L’insostenibile leggerezza delle aurore salernitane

L’insostenibile leggerezza delle aurore salernitane
di Luigi Zampoli

luci_artista_salernoCapita in questi giorni che, volgendo lo sguardo all’insù verso le luminarie del corso di Salerno che dovrebbero riprodurre il fenomeno dell’aurora boreale, ci si lasci andare a suggestioni, ipotesi di vaticini, possibili profili ermeneutici di queste installazioni luminose. Sarà anche vano tentare di dare sempre e comunque un’interpretazione a cose che si riassumono interamente nella loro evidenza, cercando di appagare le percezioni sensoriali di ciascuno di noi. Eppure l’uomo non sarebbe uomo se non provasse a elucubrare, ad andare oltre la superficie spesso sfavillante di spettacoli artificiali, cercandone il senso recondito. E tra le diverse leggende nordiche che alimentano il fenomeno dell’aurora boreale, quasi tutte contengono riferimenti a timori ancestrali e significati atavici ovviamente privi di qualsiasi fondamento logico ed empirico. Non è questo lo stimolo che giunge all’attento e fantasioso osservatore che cerca ostinatamente di ricavare un qualche senso profondo dalle luci boreali nel bel mezzo di una città media dell’Italia meridionale.
C’è dunque qualcosa di vagamente situazionista nell’”aurora boreale” di corso Vittorio Emanuele, un po’ come i controversi pinguini sui frangiflutti antistanti il lungomare, che sono il segno di una frattura voluta nel contesto urbano e paesaggistico e in qualche modo costringono, almeno i più pensosi, a cervellotiche ipotesi sul possibile messaggio che intendono veicolare.
Un’aurora boreale è una delle più potenti visioni che la natura ci può offrire, mentre nella sua versione artificiale rimanda a un’idea di entità cangianti e indistinte, “paillettes” illuminate da led colorati che celano grigie e difficili realtà, e allo stesso tempo inducono a un incoraggiamento per superare ciò che ora sembra una nebulosa che irretisce la nostra vista.
I colori possono essere la patina attraente di un substrato arido, il tappeto sgargiante che copre la polvere in cui tutti noi, in questi tempi, sembriamo immersi, ma il loro rapido avvicendarsi ci fa riflettere su come nella vita le cose possano cambiare anche rapidamente. E il cambiamento, ora, non può che significare miglioramento.
Personalmente, consiglio di andare un po’ più avanti, seguendo i sentieri delle luminarie, fino al giardino incantato popolato da forme e simboli fiabeschi, dove le luci della fantasia brillano senza incertezze e dove i nostri migliori auspici possono trovare la loro degna cornice.

redazioneIconfronti

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