L’inchiesta7 / Lavora ma non grazie alla scuola di giornalismo

Tra tutti coloro che aspirano a diventare giornalisti, c’è sempre un cospicuo numero di persone che decide di lasciare la terra natìa per inseguire il proprio sogno oltre i confini regionali, verso territori in cui il mercato editoriale appare meno compresso e in crisi rispetto a quello del Sud.
E’ questa la scelta di Sonia Arpaia (foto), originaria di Pompei, che, subito dopo aver conseguito la laurea in Scienze della comunicazione all’Università di Salerno, ha deciso di lasciare la sua regione per inseguire un sogno: diventare giornalista.
Sonia, tu sei un’ex allieva della scuola di Bologna. Perché hai deciso di lasciare la tua regione per iscriverti alla scuola di giornalismo?
Io avevo già deciso: mi sarei iscritta alla scuola di giornalismo a Bologna o a Roma, queste erano le mie due scelte. Sapevo che queste due erano tra le migliori e avevo già deciso a priori di lasciare la Campania: avevo già collaborato a diverse testate nella mia regione e mi stava parecchio stretta l’idea di fare giornalismo in Campania. Alla fine è stata Bologna a scegliere me visti i tempi del bando e dei test di ingresso.
Cosa ti ha indotto a scegliere la strada della scuola di giornalismo anziché il praticantato tradizionale?
All’epoca ero già pubblicista. Ma nelle redazioni era praticamente impossibile riuscire a ottenere il praticantato, ecco perché ho scelto la scuola.
Dove hai fatto gli stage? In base alla tua esperienza personale, quanto sono stati utili?
Il primo stage l’ho fatto al Corriere della Sera a Milano, alla redazione sport. Questo stage, a voler essere precisi, non me lo ha procurato la Scuola ma lo avevo “vinto” grazie al Premio Cutuli ricevuto per la mia tesi di laurea. L’ho potuto comunque coniugare con quelli della scuola e sono stata fortunata in questo senso perché proprio quell’anno (estate 2008) il Corriere aveva chiuso agli stagisti delle scuole. Successivamente sono stata alla redazione sportiva dell’Ansa dove sono tornata, sempre in stage e su loro richiesta, anche a Natale 2008 e per l’estate 2009. Nel 2009 sono stata al Resto del Carlino di Rimini. Sono state tutte esperienze indimenticabili e utilissime, visto che ho lavorato accanto a grandi professionisti. Mi sono servite a crearmi una fitta rete di contatti soprattutto tra Roma e Milano. Sono contatti che io ho considerato molto utili visto che il mio obiettivo era rimanere nel mondo del giornalismo sportivo. Nessuno di questi contatti si è trasformato in lavoro, ma sono stati essenziali per inserirmi nell’ambiente.
Proviamo a dare un giudizio complessivo della tua esperienza alla scuola di giornalismo a Bologna.
Nel bene e nel male è andata esattamente come mi aspettavo. Immaginavo che a livello teorico non avrei imparato molto più di quello che avevo studiato a Scienze della Comunicazione, senza grandi approfondimenti. A livello pratico ho lavorato su temi che non avevo mai trattato prima. Questa cosa mi è servita parecchio e ho acquisito una certa esperienza nell’ambito audiovisivo, nonostante i mezzi della scuola non fossero proprio all’avanguardia. Ho conosciuto colleghi, tra i tutor, che mi hanno davvero dato tanto sia dal punto di vista professionale che umano.
Adesso dove lavori?
Lavoro a Roma con l’agenzia di stampa Agipronews e da freelance mi occupo di sport per alcuni mensili e giornali online. Nessun tipo di contratto è a tempo indeterminato.
Si tratta di contatti che ti ha fornito la scuola?
No, ma a cominciare dagli stage sono riuscita a inserirmi piuttosto bene, soprattutto a Roma, dove abito adesso.
Quanto tempo hai impiegato a trovare lavoro dopo la scuola?
Avevo collaborazioni già prima e durante la scuola, anche se tutte non retribuite. Il primo vero contratto l’ho avuto esattamente un mese dopo aver fatto l’esame da professionista.
Consiglieresti a qualcuno di iscriversi alla scuola di giornalismo?
Al momento lo sconsiglierei a tutti. Io l’ho fatta perché volevo diventare professionista. Ma adesso non conviene perché è difficilissimo ottenere un contratto vero e proprio da giornalista professionista. E siccome la scuola comporta sacrifici notevoli, soprattutto dal punto di vista economico, al momento ci penserei davvero molto bene. Ho incontrato, anche alla scuola, tanti ragazzi che si sono iscritti per “provare”, come se fosse un qualsiasi master in comunicazione, e altri che, pur avendo voglia di fare questo mestiere, avevano delle grandissime lacune. Questa è una cosa che rimprovero alla scuola: di non aver saputo indirizzare meglio chi aveva queste difficoltà. Anche per gli stage, poi, già quando ho frequentato io, e parlo del biennio 2007-2009, parecchie testate avevano iniziato a chiudere le porte agli stagisti. Probabilmente adesso, visto anche lo “stato di crisi” che c’è in molte aziende, la situazione è anche peggiorata. Uno dei pregi delle scuole è di offrire stage che da solo non potresti procurarti; se questo non è più possibile non credo ne valga più la pena.

Barbara Ruggiero

Barruggi

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