Mar. Lug 16th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’inchiesta6 / Troppi cronisti a scuola con i soldi delle Regioni

3 min read
Scuole di giornalismo troppo care. Prezzi esosi per i giovani che si vedono costretti a rinunciare ad inseguire un sogno. Costi giusti, stando a quanto sostiene il presidente Iacopino, a causa delle grosse spese da sostenere per la gestione delle scuole di giornalismo: attrezzature che invecchiano troppo velocemente, insegnanti, docenti, tutor e personale tecnico amministrativo da pagare e borse di studio da assicurare agli alunni. Il sistema economico che sta dietro ogni scuola di giornalismo non è certo semplice da gestire.

di Barbara Ruggiero

Franco Abruzzo

Scuole di giornalismo troppo care. Prezzi esosi per i giovani che si vedono costretti a rinunciare ad inseguire un sogno. Costi giusti, stando a quanto sostiene il presidente Iacopino, a causa delle grosse spese da sostenere per la gestione delle scuole di giornalismo: attrezzature che invecchiano troppo velocemente, insegnanti, docenti, tutor e personale tecnico amministrativo da pagare e borse di studio da assicurare agli alunni. Il sistema economico che sta dietro ogni scuola di giornalismo non è certo semplice da gestire.
Ma quali sono le principali fonti di finanziamento per le scuole di giornalismo? In prima battuta sicuramente le rette pagate dagli studenti. A seguire, i contributi delle Università e di enti pubblici, come per esempio le Regioni. Fin dall’istituzione della prima scuola di giornalismo in Italia, le Regioni hanno sempre giocato un ruolo importante nell’ottica dei finanziamenti alle scuole. Nel 1977, quando nacque l’Istituto “Carlo De Martino” per la Formazione al Giornalismo, era possibile versare nelle casse dell’ente di formazione una quota simbolica di iscrizione grazie ai fondi Fse che, passando per le casse della Regione Lombardia che – di concerto con l’Ordine dei giornalisti della Lombardia – aveva dato vita alla scuola, finivano per finanziare l’istruzione di tutti coloro che intendevano avviarsi alla professione.
Tra il 2006 e il 2007, con l’esaurimento delle risorse Fse, si pose per la prima volta il problema dei finanziamenti alle scuole di giornalismo. Allora gli enti di formazione erano istituti (come l’Ifg di Milano, Urbino e Bologna). È in questo periodo, in seguito alla crisi di finanziamenti, che la maggior parte degli istituti si fondono con le Università e vengono inquadrati come master universitari: una formula che consente alle scuole di non dipendere solo ed esclusivamente dai finanziamenti regionali. Laddove la fusione con l’università non è possibile, si creano alleanze con partner commerciali: istituti bancari (come accaduto all’epoca a Torino e Sassari) o con il consorzio Mediaset (come avvenuto per lo Iulm di Milano). Ed è da questo momento in poi che la folla degli aspiranti giornalisti deve sborsare intorno ai 5 mila euro l’anno per inseguire il proprio sogno.
Abbiamo spulciato tra le ultime relazioni del Comitato Tecnico Scientifico dell’Ordine dei Giornalisti per cercare le principali fonti di finanziamento delle scuole in Italia.
Emerge che la fonte principale di finanziamento per tutte le scuole è costituita dalle rette degli alunni. Subito dopo i contributi delle Regioni. Nella relazione redatta nell’aprile 2010 si legge che “i finanziamenti derivano esclusivamente dalle rette degli allievi (4.000 euro annui)… La Regione Puglia mette a disposizione risorse che coprono il 95% dell’ammontare della retta”.
Alla scuola di Bologna, alla data di febbraio 2009, non risulta pervenuto alcun contributo dalla Regione. Al Master dello Iulm – informazioni aggiornate a gennaio 2009 – “la scuola riesce a finanziare tutta la parte didattica con le rette versate dagli iscritti, mentre i costi di gestione… sono a carico dell’Università. Al resto delle spese pensa il Consorzio Campus Multimedia”.
La Statale di Milano si mantiene principalmente con le rette degli alunni e con stanziamenti dell’Università (relazione 2008).
In Campania, la Regione tra il 2007 e il 2008 ha speso 400 mila euro per le due scuole di giornalismo presenti sul territorio: 200 mila euro sono andate al Suor Orsola Benincasa per il biennio 2007/2009 e 200 mila a Fisciano. Per Salerno, stando alla relazione del 2010, il contributo regionale per l’anno 2009 è pari a 125mila euro. Anche la Luiss a Roma nel 2009 ha ottenuto finanziamenti dalla Regione in quanto “scuola di specializzazione”; il contributo ammonta all’equivalente delle rette per l’iscrizione di tre allievi.
La Regione Marche nel 2009 ha stanziato alla scuola di Urbino 130.465 euro. A Torino, invece, nel 2008, come spiega la relazione della Cts, “la quota di iscrizione per biennio di 15 mila euro è stata ridotta a 5mila per i contributi assicurati dagli enti pubblici”.
Continueranno le Regioni a erogare contributi alle scuole anche in tempo di crisi? O si dovrà ricorrere ad ulteriori fonti di finanziamento? Il problema oggi è quanto mai attuale.
Ma lo era anche nel 2004, quando Franco Abruzzo, vulcanico presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, proponeva l’istituzione di un Fondo nazionale paritetico interprofessionale per la formazione continua, come previsto dall’art. 118 L. n.388/2000.
“L’accesso alla professione giornalistica – scriveva profeticamente Abruzzo otto anni fa – non può essere affidata alle storture speculative del mercato”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *