il dilagare della spread fobia… Tutte giornate lavorative che difficilmente potrò dimenticare».
Avevi già esperienze giornalistiche precedenti?
«Scrivo da quando avevo 19 anni e mi sono quasi sempre occupato di sport, prima in un piccolo settimanale della mia città e poi per il “Quotidiano della Calabria”. Con il tempo ho imparato a scrivere anche di altro, non solo di sport, e la gavetta in provincia sicuramente mi ha dato molto più di quanto potessi pensare inizialmente. Però, quando davanti a te hai solo porte sbagliate, è difficile pensare di poter crescere professionalmente nella tua città. E allora andare lontano, in una grande città, diventa una necessità naturale che non tutti, però, possono soddisfare, visti i sacrifici, economici e non, che l’iscrizione a una scuola comporta».
Alla luce della tua esperienza alla scuola, consiglieresti a un aspirante giornalista di seguire la tua stessa strada per diventare professionista?
«Per la varietà dei contenuti e delle esperienze che il master Iulm offre non ho dubbi nel rispondere affermativamente. Ma senza sacrificio, pazienza, aggiornamento costante e capacità di amalgamarsi calandosi in pieno nei meccanismi redazionali, anche frequentare la migliore scuola al mondo è del tutto inutile».

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