L’incontro con Dio? Nella vita di ogni giorno

L’incontro con Dio? Nella vita di ogni giorno
di Luigi Rossi

lucaLa stupenda pagina del vangelo di Luca proposta alla nostra attenzione va letta, riletta e meditata, piccolo dramma in tre atti, che fa da sottofondo alla liturgia della XXIV domenica per annum. Prende le mosse dal contesto evidenziato dai verbi mormorare e cercare chi é perduto. Il primo si riferisce all’uomo, pronto a contestare Dio quando questi non si adatta alla sua volontà, non soddisfa desideri imperiosi e capricci infantili; allora per reazione plasma il vitello d’oro, simbolo di tutte le idolatrie. La protesta contro Dio è motivata dal suo impegno nel ricercare chi si è perduto ritenendo che non si debba andare incontro alla pecorella smarrita, non occorra darsi da fare per uno spicciolo senza valore.

Da questa premessa prende le mosse la parabola che considera l’esperienza che accomuna tutti noi, pronti a desiderare e pretendere non il bene, ma i beni del padre. Questi, invece, attende, pronto a cogliere nel figlio qualsiasi barlume di ravvedimento, predisposizione al perdono che scandalizza chi la ritiene una debolezza rispetto al comportamento di quanti pretendono di essere un esempio di correttezza. In realtà sono soltanto degli algidi osservanti della legge; dimentichi del fratello minore convertitosi perché “rientra in se stesso” e radicati in una falsa virtù, senza speranza.

Dio gradisce invece un comportamento sempre accogliente, gioioso, comprensivo perché paziente, confermando che i duri di cuore non sono uomini a Lui vicini, incapaci di gioire per il ritrovamento di chi si era smarrito, per il ritorno di chi precedentemente aveva sbattuto la porta protestando. Perciò – quando si dubita e con sospetto ci si pone il malevolo quesito: sarà poi vero? – non rimane che far riferimento al fatto storico riportato nella seconda lettura e tratto dalla prima lettera a Timoteo: é l’esperienza di Paolo, l’apostolo diventa un esempio di conversione frutto della grazia di Dio.

Le tre parabole della misericordia riportate dall’evangelista Luca costituiscono dunque il momento centrale dell’insegnamento di Gesù, pronto non solo ad accogliere i peccatori, ma perfino a sedere a tavola con loro, gesto di partecipe amicizia che scandalizza farisei, scribi e sacerdoti, i quali si ribellano perché vedono pericolosamente ridimensionata la portata del loro potere di controllo delle coscienze. A questo fine circoscrivono al tempio da loro presidiato il luogo dove poter incontrare Dio, restringono la possibilità di operare il bene alla legge da loro interpretata proscrivendo un’osservanza che rende schiavi della lettera e ai sacrifici che degenerano in una ritualità ossessiva, alla penitenza come gesto esteriore per nulla meritorio.

Gesù smantella questi sterili recinti ed insegna che Dio lo si incontra nella vita di ogni giorno, perciò assegna uno specifico significato salvifico ad ogni gesto, persino alla paura dell’anima smarrita, al senso di inutilità di chi si percepisce moneta senza valore, alla fame di cose del figlio prodigo nostalgico dell’amore sperimentato a casa ora che da lontano finalmente riesce a coglierne la portata. Tutto ciò non ha valore per i moralisti di ogni epoca, ma Gesù mostra senza esitazioni che Dio è l’amico sempre vicino agli smarriti perché è pronto ad abbracciarli e le tre parabole descrivono il suoi modo di procedere, la dinamica della perdita e del ritrovamento,  ricordano che Dio è sempre alla ricerca dell’uomo, ne ambisce la relazione positiva. Perciò prova una grande gioia quando lo trova, anche se l’anima smarrita non ha fatto ancora il passo definitivo verso di Lui. Egli è pronto a caricarsela sulle spalle perché è un Dio pastore, attento come la donna di casa alle sue esigenze, senza badare ai graffi lasciati dalle esperienze della vita su ciascuno di noi, pronto a condividere il crescendo di felicità che unisce cielo e terra e coinvolge amici e vicini.

Tre parabole dunque, tre piccoli monumenti della letteratura mondiale, tre soggetti da secoli ispiratori dell’arte, trama di racconti che sintetizzano le dinamiche espresse poeticamente dal Cantico dei cantici: l’io amato e perduto coinvolto di nuovo  nell’abbraccio vivificatore dell’amore di Dio.

 

 

redazioneIconfronti

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