Mer. Lug 17th, 2019

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L’inchiesta8 / Attenti alla scuola di giornalismo che si sceglie

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Da Benevento alla redazione romana del Corriere dello Sport. Un sogno che si è realizzato grazie alla tesi di laurea in Scienze della comunicazione presso l'Università di Salerno, passando, per ottenere il praticantato, per la scuola di giornalismo di Bologna targata 2005/2007.

Da Benevento alla redazione romana del Corriere dello Sport.
Un sogno che si è realizzato grazie alla tesi di laurea in Scienze della comunicazione presso l’Università di Salerno, passando, per ottenere il praticantato, per la scuola di giornalismo di Bologna targata 2005/2007.
E’ la storia di Ettore Intorcia (foto), da sempre appassionato di giornalismo, che dal 2007 è redattore del Corriere dello Sport-Stadio.
Ettore, perché hai scelto la scuola di giornalismo di Bologna?
Bologna, quando l’ho scelta, aveva tra i punti di forza la solida tradizione negli studi sulla comunicazione. E il vantaggio di far partire le selezioni con qualche mese di anticipo rispetto ad altre scuole: una volta entrato, ho preferito concentrarmi subito sui corsi e non aspettare le selezioni di altre università. La scelta di lasciare la mia regione è stata obbligata: ritengo che avrebbe avuto senso restare solo per proseguire i miei studi a Salerno dove, però, la scuola di giornalismo non aveva ancora preso il via. Dopo la laurea, avrei dovuto “saltare” un anno accademico: troppo.
Avevi fatto già esperienze giornalistiche prima di cominciare questa avventura?
Sì, esperienze iniziate già ai tempi del liceo e portate avanti, non senza sacrifici, durante gli anni dell’università. Lavoravo con un quotidiano della mia città, Benevento, in condizioni di assoluto precariato, pur svolgendo di fatto il lavoro di un redattore.
Senza possibilità di conquistare il praticantato sul campo?
Le prospettive di una regolarizzazione e di un contratto da praticante erano praticamente nulle; da qui la scelta, anzi l’obbligo, di passare per la scuola di giornalismo.
Due anni di stage nel periodo estivo; dove hai svolto la parte pratica della scuola?
Durante il primo anno ho sostenuto uno stage di oltre tre mesi al Corriere dello Sport-Stadio, nella redazione centrale di Roma, e uno di circa un mese e mezzo al QN – Resto del Carlino, a Bologna. Al secondo anno di scuola avrei dovuto trascorrere l’estate tra Radio 24 e alcune testate specialistiche del gruppo Il Sole 24 ore ma le cose, per fortuna, sono andate diversamente.
Cioè? Cosa è successo al secondo anno?
Ho seguito l’ultimo mese di lezioni a scuola avendo già firmato un contratto al Corriere dello Sport-Stadio.
Praticamente hai trovato lavoro prima di finire la scuola. Il Corriere dello Sport è un contatto che ti ha fornito la scuola?
No, il legame con il Corriere dello Sport nasce in realtà dall’università. A Salerno mi sono laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi in giornalismo, relatore Andrea Manzi, che prendeva spunto proprio dagli 80 anni del Corriere dello Sport per una riflessione sui rapporti fra quotidiano e pay tv. Dopo le ricerche per la tesi, sono tornato in redazione per il primo periodo di stage della scuola. E qualche mese dopo l’allora direttore Vocalelli ha deciso di assumermi a tempo indeterminato.
Proviamo a dare un giudizio complessivo della tua esperienza alla scuola di giornalismo a Bologna.
Mi rendo conto che il mio giudizio può essere influenzato molto, e in positivo, alla luce degli sviluppi della mia carriera professionale. Ad ogni modo la considero un’esperienza importantissima, sia sul piano accademico che su quello professionale, che mi ha permesso di confrontarmi con nuove realtà.
Consiglieresti a un aspirante giornalista di frequentare una scuola?
La realtà del mercato, soprattutto ad anni di distanza dalla mia personale esperienza, è purtroppo radicalmente diversa. Puntare sulla formazione è sempre la scelta giusta: chi già ha maturato esperienze sul campo potrà migliorarsi; chi è alle prime armi troverà nei tutor guide importanti, capaci di dedicare loro tempo e attenzione che in una redazione sono spesso un lusso. La scuola è realisticamente l’unica via, oggi, per accedere all’esame da professionista e per maturare esperienze importanti all’interno delle grandi redazioni. L’ultimo concorso della Rai, oltretutto, era riservato agli ex alunni delle scuole già diventati professionisti. La scuola, bisogna ricordarlo sempre, permette di accedere all’esame di Stato ma non garantisce uno sbocco professionale. Non tutti gli ex allievi delle scuole lavorano. Però è vero il contrario: chiacchierando con tanti colleghi della mia generazione viene fuori che quasi tutti siamo passati per una scuola di giornalismo.
Secondo te, una scuola vale l’altra? O bisogna scegliere con attenzione quale frequentare?
Per la scelta si deve tener conto di diversi fattori: prestigio dell’università, orientamento verso il giornalismo televisivo piuttosto che verso la stampa, logistica. La vera differenza, però, sta nel percorso degli stage: è lì che ci si gioca tutto.

Barbara Ruggiero 

1 thought on “L’inchiesta8 / Attenti alla scuola di giornalismo che si sceglie

  1. La cosa più strana in questa inchiesta che ci sta facendo toccare con mano tante contraddizioni è il silenzio della scuola di Salerno. Ormai emerge chiaramente che quella è una scuola che non ha avviato al lavoro nessuno degli allievi, si paga più che altrove, è l’unica scuola dove nonostante i contributi regionali non viene dato un euro in borse di studio e, dulcis in fundo, è una struttura dove il corpo docente è a dir poco scadente. Forse si spiega così il silenzio opposto a tante critiche: d’altra parte come si potrebbero contestare questi rilievi così obiettivi?

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