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L’inchiesta4 / Scuole di giornalismo, a Salerno niente borse di studio

Scuole esose, rette particolarmente alte e chiare difficoltĂ  di accesso per chi non ha buone possibilitĂ  economiche o una famiglia danarosa alle spalle. Il quadro delle scuole di giornalismo in Italia è principalmente questo. Le scuole, nelle idee di chi le ha istituite, dovevano essere una naturale sostituzione del praticantato a nero, triste realtĂ  per i giovani che volevano affacciarsi al mondo del giornalismo. Un nobile proposito è finito per diventare un ulteriore ostacolo per l’accesso alla professione: rette che variano tra i 5/10 mila euro annui non sono proprio alla portata di tutte le tasche. Tanto piĂą se – come ricorda beffardamente oggi l’ultimo bando della scuola di giornalismo di Perugia – la scuola “non dĂ  automaticamente accesso ad alcun posto di lavoro”.
Ma in favore dei giovani piĂą volenterosi e meno abbienti è intervenuto l’Ordine che nel Quadro di indirizzi – dove sono indicate le norme necessarie affinchĂ© le convenzioni tra scuole e Ordine vengano rinnovate – all’art.5 stabilisce testualmente che “al fine di favorire la frequenza ai meno abbienti, ciascuna scuola garantisce un numero di borse di studio pari come minimo al 15 per cento delle somme versate a qualsiasi titolo dagli allievi. Le Borse devono essere annuali e vanno elargite: entro il primo trimestre del primo anno ed entro la conclusione del master. In alternativa possono essere concesse esenzioni dei costi a carico degli allievi, con la stessa modalitĂ  e la stessa percentuale minima del 15% previste per le borse di studio. L’erogazione deve avvenire sulla base di criteri di trasparenza che devono essere comunicati nel bando di selezione. La graduatoria va trasmessa al CNOG e deve essere resa nota agli allievi”.
E allora abbiamo deciso di provare a vedere se tutte le undici scuole rispettano il Quadro di indirizzi dell’Ordine e se tutte, di conseguenza, danno la possibilitĂ  anche ai giovani meno abbienti di “professionalizzarsi”.
Da quanto ci risulta, la scuola di Salerno risulta inottemperante a quanto stabilito dall’ultimo comma dell’articolo 5 del Quadro di indirizzi. Lo era giĂ  nel 2010, quando, in occasione di una delle verifiche effettuate dal Comitato Tecnico Scientifico, si evidenziò proprio questa carenza. “Gli studenti possono usufruire di alcuni servizi dell’UniversitĂ , come ad esempio la mensa – si legge nella relazione (Salerno) del 18 maggio 2010 – Contrariamente a quanto stabilito dal quadro di indirizzi non sono previste borse di studio, ma c’è un impegno della direzione della Scuola di inserirne almeno un paio nel prossimo bando”.
In quello stesso anno la Scuola ha ricevuto un finanziamento dalla Regione Campania pari al 27% degli introiti (125.000 euro, 75.000 in meno rispetto al finanziamento del 2008). Ci risulta che la scuola sia ancora inottemperante a quanto stabilito dal Quadro di indirizzi: nell’ultimo bando, datato 10 luglio 2010, non c’è ancora traccia di borse di studio che, facendo due conti, con 25 alunni, dovrebbero essere pari a 56.250 euro a biennio.
Poco chiare a Bari le modalitĂ  per ricevere una borsa di studio: l’ultimo bando pubblicato dalla Scuola (anno 2010) parla, infatti, di “eventuali borse di studio della Regione Puglia, Assessorati alla Formazione e al Lavoro, per la frequenza di Master post-laurea”. E’ consuetudine, però, che l’assegnazione delle borse di studio venga decisa successivamente con bandi interni. E va tuttavia precisato che, a quanto risulta dall’ultima relazione del Comitato Tecnico Scientifico, datata 29 aprile 2010, la Scuola di Bari al capitolo entrate conta solo ed esclusivamente sulle rette degli allievi (4.000 euro annui).
Altrettanto vaghe le informazioni in merito diffuse dalla scuola di Torino che, nel bando 2010, però, precisa che “se anche la nuova edizione otterrĂ  i contributi richiesti, la quota d’iscrizione a carico dell’allievo non sarĂ  superiore a 12.000 Euro comprensiva di tasse universitarie. Saranno inoltre possibili ulteriori riduzioni della quota a carico dell’allievo in funzione di eventuali altre borse di studio disponibili”.
Insomma, oggi sembrano davvero lontanissimi i tempi – eppure è stato così fino ai primi anni del Duemila – del glorioso Istituto per la Formazione al Giornalismo (Ifg) di Milano che consentiva agli allievi di frequentare i corsi, diventare praticanti e sostenere l’esame da professionista con una retta di soli 50 euro l’anno. Erano altri tempi ed enti diversi: l’Ifg era nato, infatti, dalla collaborazione dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e dalla Regione Lombardia.

Barbara Ruggiero

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