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L’influenza: preveniamo così un’affezione da non sottovalutare

L’influenza: preveniamo così un’affezione da non sottovalutare
di Corrado Caso

Si dice che dalla Pina, la Pinta e la Santa Maria sbarcò un esercito di sanguinari Conquistadores guidati da Cristoforo Colombo, un Ammiraglio che si riprometteva di raggiungere le Indie ma, perduto l’orientamento e non avendo prudentemente acquistato un navigatore satellitare, si ritrovò in un continente sconosciuto: l’America. Per festeggiare l’avvenimento, i Conquistatori sterminarono le popolazioni dell’America del sud e, non contenti dei risultati conseguiti, completarono la mattanza impollinando l’apparato respiratorio degli Indios con i virus dell’influenza. Per completezza devo aggiungere che non soltanto l’influenza ma moltissime malattie infettive, sconosciute agli aborigeni di quel tempo, si diffusero come un dono di benvenuto portando lutto e distruzione nel nuovo mondo. Un esempio tra i tanti: la popolazione messicana passò da 30.000.000 a circa 1.500.000 sopravvissuti.
Vi chiederete, a questo punto se non ci sia in quanto detto un pizzico (e non poco) di esagerazione e come mai l’influenza possa aver determinato un lutto di così vaste proporzioni.
Noi conviviamo non proprio come buoni amici con influenza dalla notte dei tempi. Le sue radici affondano nel XVI secolo in Francia dove fu battezzata il “Mal del montone” e, successivamente, in Germania dove si trasformò nel “Mal di pollo”. È importante sottolineare che i virus influenzali sono dotati di un notevole trasformismo e di una particolare inclinazione verso la carne rossa o bianche secondo le annate e, favorita dalla globalizzazione, secondo la convenienza. Sarà “Australiana”, “Asiatica” o chissà. I più maturi tra noi ricordno le narrazioni delle grandi pande mie come la “Spagnola” che sterminò la popolazione europea. Ma nel caso di Colombo non si trattò di una pandemia ma con molta probabilità di una normale influenza simile a quelle che, ogni anno e da secoli, ospitiamo nelle nostre case, addirittura, nelle camere dell’intimità. I virus che la caratterizzano si modificano di volta in volta ma finiscono per rassomigliarsi. Diventano ospiti abituali del nostro vivere quotidiano, abilmente nascosti, nei mesi invernali, tra le pieghe calde delle mani che, spesso, non laviamo con assiduità e accuratezza o nelle prime vie respiratorie. Molta parte della sua diffusività dipende dalla mancata osservanza di semplici norme di convivenza civile e di igiene personale. Oggi riusciamo a prevenirla con l’uso dei vaccini e a contrastarne gli effetti con l’ausilio di un sistema immunitario allenato nei secoli dalla ripetitività del fenomeno.
Per dare un’immagine semplice e, spero, efficace sul ruolo del nostro sistema di difesa immunitario nei confronti dei virus influenzali farò una similitudine che ha il difetto della banalità e per palcoscenico un Ring. Il nostro paragonabile a un pugile palestrato che conosce il suo avversario (l’influenza) per averlo incontrato spesso sul Ring e averne saggiato caratteristiche e mosse segrete. Il pugile per similitudine è l’esercito mercenario di Cristoforo Colombo che traghettò senza gravi danni personali l’influenza nelle terre dove approdò.
Al contrario il sistema immunitario degli Indios era equiparabile a una diversa tipologia di pugile: non allenato, senza cintura di protezione e guantoni e con una foglia d’albero per calzoncini ma, soprattutto, ignaro della forza e delle caratteristiche tecniche di un avversario a lui del tutto sconosciuto (l’influenza). Era in poche parole un sistema labile, impreparato e facilmente aggredibile!
Per dovere di cronaca dovrei fare dei riferimenti a tante altre cose che accaddero intorno a quell’avvenimento del 1492. Per “par condicio” gli scambi commerciali, culturali e di malattie… non furono a senso unico perché gli indios tra tante zanzare, parassitosi e pestilentiae diedero il benservito a Colombo e ai suoi amici. Si dice, infatti, che qualche distratto per un momento di piacere non si accorse che nel barattare specchietti, ciondoli e cannonate in cambio di oro, argento e pietre preziose, incollò nelle parti nascoste (Res pudenda) la sifilide che viaggiando da clandestina giunse in Europa.
La Sifilide è malattia di rispetto, di quelle che fanno opinione su chi la contrae e che sarebbe diventata, nel tempo, la carta d’identità di donne dai facili costumi e maschi traditori e “arrapati”. Quando accadono certi fatti, tutti danno la responsabilità dell’ accaduto a un castigo di Dio. Altri, dichiarando la propria innocenza, guardano la terra del vicino: i romani, infatti, perseguitarono i cristiani colpevoli, a loro dire, dell’incendio di Roma, gli ariani gli ebrei, il nord del mondo con il sud dopo averlo letteralmente spolpato facendolo “nero”. Anche in quell’occasione, i francesi si affrettarono a dare la paternità della malattia ai Napoletani definendola “Mal di Naple”. Questi ultimi, a loro volta, ricordandosi che i francesi erano passati in Italia con Carlo VIII, non per una curiosità turistica o in forma indolore ma tra violenze e stupri, restituirono la pariglia assolvendo definendolo il “Mal Francioso”.

Ho voluto fare questa premessa per dire che, ieri, le malattie infettive come l’influenza viaggiava su tre navi o a dorso di mulo per chi se lo poteva permettere, oggi, il processo della globalizzazione se da un lato ha pianificato i confini e, attraverso sistemi di comunicazione ultraveloci, le distanze, gli spostamenti di merci, animali e uomini, ha anche, purtroppo, amplificato il rischio di epidemie e pandemie.

L’influenza 2012-2013

Molti ricorderanno che qualche anno fa era di scena “l’Influenza suina”, protagonisti i maiali che con i loro umori terrorizzarono gli italiani, a loro volta, consapevoli che di “porcellum…” si può, anche, morire.
Sui mezzi d’informazione e, più semplicemente, sui marciapiedi della mia cittadina, si recitò, in quel periodo, uno psicodramma in uno scenario apocalittico. L’H1N1 con la sua falce di morte era sull’uscio delle nostre case. Fortunatamente, nel suo percorso, si era ibridato con un pizzico di buon senso transalpino che ne ridimensionò la portata, gli sgonfiò i muscoli, gli sfilò la falce e lo ridusse a una vera e propria “bufala” (per restare in tema di animali…) che, purtroppo, costò milioni in vaccini inutili e qualche nevro- si mentale di trop po. Se la storia è maes tra di vita, cercherò di trarre un insegna mento da quanto accadde allora tracciando con voi un iti- nerario semplice, possibilmente, reali stico e non drogato sui virus dell’influenza 2012-13.
In ordine di tempo con i primi sbalzi di temperatura e umidità prenderanno forza, anche quest’anno, una miriade di virus para-influenzali, una speciale avanguardia che impegnerà le nostre difese immunitarie pianificando e favorendo l’arrivo e la diffusione dell’influenza della quale è av vezza a copiare i sintomi.
Tra baci e abbracci, nelle case surriscaldate e intorno al le tavole imbandite (crisi permettendo) e nelle Chiese stracolme e festose giungeranno i regali di babbo Natale . E tra luci psichedeliche e presepi, multe e tasse troveremo l’H1N1 (virus A il B (Wisconsin) e l’H3N2 (Victoria): tre virus che come un lampo di fuoco incendieranno d’influenza mezza Italia.
Sarà un fiume straripante di muchi, starnuti, tosse stizzosa e irrefrenabile.

