Lun. Giu 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’infinita misericordia di Dio nella povertà di una grotta

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di Michele Santangelo
di Michele Santangelo

5-xcms_label_mediumAngeli con MariaQuesta IV domenica di Avvento segna l’ultima tappa del cammino proposto dalla chiesa ai cristiani attraverso la liturgia, per sensibilizzare il loro spirito e le loro intelligenze in vista della celebrazione del Natale, in modo che questa festività non si esaurisca in una serie di manifestazioni puramente esteriori destinate ad impressionare la fantasia, ad incentivare i consumi, a muovere, come si usa dire, il commercio, a promuovere allegria e spensieratezza e non la gioia, quella vera, che continua a vivificare l’anima, anche quando si spengono le luci, finiscono le danze, zittiscono i suoni, o i rumori, a seconda dei casi, e si ritorna al vissuto quotidiano che, senza la giusta carica interiore, può essere alienante e condurre, perché no, anche alla disperazione, come molte volte accade.
D’altra parte, quel tipo di allegria più che gioia, non può avere il carattere dell’universalità perché è ancorata all’effimero, al passeggero, a beni e realtà che sono appannaggio di pochi. La gioia, invece che ci propone il Natale è legata ad una Persona – e che Persona! – l’Emmanuele: «Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele: Dio-con-noi», dice il profeta Isaia ad Acaz.
È lo stesso evangelista Matteo che lega questa profezia, di circa otto secoli prima, al racconto del concepimento di Gesù da parte di Maria. In esso afferma: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta». Il nome storico che l’Emmanuele assumerà sarà Gesù: «Egli infatti salverà il popolo dai suoi peccati», motivazione insita nel nome stesso.
Anche sulla fibbia del cinturone dei soldati di Hitler, almeno fino all’inizio del secondo conflitto mondiale, venne conservato l’antico motto “Gott mit uns”, Dio è con noi. Che assurdità! L’Emmanuele è Dio con tutti gli uomini, non con alcuni perché questi, a loro volta, siano contro altri.
Ed è sempre il profeta Isaia, che nel giorno di Natale, proclama con forza ancora maggiore l’universalità della salvezza: «Il Signore ha snudato il braccio davanti a tutti i popoli, tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio», come dire che Dio si è rimboccato le maniche ed ha inviato a tutti gli uomini il suo Figlio a parlare nel suo nome e con la stessa sua autorevolezza, dato che per mezzo di lui che ha costituito erede di tutte le cose, ha fatto anche il mondo.
Trasalirono di gioia i pastori ai quali fu rivolto l’annuncio che non era solo per loro ma per tutto il popolo, «oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno; troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».
C’è un apparente contrasto tra la imponenza del titolo, salvatore e Cristo Signore, e il quadro di indigenza con cui Egli viene nel mondo. Isaia lo aveva annunciato come “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”.
Ma il suo arrivo sulla terra non è certamente proporzionato a titoli così solenni: Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo». E così, la luce che si accese nella grotta di Betlemme ha squarciato una volta per tutte le tenebre che opprimono la vita di ogni uomo e di ogni tempo, generando nel cuore di ciascuno sentimenti di tenerezza e speranza, come dice papa Francesco.
Nessuno può sentirsi escluso. S. Leone Magno rivolge all’uomo questo magnifico invito: «Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita».

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