Mer. Lug 17th, 2019

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L’inchiesta9 / «Scuole di giornalismo? Al Nord si trova lavoro»

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«È fondamentale, a mio avviso, capire che la scuola non serve solo ad ottenere il praticantato. Cioè, non serve solo a questo». Carlo Gravina, 30 anni, salernitano di origini, fa parte della schiera di coloro che, chiuso il capitolo laurea, hanno deciso di trasferirsi al Nord per tentare la strada del giornalismo di professione. Nel 2006, prima ancora che l'Università Statale diventasse tutt’uno con l'Ifg, si è trasferito a Milano per frequentare la scuola di giornalismo.

«È fondamentale, a mio avviso, capire che la scuola non serve solo ad ottenere il praticantato. Cioè, non serve solo a questo».
Carlo Gravina (foto), 30 anni, salernitano di origini, fa parte della schiera di coloro che, chiuso il capitolo laurea, hanno deciso di trasferirsi al Nord per tentare la strada del giornalismo di professione. Nel 2006, prima ancora che l’Università Statale diventasse tutt’uno con l’Ifg, si è trasferito a Milano per frequentare la scuola di giornalismo.
Carlo, perché hai scelto l’Università Statale di Milano per frequentare la scuola di giornalismo?
Io ho frequentato la scuola nel biennio 2006/2008, era il primo biennio per la Statale. La scelsi per due motivi principalmente: quello fu il primo bando utile pubblicato dopo la laurea; e, comunque, sapevo che la scuola aveva ottimi contatti per gli stage previsti nel biennio.
Allora c’era ancora la Statale e l’Ifg non erano ancora unificate?
No, non ancora. Infatti, per un periodo, gli studenti dell’Ifg si appoggiavano già alla Statale, pur essendo di fatto una scuola a parte. L’unificazione è avvenuta quando io ho terminato il mio percorso di studio.
Come ti sei trovato a Milano? Proviamo a tracciare un bilancio dell’esperienza.
Io dico che la scuola è stata un’esperienza molto positiva. Poi io ho sempre voluto fare il giornalista e mi sono reso conto che l’unica possibilità era iscrivermi a una scuola. Altre opportunità, pur avendo per un periodo fatto il giornalista nella mia città, non ce n’erano.
Capitolo stage. Dove li hai fatti?
Tutti alla Gazzetta dello Sport, sia al primo che al secondo anno.
E gli sbocchi lavorativi?
Per un periodo ho fatto delle sostituzioni alla Gazzetta dello Sport. Poi al Secolo XIX a Genova, dove ora ho ottenuto un contratto per un anno. Al momento mi occupo di politica.
Il Secolo XIX è un contatto che ti ha fornito la scuola?
Indirettamente. Lì lavoravano già alcuni miei ex colleghi di scuola che, al momento giusto, mi hanno segnalato questa opportunità.
Quanti dei tuoi ex colleghi di scuola lavorano oggi nel campo giornalistico?
Siamo una bella realtà. Abbiamo una percentuale molto alta di occupazione. Io so che, dei miei 29 colleghi, 27 lavorano, e di questo qualcuno è stato proprio assunto a tempo indeterminato. Insomma, una buona media.
Consiglieresti a un aspirante giornalista di iscriversi a una scuola?
Sì. Però io sono convinto che sia fondamentale scegliere la scuola in base ai contatti che può darti per gli stage. E poi, noi, a Milano, durante il biennio di studi, eravamo operativi come una vera e propria redazione giornalistica, sul campo. La scuola non è fatta solo di lezioni frontali. Quello che io ho fatto a Milano dovrebbe essere ciò che si fa in ogni scuola. E invece so che tra scuole e scuole ci sono belle differenze. Se c’è qualcosa da migliorare, secondo me è proprio questo: occorre uniformare le scuole.

Barbara Ruggiero

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