E… tra un feroce mal di testa e un bruciore di gola, dolori muscolari e una grande spossatezza apparirà la febbre che raggiungerà temperature da ebollizioni (oltre 38 °C). Le nostre case avranno il calore della malattia e un andirivieni di tisane, cataplasmi, brodini caldi, miele, vino cotto e spremute.
A rasserenare i più pessimisti, interviene la saggezza popolare che dice “l’influenza se curata dura 7 giorni ma, allo stesso modo, se non viene curata dura una settimana”: in poche parole e in barba a iniziative, premiti e scongiuri molti di noi si confronteranno con una malattia che farà, comunque, un suo percorso. Percorso che, per convenienza di esposizione, potremmo dividere in tre momenti, tempo- ralmente, in rapida successione.
In principio fu il contagio che vedrà i bambini, soprattutto se scolarizzati, forti induttori d’infezione. Seguirà la fase acuta con sintomi debilitanti e intensi ma, fortunatamente, di breve durata (3-4 giorni). Resta da smaltire un periodo delicato che si chiamerà convalescenza caratterizzato da spossatezza, mal di testa e costipazione delle prime vie respiratorie.

L’influenza è una malattia a decorso benigno ma con un suo temperamento perciò “occhio alle complicanze” soprattutto frequenti negli over65 o in soggetti affetti da diabete, malattie immunitarie, cardiovascolari e respiratorie.
“Non fate gli eroi e non siate superficiali!!!”
È importante il riposo e la prudenza evitando sbalzi di temperatura ambientale e stress psico-fisici e rinforzando il sistema immunitario con una sana e corretta alimentazione.
Un argomento al centro di continue polemiche e interrogativi è sull’utilità d’uso degli antibiotici. I virus non risentono dell’azione degli antibiotici. Il loro utilizzo deve essere lasciato al giudizio del medico e in casi di complicazioni batteriche.
“Prevenire è meglio che curare”. Il presidio più efficace per prevenire l’influenza è il vaccino che, per le caratteristiche di efficacia e tollerabilità, può essere praticato da tutte le persone che non abbiano controindicazioni legate a una eventuale compromissione del sistema immunitario o reazioni avverse ai suoi eccipienti. L’obiettivo che ci si prefigge con la vaccinazione è di contenere i rischi e la diffusione dell’ influenza e di evitare il precipitare di una condizione patologica preesistente in soggetti a rischio. Una efficace prevenzione che riesca a impegnare le diverse agenzie sanitarie e a coinvolgere una buona percentuale di individui comporterà, anche, una riduzione dei costi sociali connessi alla morbosità, alla ospedalizzazione e alla mortalità.

Con l’influenza non si deve avere un atteggiamento remissivo perché ne approfitterebbe… E, allora, cercherò di condividere con voi una serie di misure igienico-sanitarie per contenere la diffusione del contagio e della malattia:

  1. È prudente evitare i luoghi affollati e perché non usare la mascherina se necessario?
  2. Mantenere una adeguata distanza dalle persone con le quali si parla (almeno 1 metro) per evitare il contagio attraverso le goccio- line di saliva che emettiamo dalla bocca
  3. Starnutire e tossire nei fazzoletti di carta da eliminare immediatamente in buste dell’immondizia lavandosi subito dopo le mani
  4. Evitare strette di mano, toccarsi occhi, naso e bocca per non contagiarsi e diffondere il germe
  5. Lavarsi spesso le mani con acqua tiepido-calda usando, possibilmen te, sapone liquido. In mancanza d’acqua usare gel alcolici e disinfettanti
  6. Arieggiare la casa e i locali chiusi per evitare che la mancata circolazione d’aria aumenti la concentrazione di germi

In caso di contagio

  1. Mettersi in contatto telefonicamente con il proprio medico
  2. Un solo familiare, preferibilmente, deve avere contatto con l’ammalato
  3. Trattare asciugamani, posateria, bicchieri, indumenti, lenzuola, federe adoperate dal malato e lavarle a caldo
  4. Avere particolare attenzione verso le secrezioni che possono rappresentare una fonte di contagio
  5. Avere in casa il “Paracetamolo” per contenere febbre e altri sintomi. Se la febbre persiste per più di 72 ore e prudente mettersi in con tatto con il proprio medico di famiglia con la speranza di non trovarlo a letto con l’influenza.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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